Archivi tag: marco ercolani

Versi di confine

 

di Marco Ercolani

nota di lettura a
Francesca Marica
Concordanze e approssimazioni
(Libreria Il Leggio Editrice, 2019)

Francesca Marica affronta il suo primo libro, Concordanze e approssimazioni (Liberia Editrice Il Leggio, 2019) come un personale journal filosofico-esistenziale.

Ci impegniamo per dare una forma alle cose,
a tutte quelle cose che poi chiamano la paura
fino a farne una frenesia.

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Quaderni delle Officine (XCII)

Quaderni delle Officine
XCII. Novembre 2019

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Marco Ercolani

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Vite dettate (1994, 2019)
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Su “Galassie parallele” di Marco Ercolani

Raffaella Terribile

Nota di lettura a:
Marco Ercolani
Galassie parallele. Storie di artisti fuori norma
Genova, Il Canneto Editore, 2019

“L’artista vive la sua identità mentre la perde. E, perdendola, la configura in forme tanto cristalline e pertinenti quanto sfuggente e inafferrabile è il sentimento di sé. Al contrario, il folle rifiuta qualsiasi forma di lutto, chiuso nella fragile fortezza di un delirio che nega, con un atto di onnipotenza infantile, la mortalità delle cose e dell’uomo”. Così l’autore, psichiatra di professione, riassume in maniera tanto icastica quanto efficace una questione fondamentale che attraversa i secoli della storia dell’arte: il rapporto tra genio e follia. Prescindendo da esempi fin troppo celebri, come F. Bacon e L. Freud, la scrittura di Marco Ercolani accompagna il lettore nelle vite e nelle opere di artisti, soprattutto italiani, “fuori norma”, dal Novecento a oggi, quasi a disegnare su una mappa ideale i contorni e l’orografia di quei regni dell’Irreale dai confini incerti. Continua a leggere Su “Galassie parallele” di Marco Ercolani

Voci dal silenzio

Giuseppe Zuccarino

Voci dal silenzio

Marco Ercolani si è sempre interessato al tema della follia, sia nelle vesti di psicoterapeuta che in quelle di scrittore. Lo ha fatto raccontando episodi, direttamente vissuti, di incontri e dialoghi con i suoi pazienti, in libri come Anime strane, Sento le voci (entrambi scritti in collaborazione con Lucetta Frisa) e Turno di guardia1. Ma lo ha fatto anche riflettendo, a livello teorico, sul rapporto fra arte e disagio psichico, dapprima in L’opera non perfetta, poi in Galassie parallele, che del volume precedente si può considerare una parziale riscrittura e, più ancora, un ideale prolungamento2. Il nuovo libro, corredato da un succinto ma efficace apparato iconografico, fa dunque il punto sulle riflessioni dell’autore riguardo a un tema spinoso; nel corso dei secoli, infatti, si è spesso oscillato fra due posizioni estreme: quella che individuava tra arte e follia solo un rapporto oppositivo, e quella che invece le associava strettamente fra loro. Continua a leggere Voci dal silenzio

Marco Ercolani: le mura intorno (inedito)

 Marco Ercolani ha affidato alla Dimora del Tempo sospeso un suo libro inedito, scritto tra l’agosto 2018 e il settembre 2019, intitolato Le mura intorno. 

Per tre lunedì consecutivi pubblicheremo frammenti dal libro e poi, nella Biblioteca di Rebstein, l’opera completa.

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La Biblioteca di RebStein (LXXVII)

La Biblioteca di RebStein
LXXVII. Settembre 2019

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AA. VV.
(A cura di Giuseppe Zuccarino)

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Il limite e la sovranità.
Un seminario su Georges Bataille

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Le voci ustionanti della gioia

Nota di lettura di
Flavio Ermini
a Fuochi complici
di Marco Ercolani

 

La poesia ritaglia nella stoffa dell’angoscia la gioia della creazione. Un semplice lamento senza gioia non sarà mai un canto.
Leggiamo quanto scrive Marco Ercolani in Fuochi complici.
Ma poi leggiamo anche l’ultima lettera scritta da Heinrich von Kleist, prima di darsi la morte con Henriette Vogel sulla riva del Wannsee la mattina del 21 novembre 1811. È indirizzata all’amata sorella Ulrica e segnala il persistere dell’ombra nella mappa aurorale del nuovo giorno. Continua a leggere Le voci ustionanti della gioia

(La Foce e la Sorgente seconda serie) / Quaderno n. 6: Daniela Bisagno

Pubblichiamo oggi il sesto dei “Quaderni” che anticipano l’uscita della rivista La Foce e la Sorgente (nuova serie) prevista per il giugno 2019:

Daniela Bisagno: Il sonno e la parola (riflessioni intorno a due libri di Marco Ercolani e di Lucetta Frisa).

                                       I “quaderni della Foce e la Sorgente” sono a cura di                                               Marco Ercolani, Lucetta Frisa, Antonio Devicienti.

