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Nota di lettura ai “Sonetti dolenti e balordi”

Francesco Scaramozzino
Lucetta Frisa

Sono tutt’altro che “balordi”, questi sonetti di Lucetta Frisa, sia nella forma che nel contenuto, sia, soprattutto, nella lucida consequenzialità che li collega in un percorso “alchemico”, logico e consapevole, capace di essere rielaborazione, trasformazione e, insieme, definizione di un programma di vita, di una modalità nuova e salvifica di approccio ai grandi temi dell’esistenza.

La raccolta origina dal dolore, un dolore profondo e radicato, archetipico e personale, così che tutta la prima, eponima sequenza è pervasa da termini, concetti, verbi, aggettivi (quali “sprofondata, entrare, sottoterra, dentro, entrata, ficcata, interrati, involucro, corpo nella fossa, murate, maschere, clessidra”) che definiscono una visceralità centripeta, espressa in un volgere quasi ossessivo a un’interiorità sentita non più come ripiegamento protettivo, ma colta nel suo inevitabile confrontarsi con un “fuori” lontano ed estraneo (“Grigio cielo di nuvole in estate”, “La via lattea lassù e qui la strada grigia”), in una dialettica vissuta per sua natura come rifiuto ed espulsione.

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Sequenza del dolore

Lucetta Frisa

Qui sottoterra c’è chi è stata morta / da viva come i vivi senza forza / d’essere vivi sfidando la paura / di vivere e morire e camminando / tristi sui marciapiedi vanno a casa / a spiare gelosi dalle imposte. / La vita è nel respiro che resiste / o rischio e affronto contro questo affronto / o dono non richiesto quando il sogno / e il sonno ti strappano il vestito? / Ed è nonsenso il suono del vagito / già subito rantolo e la carezza, squarcio. / Dio è il silenzio dell’universo e l’uomo / il grido inascoltato che gli dà senso.

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Il giardino dell’Eden

Pierre Jean Jouve

À l’orient
On voit le réservoir du jour et de la nuit tandis qu’au nord réside la fraîcheur désirée. Les vents insoumis viendraient plutôt de l’ouest mais qui le sait jamais? Dans le sud les étoiles tracent le signe appelé Croix, et les montagnes sont chargées de fermer le monde et les parties intérieures du monde ou jardins, car au-delà commence la grande quantité de liquide laquelle n’a point de fin, ni vie ni habitants.

 

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Una lettura di Ritorno alla spiaggia

Ivano Mugnaini
Lucetta Frisa

Nota di lettura

La letteratura e la vita, la malattia e la cura. Essere sospesi tra queste due entità, senza sapere mai, per fortuna, quale sia l’una e quale l’altra: se sia più folle scrivere o vivere, sognare o dare fiato al respiro dirigendo il passo verso qualche luogo. La poesia di Ritorno alla spiaggia di Lucetta Frisa è tutto questo: un caleidoscopio di rimandi, intrecciati e avviluppati, tra citazioni, osservazioni del mondo e dell’animo umano, escursioni nei meandri bui e nei sentieri assolati della mente. Le pagine di questo libro sono solcate da un verso magmatico, eppure nitido, un’esondazione di sensazioni racchiuse con metodo, con la pazienza e l’energia della passione, in torrenti paralleli di fuoco, acqua e terra. Continua a leggere Una lettura di Ritorno alla spiaggia

Un giorno le parole non ci saranno più

James Sacré

Mais s’ils se montrent nus, les corps,
Autant que la pierre ou des pentes cultivées,
Sont un secret continué.

 

Ma se nudi si mostrano, i corpi,
Come la pietra o i pendii coltivati,
Sono un segreto che continua.

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Sento le voci – di Marco Ercolani e Lucetta Frisa

Cosa attendi? Cosa dardeggi
verso la mia regina? Trovo
carta, esprimo. E la tua musica?

Movimento dell’arto destro
che muove il lapis e presto
cancella il mondo manifesto.

Sono potenza e respiro. Sono
l’unico poeta uscito dalla
placenta della terra desolata.

(Lorenzo Pittaluga)

Sento le voci prosegue il discorso già iniziato con Anime strane (Milano, Greco & Greco, 2006) e raccoglie brevi monologhi dei miei “matti”, che ho ascoltato e annotato in forma di diario dal dicembre del 2006 al febbraio del 2008 e in seguito trascritto e riscritto con Lucetta Frisa. I monologhi-racconti tornano e ritornano nel libro allo stesso modo in cui i miei “matti” tornano e ritornano a parlare con me, giorno dopo giorno, nella mia stanza di un Centro di Salute Mentale. Le loro parole sono schegge di un discorso interminabile, chiuso nel vortice di una domanda senza risposte. In questo “diario” le voci di coloro che “sentono le voci” non sono commentate né dallo sguardo degli scrittori né dal giudizio dello psichiatra. Si presentano e basta – frammenti reali e straziati di confessioni in assenza di colpa. (Marco Ercolani)

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Quattro sonetti per Gaspara Stampa – di Lucetta FRISA

     quattro sonetti per Gaspara Stampa

I.

Antica amica mia la mia canzone
levo per te in questo vento breve
che sembra separare e in un accento
unisce attimo penna anima voce
e illumina il mio suono nel rumore. Continua a leggere Quattro sonetti per Gaspara Stampa – di Lucetta FRISA