Archivi tag: lucetta frisa

L’età della vita

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Per il decennale di RebStein, 6

Lucetta Frisa

Ballata degli annegati

Le nostre armi spezzate sul fondo marino
insieme al nome, alle navi e le mercanzie
qualcuno è venuto a prenderle per il museo.
Noi no, noi siamo solo mare ormai, acqua
azzurra, tranquilla, dopo i naufragi, traversata
dai branchi dei pesci che non guardano…
Qui nessuno ha occhi se non quelli senz’orbite
che più non sanno distinguere perdite e conquiste
ora che si è spenta per sempre
quella stranissima sete.
Il porto franco sotto l’orizzonte non è l’aldilà.
Un alto velo ondoso su di noi ci separa
da chi va eretto sulla riva e in questo letto
liquido solo alla notte entra
per lacerare al mattino i sogni e indossare
la solida maschera dei vivi.

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Quaderni delle Officine (XLIX)

Quaderni delle Officine
XLIX. Luglio 2014

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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Linea “italiana” e linea “internazionale”
in due libri di Lucetta Frisa (2014)

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Il corpo emotivo della bellezza

Lucetta Frisa

Antonio Devicienti

Il corpo emotivo della bellezza
(Sonetti dolenti e balordi
di Lucetta Frisa)

Italiana è l’invenzione del sonetto, dantesco/petrarchesca la fondazione del suo prestigio europeo, ininterrotta la sua fascinazione. Il numero conchiuso dei 14 versi sembra esercitare ancora oggi quella suggestione derivante dal dover dire entro spazi rigorosi, cercando l’arduo equilibrio tra tradizione e rottura di quella stessa tradizione, dal momento che nessun poeta consapevole può ignorare la tradizione né, al contempo, trascurarne la messa in crisi. Lucetta Frisa (che, ad esempio, aveva affrontato in La follia dei morti, Campanotto Editore, Pasian di Prato, 1993 la forma-sonetto in una dedica-colloquio a e con Gaspara Stampa) sembra allora ricuperare l’uso già due-trecentesco della “corona di sonetti”, ma, come una musicista, applicando innumerevoli variazioni negli schemi, nelle rime, nelle assonanze e nella scansione sillabica del verso, sviluppa una sorta di “studio” delle possibilità apparentemente inesauribili del sonetto, legando indissolubilmente la sperimentazione metrico-prosodica alle necessità espressive che affrontano senza reticenze i temi del dolore e della morte, dell’allontanamento e dell’assenza. La lingua italiana ne è, ovviamente, strumento formidabilmente espressivo, duttile, aperto alle necessità del dire. Continua a leggere Il corpo emotivo della bellezza

Il respiro dell’indicibile

George Braque, Les Oiseaux

Marco Furia
Lucetta Frisa
Marco Ercolani

Il respiro dell’indicibile

“Il muro dove volano gli uccelli”, di Marco Ercolani e Lucetta Frisa, è un libro dedicato all’eresia e all’enigma dell’arte.
Un intero capitolo riguarda il “volto come enigma” e, a pagina 69, si legge:

“Il concetto di eresia (airesis, scelta) è strettamente legato a quello di “scelta” (dùnaton, possibilità). Solo dove c’è l’una può crescere anche l’altra. La “scelta-possibilità” è fondamentale per definire il concetto di libertà e di libero arbitrio”.

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Due commenti ai “Sonetti dolenti e balordi”

Kitez

Lucetta Frisa
Alessandra Paganardi
Giuseppe Panella

Lucetta Frisa Sonetti dolenti e balordi, prefazione di Francesco Marotta, Piateda (SO),CFR Edizioni, 2013.