Nell’esilio di voce

Marco Ercolani

«assenza che sia illuminata erosione
un luogo che i sensi coincide
a un poi di riflessi se colma l’immagine
di grandine di minerali celesti e trascina
a ogni singola mano sangue di fuga
all’occhio l’identico accordo l’energia
perversa di un dono l’attrito
di maschera e volto
impaziente del balzo»

Esilio di voce è il titolo dell’ultimo lavoro in versi di Francesco Marotta. Si divide in tre sezioni, Imago, Speculum e Vulnus. Dall’inizio della prima sezione, Imago, trascrivo questi due versi: «Si inciampa in un grido / che si dissangua in luce». Sono i primi del volume, e ho la sensazione perturbante di avere già letto il libro, ho la percezione che tutto quanto leggerò tornerà inevitabilmente e circolarmente a questi due versi. Continua a leggere Nell’esilio di voce

Breve saggio in lode della scrittura apocrifa

Scriverò in lode della scrittura apocrifa perché è in essa che coincidono più perfettamente che mai il lettore e lo scrittore, è in essa che la finzione suprema ch’è la letteratura trova uno dei suoi più alti (o più profondi) inveramenti, è in essa che diviene programmaticamente evidente il movimento connotativo della scrittura, perché è sempre in essa che biografia e opera artistica sembrano vicine, anzi vicinissime e, al contempo, arbitrariamente vicine, perché la scrittura apocrifa è un atto d’amore dichiarato, un’invenzione condotta sul filo della verosimiglianza, un modo di vivere molte vite e di sognare innumerevoli sogni.

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Un’interminabile navigazione

Un intervento di
Marco Furia
su

Marco Ercolani
Fuochi complici
Il Leggio Libreria Editrice, Chioggia, 2019

Il notevole lavoro di Marco Ercolani, intitolato “Fuochi complici” è ben delineato nella prefazione:

In Fuochi complici sono entrato in personale sintonia con cento libri, in versi e in prosa, scritti tra il 2001 e il 2019 da cento poeti italiani, nati fra il 1929 e il 1985, dove l’impronta dell’autenticità si accorda alla logica interna del testo”.

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L’archetipo della parola

René Char e Paul Celan. Due poeti, due “amici”, per i quali la percezione poetica è scheggia luminosa e disastro oscuro, “cammino del segreto” e “Tenda Inespugnata”. Questo volume collettivo è un viaggio fra le analogie e le differenze di questa percezione.
Dal saggio di Blanchot per Char ai versi di Éluard dedicati al poeta alla testimonianza di Handke, dalla lettura di Szondi all’intervista di Derrida su Celan, il volume presenta anche nuove traduzioni, testi inediti dei due poeti, incursioni critiche di scrittori contemporanei.
Char e Celan sono interpreti di quell’esperienza dell’impossibile che è e sarà sempre la poesia, dove la necessaria distruzione dei discorsi logici e la magica ricostruzione del discorso poetico non si oppongono programmaticamente ma risuonano come raffiche di un vento uguale e contrario, splendono e si oscurano come il lato segreto e quello visibile dell’astro lunare.” (Marco Ercolani)

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Marco Ercolani (a cura di)
L’archetipo della parola
René Char e Paul Celan

Messina, 2019
Carteggi Letterari – Le Edizioni

Indice del libro

La regola dell’orizzonte

Marco Ercolani

Nota di lettura a:
Alessandra Paganardi
La regola dell’orizzonte
(Puntocapo, 2019)

 

Quando i morti annegati avranno i nomi
di granuli di sale
raccoglieremo a riva
vocali e consonanti una per una
l’inutile bellezza
dei tronchi rovinati dalla pioggia

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Il velo invisibile

Lettera di Sophie Peabody (1865) alla cugina Elizabeth, in cui si torna a evocare il mistero della morte “normale” di suo marito, lo scrittore Nathaniel Hawthorne.

 

Cara Elizabeth,

è dagli anni di Salem che non ti scrivo: puoi perdonarmi il lungo silenzio? Oggi, però, non posso più tacere: Nathaniel, quel fatidico 19 maggio, tornò a casa a pomeriggio inoltrato in compagnia di Pierce, dopo una lunga escursione a Plymouth. Io non gli chiesi niente ma il suo viso era strano. Aveva visto qualcosa di cui non voleva parlare. Lo interrogai a lungo, ma lui mi sorrise appena, senza dirmi nulla, con aria trasognata e distratta, come è sempre accaduto. Osservò che era stata una giornata bellissima e che la terra è fonte di continue meraviglie. Non seppi altro da lui.

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Frisa / Ercolani: da “Furto d’anima” l’omonimo racconto

 

Furto d’anima

 

 

Auguste Rodin, Camille Claudel, Paul Claudel

Auguste Rodin al direttore del manicomio di Montdevergues

Parigi, 30 dicembre 1913

Egregio signor direttore,

la vostra lettera del novembre scorso, che con offensiva indiscrezione mi interrogava sulla natura dei miei rapporti con la signorina Camille Claudel, mi ha profondamente indignato.
Voi sapete, esimio dottore, a chi vi rivolgete? Io sono Auguste Rodin. Ogni minuto del mio tempo è prezioso per l’arte francese e non posso certo sprecarlo per beghe di quart’ordine. So bene che voi, da alienista scrupoloso e uomo sensibile quale mi siete stato descritto, fate semplicemente il vostro dovere, ma i miei rapporti occasionali con quella sventurata non vi consentono questi toni da interrogatorio. Alla vostra inqualificabile domanda, lesiva del mio onore e del mio nome, «se io mi sono mai comportato in modo autoritario o violento nei confronti della malata», posso solo rispondervi: MAI.

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