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Un detective di poetiche

Marco Ercolani
Luigi Sasso

Un detective di poetiche

     Talvolta accade che un libro si imprima nella mente del lettore con un’immagine più intensa e persistente delle altre.  Nel caso del libro di Luigi Sasso, Nomi di cenere (Pisa, ETS, 2003), è il titolo stesso, lo stesso nome del libro, a catturare l’attenzione, a suggerire analogie, turbamenti, domande. Nomi di cenere. Come si può conciliare l’icasticità del «nome proprio» con la rappresentazione del suo dissolvimento, con la sua dispersione in cenere? «Il linguaggio trascina con sé il problema del nome, del soggetto che ne parla; ne fa, anzi, una questione fondamentale». Il luogo dell’ontologia, il discorso logico-filosofico, è dare un nome alle cose, è nominare l’essere. Ma si può affermare senza esitazione anche il contrario: «Il nome prevede l’esistenza di un non-nome. Prevede la possibilità della sua assenza, di una sua riduzione a lettera, a pronome, a vuoto rumore di sillabe». Continua a leggere Un detective di poetiche

Sette movimenti tra arte e follia

Luigi Sasso
Marco Ercolani

Sette movimenti tra arte e follia
A proposito de L’opera non perfetta

     Ci sono temi, autori, pagine che sembrano rivelarci l’essenza della scrittura, l’origine e i limiti di ogni espressione artistica. Ci ricordano che l’arte è il luogo delle contraddizioni, dove anche gli errori, gli inciampi trovano un significato, dove una frase sconnessa può diventare la forma di un destino. In questi autori, in queste pagine la scrittura (artistica, letteraria, musicale, ecc.) ricerca ciò che la trascende, e le sfugge – il reale, l’inconscio – prende un’inflessione interrogativa, pone problemi spesso di non facile soluzione. Come il rapporto tra arte e follia. Continua a leggere Sette movimenti tra arte e follia

A schermo nero (I)

Marco Ercolani

     Nel mio amore personale per il cinema ho sentito il bisogno prepotente che esistessero delle storie che non sono mai esistite. Storie ipotetiche, che prolungavano le ombre degli attori e dei registi come un controcanto, un contrappunto segreto. Ho costruito le prove, le tracce delle mie fantasie, come l’ispettore Quinlan, nel celebre film di Orson Welles L’infernale Quinlan, fabbricava prove false per incastrare criminali veri, e ho scritto un libro di apocrifi A schermo nero. Goloso di scritture e di sogni, come mia madre, ho sentito la necessità che certe fantasie fossero vere. E, poiché la storia non mi forniva dati reali, li ho fabbricati io, nel desiderio di stimolare non l’erudita curiosità del cinéphile ma l’attenzione affettuosa del lettore per dettagli anomali e perturbanti di vite, pensieri, destini. Continua a leggere A schermo nero (I)