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Haroldiana 04. Scacchi e galassie.

Haroldiana
Puntate: 00 / 01 / 02


di Lello Voce
da L’educazione dei cinque sensi
Metauro Edizioni, 2005

prosegue da qui


Avvicinarsi alla poesia di Haroldo de Campos significa accettare di fare i conti con un paradosso, tentare di risolvere l’enigma di un apparente Giano bifronte. Haroldo de Campos è tanto il poeta dell’essenzialità concreta, l’autore di testi di assoluta, bruciante “povertà”, come cristal, o nascemorre, quanto l’acrobata ardito e barocco delle Galáxias, il trapezista che lancia se stesso e la sua lingua oltre il baratro dell’invenzione, con ineguagliabile agudeza, a cavallo di mot-valise e paronomasie, di invenzioni linguistiche stupefacenti e di tessuti sintattici stringenti sino all’inestricabile. Haroldo “ascetico ed epicureo del discorso”, così lo ha felicemente definito Walter Moser [MOSER, 1996, p. 141].

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Haroldiana 00. Breve intro.

Haroldiana
Puntate: 00 / 01 / 02 / 03


L’educazione dei cinque sensi
Metauro Edizioni, 2005


Era da molto tempo che volevo tradurre alcune poesie di Haroldo de Campos (San Paolo 1929-2003). E così, per curiosità, sono andato a sbirciare nel web italiano per vedere se qualcuno se ne fosse occupato. Ho trovato qualcosa nell’archivio di Maurizio Spatola, il fratello di Adriano. Nessuna sorpresa che gli Spatola si siano occupati dei Campos, visto che sono stati fra gli “importatori” della poesia concreta in Italia e, soprattutto, fra i loro migliori “facitori”.

Grande sorpresa invece scoprire che nel 2005, a due anni dalla morte di Haroldo, uscì per la Metauro Edizioni di Pesaro un’antologia delle poesie del brasiliano: L’educazione dei cinque sensi, curata e fortemente voluta da Lello Voce, con le traduzioni di Daniela Ferioli, nome che, per chi si occupa di Brasile, è di riferimento. E infine, libro voluto da Massimo Rizzante, che dirige la biblioteca di poesia della Metauro, e il cui proponimento (leggo dal sito) è presentare “al lettore importanti poeti del XX secolo di cui non esiste ancora, nel mercato editoriale italiano, una raccolta significativa e tende a scoprire opere e valori estetici del XX secolo in grado di mettere in discussione le prospettive poetiche italiane in materia di creazione e interpretazione”. Buon lavoro. In Italia ne mancano moltissimi all’appello.

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Ingens Sylva (il libro)

Ingens Sylva

Pier Franco Uliana

“Gli occhi, abbandonali all’ombra, socchiusi fino alla linea dell’orizzonte interiore. Un limitare, tra ciglia e foglie. Da’ senso ai sensi. Fatti placenta di muschio, feto sotto lingua.”

“Il potere pretende la radura. Senza limite. Una luce trasparente, cartesiana, empirea, a perpendicolo. Onnipotente. Datti alla macchia. A tasche ricolme di sementi, fa’ incursioni notturne. Semina e fuggi. Renditi opaco allo specchio ustore.”

Se il bosco, nell’immaginario collettivo dell’occidente, ha occupato uno spazio estremamente significativo (dalla tragedia e dai miti greci alle leggende nordiche, dall’allegoria medievale alla deforestazione della modernità), allora il Cansiglio risalterà non solo come residuo e relitto di un’epoca silvana che fu, ma anche e soprattutto come reliquia, a ricordarci «che in principio erano le selve». In questi fogli di macchia se ne propone l’attraversata simbolica per un sentiero di lettura che, per quanto tortuoso e oscuro, scende alla radice della nostra psiche per salire alle fragili cime di una certa razionalità contemporanea.

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L’esercizio della lingua – Lello VOCE

lelloÈ bello vederti morire sentire che tremi Prometeo / È bello sapere che hai paura della nostra stessa paura / È bello il tuo corpo Prometeo scolpito sulla pietra / Giocheremo con le tue grida ci baloccheremo di sangue / Ne berremo a fiotti e poi ci ciberemo delle tue membra vive / E dopo la tua morte Prometeo ci ribelleremo. In nome tuo. (*)

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Oralità Poesia Scrittura (II) – Lello VOCE

Io sono soprattutto un poeta. Tale mi considero, anche se mi è capitato e mi capita di scrivere romanzi, o di collaborare a quotidiani. Questo probabilmente deriva dalla ’fisicità’ della poesia, dal fatto che metto in gioco il mio corpo e la mia voce. Da anni ormai pratico uno strano tipo di poesia ad alta voce che forse si potrebbe definire Spoken Words, o Hip Hop Poetry, o Performance Poetry. Quello che è certo è che non si tratta di ’poesia lineare’, scritta, nè di ’poesia sonora’, almeno non nell’accezione che si dà a questa definizione quando si pensa ai prodotti delle Avanguardie e delle Neo-Avanguardie. E’ un ibrido strano, che si fa sul palco, davanti alla gente, per la comunità. E’ fatta di respiri e sudore, di fiato e di quei pochi pensieri che riesco a mettere insieme, mentre vengo, come voi, centrifugato in quest’enorme frullatore che chiamiamo società postmoderna globalizzata.
Lello Voce
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Oralità Poesia Scrittura (I) – Lello VOCE

Romance: i due passanti

(Da Lello Voce, I segni i suoni le cose, Manni editore, 1995)

[Ascolta il file .mp3 della regsitrazione del vivo della performance tenuta a Ginevra, nel 1994, nel corso di una serata per celebrare William Burroughs, nell’ambito del Festival de la Batie, diretto da Vincent Barras.]

*

sull’epa sull’epa dove posa il kore sulla sventraglia la parpaglia hic
i due passanti:quello distinto con il vestito grigio e quello distinto
con il vestito grigio
abbandonati a questa sterpaglia di sensazioni
alla mitraglia che raglia l’impiglia senz’alma né epa senz’occhi più
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Rap di fine secolo (e millennio) – di Lello VOCE

Rap di fine secolo [e millennio]
(o di G. M. Hopkins)

è meglio morire che perdere la vita
Frei Tito de Alencar Lima

Da: Farfalle da combattimento

fine finalmente finita fine fissato flusso di flutti feroci a finis-mondo a]
finis-terra a finis-tempo fibula finta e fine fetta-fibroma frutta friabile e]
frugale filo e fiore fretta fugace fine fra fini fine fra feste fine fra folti]
boschi d’inganni e utopie e terrori che vagano tra il ponte e il fondo della]
stiva del mondo col fumaiolo in stelle e feste e fuochi e fumi verso il cielo] Continua a leggere Rap di fine secolo (e millennio) – di Lello VOCE