Archivi tag: luigi metropoli

Post-Kult, 3

Londra, settembre 1940, Biblioteca di Holland Park

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La Biblioteca di RebStein (XLVII)

La Biblioteca di RebStein
XLVII. Luglio 2013

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Francesco Marotta

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Per soglie d’increato (2006)
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La presenza del vedere

Adriano Padua

Adriano Padua

A calzare la maschera metrica parrebbe non ci siano fori per gli occhi, e cala il buio nel mentre che un suono ritorna costante a segnare col proprio rimbalzo l’ambiente. Se poi vi si sovrappone la pellicola lirica, introversa per sua stessa elezione, e al dunque spalmabile solo a patto di perdere il volto, se mai per barattarlo con il calco di un morto, o con la spugna del convolto cerebrale, allora la cecità da marchio di fabbrica diviene un viaggio organizzato nelle tenebre, «con gli occhi sgranati e rivolti nel verso di questo possibile abisso». Eppure a scomparire in quella risacca non sono le cose, se mai le parole. È un paradosso, ma se ogni verso non ci mettesse in riga a filare in senso inverso, non ci sarebbe altro che un depositarsi di larve d’insetto (Francesco Redi, quando metteva a marcire la carne, li chiamava «cacchioni») e uno squittio. Con il congegno della poesia non si fa niente se non immettere ritardi, o guasti, nel sistema percettivo, provando innanzi tutto a scollare dalle pareti mute e lisce del sensorio la carta da parato che ci chiacchiera nel mondo. Continua a leggere La presenza del vedere

La scintilla inestinguibile – Ilaria Seclì nella lettura di Luigi Metropoli

[LUIGI METROPOLI]

9788878484931gLa scintilla inestinguibile: Del pesce e dell’acquario di Ilaria Seclì

«Il fine ultimo della poesia è il paradiso», scriveva Zanzotto a proposito di Montale. Eppure non è a caso che Eden possa dare in prestito il proprio nome a una località di devastazioni psico-fisiche, come accade nell’ultimo film di Von Trier, Antichrist. Il paradiso non è mai solo una meta, ma comincia già col percorso accidentato che vi ci porta: ha più familiarità con una condizione liminale, una soglia in cui dannazione e benedizione si danno convegno. Il paradiso non è privo di peso: il corpo ne fa parte quanto la levità e la trasfigurazione. Il percorso fa penare anche le membra, non solo l’anima. Continua a leggere La scintilla inestinguibile – Ilaria Seclì nella lettura di Luigi Metropoli

Tretìppe e martìdde – di Vincenzo Mastropirro

Vincenzo Mastropirro
Petàje sgravò ‘nu bèlle vetidde
ce fòsse stòte fìemene.

U petàje crìesce
cu ‘nu picche de latte scadìute
e au momènde giùste
u avèsse sacrefecòte
pe dàu a mangiò a tutte u munne
e fatte veve lu stèsse sanghe
a tutte l’umene de bona volondò.

Ma so ùomene
e nan’ pozz’ fò propre ‘nu cazze de nudde.

[tretìppe e martìdde]

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Intorno a “La Beltà” di Andrea Zanzotto – Luigi Metropoli

Luigi Metropoli – Lingua della poesia e desiderio.
Intorno a La Beltà di Andrea Zanzotto.

andrea20zanzottoFin dal titolo, La Beltà dichiara il suo posizionamento eccentrico nella lirica coeva, mostrando un interesse per un argomento eminentemente amoroso, senza tralasciare le implicazioni più allusivamente rematiche, che riconvocano, dislocandola, una storia letteraria illustre: attraverso Petrarca e Leopardi, Zanzotto intende percorrere e aggiornare quello stile alto, emblema della grande tradizione lirica che dal XIV giunge al XX secolo. Continua a leggere Intorno a “La Beltà” di Andrea Zanzotto – Luigi Metropoli

Album Feriale di M.P. Quintavalla – di Luigi Metropoli

m.p.quintavalla

[…]

Un libro tormentato, dolente, prima di tutto. Il tormento non è un’esperienza astratta, ma nasce dal vissuto personale di un essere umano, è qualcosa che afferisce ad una vicenda privata, ad un viluppo di memorie e ad un percorso di vita.
Del resto, partendo dal titolo, si chiarisce immediatamente su quale clivaggio sta lavorando Maria Pia, con questo libro, o almeno sappiamo qual è il punto di partenza.
La parola “album”, nell’immaginario comune, si accosta ad una raccolta di fotografie e il confronto con le nostre foto e le foto dei nostri cari, dei luoghi della memoria, dell’infanzia, fa erigere puntualmente un singolare schermo di pudore, come a proteggere quanto di più intimo si ha e, nello stesso tempo, dispone a proteggersi dall’altro-da-sé che intuiamo come un “se stesso diverso”. È il confronto con il nostro mondo privato che ci attrae e che in parte, non riconoscendolo come veramente nostro, respingiamo. Questo, se vogliamo, è il primo azzardo di Maria Pia in questo libro: attrazione-repulsione della sfera privata in una lotta serrata con ciò che ha prodotto la storia della sua vicenda personale.

[Continua a leggere qui la prima e qui la seconda delle tre parti di questa nota critica.]