Lucetta Frisa fa parte della non affollata schiera di poeti per i quali la forma chiusa non è un espediente dotto, ma un luogo naturale d’ispirazione: hortus conclusus, ma anche binario entro cui incanalare una cultura vasta e profonda. Perché la Frisa, coerentemente con il fatto di essere una scrittrice dinamica e vitale, non è soltanto poeta: è storica, studiosa di misticismo, attenta ai meccanismi sottili della mente e alle frontiere sempre impalpabili fra arte e follia. Continua a leggere Due commenti ai “Sonetti dolenti e balordi”

Il muro dove volano gli uccelli (il libro)

Il muro dove volano gli uccelli

Marco Ercolani
Lucetta Frisa

[…] Si tratta di un’indagine, o meglio: di un vero e proprio viaggio nel paesaggio materiale, organico, della creazione, in quel territorio dove i gesti, gli impulsi, i respiri, l’eccitazione dei nervi e il dolore, le pieghe della carne e le sue contrazioni si traducono in atto creativo, al di qua del senso, dell’ordine che esso sempre comunque impone: necessario, utile, plurivoco, ma sempre secondo, ulteriore, anche quando si volge indietro e rimonta a prima, cercando di attingere il prima del prima. Un itinerario che va indietro nel tempo, alle grotte con i primi graffiti, ai primi segni – le impronte delle mani e figure di animali – e a prima dei segni, quando un segno è solo traccia, graffio animale, scarabocchio, pura grafia, gesto che traccia e ancora non è finito, segmento di nessun insieme: non ancora nel gioco delle differenze che lo spossessano di se stesso fissandolo in un’identità ripetibile e differenziata, ma appunto per questo, infine, visibile, riconoscibile, con il capo fuori dall’informe. Ma un’indagine che risale anche al momento prima che il gesto cominci: all’agitazione, al brulicare delle viscere, allo sguardo che fibrilla e alle sensazioni in eruzione prima del pensiero, dove ancora nessuno può dire io. Continua a leggere Il muro dove volano gli uccelli (il libro)

Il muro dove volano gli uccelli

N. De Staël, Noon Landscape

Marco Ercolani
Lucetta Frisa

Il muro dove volano gli uccelli

Gli uccelli di Braque sono molto più pesanti dell’aria, come sono realmente gli uccelli, ma volano meglio di tutti gli altri, perché, come i veri uccelli, partono dal suolo, ridiscendono a nutrirsene e ripartono in volo.
Francis Ponge

Oltrepassare me stesso, non so come accadrà né quando.
Nicolas de Staël

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L’emozione dell’aria

Lucetta Frisa

La nuova silloge di Lucetta Frisa è, evidentemente, un omaggio alla musica della modernità, dal Rinascimento, con Tomàs Luis De Victoria e Frescobaldi, fino alla musica contemporanea, col grande svizzero Olivier Messiaën e il fenomeno culturale che Strawinskij considerava la vera novità nel campo della musica contemporanea, ossia la musica afro-americana. “L’emozione dell’aria”, chiama l’autrice la musica, o, nella poesia Basso ostinato, “desiderio senza parole”, sottolineando così la parentela spirituale della sua poesia (che sarebbe, pertanto, il “desiderio con le parole”) con la vocazione innata all’universalità e alla totalità (di adesione ad essa) e pertanto si deve intendere, per “desiderio”, quel sentimento di espansione capace di sopperire ai limiti e alla pesantezza della materia, del corpo, per realizzare in sé una pienezza già oltre-esistenziale. Continua a leggere L’emozione dell’aria

Tempesta

Lucetta Frisa
Luigi Grazioli

Luigi Grazioli, Tempesta
Milano, Edizioni Effigie, 2011

Nota di lettura di Lucetta Frisa

Lo spirito, ma anche sottofondo, basso continuo e ostinato che in questa Tempesta reale e metaforica imperversa come un cupo vento da apocalissi, è lo spirito dello scetticismo. Lo scetticismo mette in forse tutto quanto appare come realtà evidente e non crede negli assoluti. Un altro spirito che, al tempo stesso, sottende la scrittura, anzi ne è lo scopo principale, è quello della ricerca. Il filosofo Giuseppe Rensi ci informa che il senso di skeptikòs coincide con ricerca. Ci si mette alla ricerca di qualcosa quando le nostre convinzioni sono azzerate e ci occorre qualcos’altro per darci senso, sopravvivere. Questo tipo di ricercatore che insegue incessantemente l’ombra di un fantasma, se non il suo frustrato desiderio, e che nulla può soddisfare, e non ha nessuna fede, certezza o etica, molto assomiglia all’immagine nostra di uomo moderno. Continua a leggere Tempesta