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La Biblioteca di RebStein (LXVII)

La Biblioteca di RebStein
LXVII. Marzo 2017

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Marco Ercolani

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Galassie parallele. Libri II-III (2017)
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Sono la foce e la sorgente

Lorenzo Pittaluga

Lorenzo Pittaluga

Pensare l’oltre

     Se è vero che la malattia psichica determina spesso una sensibilità particolare, come se non ci fosse più lo schermo della pelle a riparare dalla percezione esterna del mondo i confini dell’anima e a proteggerla dall’invasione interna dei fantasmi, di questa sensibilità Lorenzo si fa testimone. Volendo fuggire dall’inevitabile cronicità della sua sofferenza psichica – ricoveri protratti, abusi farmacologici, episodi confusionali -, Pittaluga non agisce in modo sommesso ma con un tuffo euforico nell’estasi della poesia e nell’ignoto della morte, pervaso dalla stessa esaltazione con cui raccontava a me, ancora diciassettenne, il delirio di essere santo. «Mai stato un giorno senza paura, / senza la luminosa paura / di essere dimenticati» (Remo Pagnanelli). Continua a leggere Sono la foce e la sorgente

prima del diluvio, 8

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Lorenzo Pittaluga

Debito

Cerca l’esca propria, il cappio
benefico, il duri anche poco
di una stagione che sfugge,
cercami un approdo, un pane

e una fiamma: io ci sarò.
Succhiami tutti i miei
nascosti, afferra il putto
senza vergogna e versane

il seme in abbondanza, afferrami,
sì, trattienimi dentro, dimmi
che la stella ruota nella concentrica
memoria

di me che chiedo la tua fessura
come segno, come avvertimento.
Inaugureremo le gioie e l’immagine
allo specchio come.

Il resto? Il resto solo enigma della voce.

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La lira creativa radioattiva

Lorenzo Pittaluga

Lascio.
Lascio a te la lira
creativa
radioattiva
quel che mi rimane.
Risieda
tra le tue membra
fresche.
Perdona il fardello di un presunto
perdente e d’un certo e sicuro
perduto.
Fuggo da un mondo distante
dal pubblico pagante,
dal mio corpo volante.
Fiaccola nella tenebra
celebra l’inchiostro.

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La Musa che resta (II)

Lorenzo Pittaluga

Faccia a faccia sul come
dell’asceta che piglia
la sua ombra e la contrae
ridiventando cenere.

 

Subito in bella
Quartine 1993-1994
(Cura e trascrizione di Marco Ercolani)

A Francesca L.

Neanche sollevando la catena
il mare mi avrà se non sono
vicino alle tue assonanze
col verbo comune e la sua città.

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La musa che resta

Lorenzo Pittaluga

Arsura delle mani
piombando sul mentre
dell’ascolto e mura
la musa che resta.

 

La musa che resta
Quartine 1992-1993
(Cura e trascrizione di Marco Ercolani)

Io

A pezzi, muoversi in ricerca
dell’increato: visione attorta
al riccio dell’insaputo: quale
profezia oltre il trucco?

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L’enigma della voce (I)

Lorenzo Pittaluga

Raggiunto dalla / ruota non ne sarà schiacciato / perché la vettura dell’eterno / non si placa ma si rima su / questo foglio che concede un / punto al giocatore che non dispera.

 

Lorenzo Pittaluga, L’enigma della voce (I)

(Inediti 1992-1994, a cura di Marco Ercolani)

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Fulgido, mirabilmente assente

Lorenzo Pittaluga

L’orizzonte, le sue tenie – vaste
cicatrici a disporre l’occhio
alla rete – rive, ancora specchi.

[…]

L’alba mi redime. Il Dio
iroso erompe sul mio volto:
è fulgido, mirabilmente assente.

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Al termine di noi – Lorenzo Pittaluga

Lorenzo Pittaluga
Al termine di noi

Queste poesie sono tratte dalle ultime due raccolte postume di Lorenzo Pittaluga. Ricordo che la vita poetica di Lorenzo si è consumata tra il 1984 e il 1995, data della sua morte. Altre poesie seguiranno a queste, edite e inedite. Lorenzo usava sempre modi e metri diversi: non era naif, in poesia, né selvaggio né istintivo, ma, al contrario, meticoloso e ossessivo. Certo, non poteva tacere. Doveva esprimersi. Ma non è vissuto abbastanza per mettere in rapporto le sue parole con la sua vita: ha vissuto quelle e questa come due universi non comunicanti. Oggi, però, a chi resta, non importa più sapere nessuna “verità” sulla sua avventura terrena. Del suo sforzo di rendere le parole vere e vive Lorenzo ci lascia una scia definita. Continua a leggere Al termine di noi – Lorenzo Pittaluga