Archivi tag: marco furia

Poetiche cognizioni

Marco Furia

nota di lettura

Le cose innegabili

di Nanni Cagnone

Avagliano Editore, Roma, 2018

 

Le cose innegabili, di Nanni Cagnone, è una raccolta di versi la cui evocativa tensione pare rivolta verso l’esterno e assieme verso l’interno: l’autore c’è con un’assidua tendenza a dire, a rivolgersi agli altri mai dimenticando se stesso.
Nulla di gratuito è presente in queste ben strutturate cadenze: tutto, piuttosto, è necessario. Continua a leggere Poetiche cognizioni

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Un esistenziale accumulo (su “Svenimenti a distanza” di Mario Fresa)

Marco Furia

Nota di lettura a:
Mario Fresa
Svenimenti a distanza
il melangolo, Genova, 2017

 

A qualcosa che emerge accumulandosi si riferisce, con evidenza, la raffinata raccolta di Mario Fresa “Svenimenti a distanza”.
Non a caso, già all’inizio si legge:
“ […] Ha paragonato
la sua casa a una vecchia drogheria”.
Le drogherie sono botteghe in cui vengono venduti i più disparati prodotti: botteghe ricche di fascino, dall’atmosfera aromatica e misteriosa.
Si chiede l’autore a pagina 26:
“Perché osserviamo gli oggetti?”
Domanda enigmatica che allude a una condizione di durevole contingenza.
Perché siamo espressivi?
Perché siamo esseri umani viventi: questa non risposta mi pare la risposta migliore.
Non generica né imprecisa (come potrebbe a prima vista sembrare), bensì sinceramente aperta. Continua a leggere Un esistenziale accumulo (su “Svenimenti a distanza” di Mario Fresa)

Un’articolata continuità

marco-ercolani-il-poema-ininterrotto Marco Furia

Nel leggere l’antologia “Il poema ininterrotto di Francesco Marotta”, dedicata al poeta di cui al titolo e sapientemente curata da Marco Ercolani, ci si trova al cospetto di un’originale sorta di realismo immaginativo.
Marotta, senza temere la simultanea presenza di tratti dissimili, pone in essere un articolato sviluppo verbale che si spinge oltre, verso dimensioni sempre diverse.
La scrittura, qui, non tende a ripresentare se stessa, poiché la sua precipua attitudine è quella del continuo farsi e rinnovarsi, verso dopo verso: ci troviamo, insomma, di fronte al vivido divenire di un originale atteggiamento poetico capace di proporre fisionomie non corrispondenti a precostituiti modelli espressivi.

(Continua a leggere su La Recherche)

Essere nella parola

L’ossario del sole

Laura Canciani

Una forte debolezza

(Nota critica di Marco Furia)

Essere nella parola”, di Laura Canciani, è una raccolta contraddistinta da una vivida tensione poetica da cui scaturiscono pronunce chiare e concise.
L’immagine

“A caso il dito tocca la parola
sperata lungamente
così che si accende, irriducibile, una lucina”

fa pensare a un possibile contatto fisico con il linguaggio.
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Teneri acerbi

Teneri acerbi - Copertina

Un tenero esserci
(Recensione di Marco Furia)

Con “Teneri acerbi”, Giorgio Bonacini presenta una raccolta di poesie giovanili che, sottoposte negli anni ad alcune modifiche, sono state pubblicate nel corso del 2014.
Si legge a pagina 27

“Ancora quei muti chiarori
le luci, i sottili vapori che io
se mi scopro a ridosso di un lento

sfiorire ora sento ‒”

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Scritto nelle saline

Scritto nelle saline

Marco Furia
Viviane Ciampi

 

La sospensione dell’essere

Con “Scritto nelle saline”, opera vincitrice del Premio “I Murazzi” per l’inedito 2013, Viviane Ciampi presenta una raccolta la cui stilistica compostezza non pare immemore dell’esperienza surrealista.
Siamo al cospetto di un surrealismo specifico, intimo, espresso con pronunce sobrie e intense.
Si legge a pagina 14

“Hai varcato il cerchio dei ripensamenti,
raggiunto l’esilio estivo”

e, a pagina 17

“Dentro i suoi passi vi sono i tuoi passi,
non hai altri mondi altri pensieri”.

Emerge, dalla lettura di questi (e altri) versi, una poetica attitudine a considerare luoghi, persone, itinerari, gesti, atteggiamenti, in maniera distinta e congiunta, sempre lucidamente conscia di tutto il resto. Continua a leggere Scritto nelle saline

I colpi del – Nulla

Paolo Ferrari, I colpi del - Nulla

Paolo Ferrari
Marco Furia

Il non ignorabile Nulla

“I colpi del – Nulla”, di Paolo Ferrari, è una corposa raccolta di versi la cui natura di genuina e aperta confessione assume la fisionomia di un pensiero che riesce a farsi continua poesia (non a caso, Flavio Ermini, nella sua acuta e pregnante nota introduttiva, scrive: “Pensare davvero significa andare alla produttività originaria dell’essere che si dispiega”).
Il poeta, insomma, posto di fronte a un confine, più che a superarlo, tende, semplicemente, a trascurarlo con spontanea assiduità.
Il pensiero è poesia e viceversa?
Nel caso di Ferrari la risposta è senz’altro positiva.
Il suo non è un logico riflettere distinto dalla parola poetica, è l’assieme di siffatti due aspetti: ben lo dimostra, ad esempio, con la sua indole di artistico ragionamento, una pronuncia come

“Sì, il capace estremo
silenzio fuori del senso
non sano ch’è fatto
di uomo”.

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Il respiro dell’indicibile

George Braque, Les Oiseaux

Marco Furia
Lucetta Frisa
Marco Ercolani

Il respiro dell’indicibile

“Il muro dove volano gli uccelli”, di Marco Ercolani e Lucetta Frisa, è un libro dedicato all’eresia e all’enigma dell’arte.
Un intero capitolo riguarda il “volto come enigma” e, a pagina 69, si legge:

“Il concetto di eresia (airesis, scelta) è strettamente legato a quello di “scelta” (dùnaton, possibilità). Solo dove c’è l’una può crescere anche l’altra. La “scelta-possibilità” è fondamentale per definire il concetto di libertà e di libero arbitrio”.

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Essere il nemico

Essere_il_nemico_-_Copertina

Marco Furia
Flavio Ermini

Essere è dire

“Essere il nemico”, di Flavio Ermini, è davvero, come recita il sottotitolo, un “Discorso sulla via estetica alla liberazione”.
Già dalle prime pagine, l’autore esprime con chiarezza le sue opinioni.
Poiché la mentalità mercantile e affaristica, dominata dal culto del denaro, “è penetrata in ogni piega del tessuto umano, la rivoluzione non va più immaginata soltanto come rovesciamento del potere della classe dominante, ma va soprattutto pensata come rottura delle gerarchie repressive interne ai singoli individui di tutte le classi”.
Anche la mitica classe operaia, insomma, non può più aspirare a essere la forza liberatrice per eccellenza, poiché anch’essa è stata coinvolta in un processo di adeguamento e poiché, in ogni modo, “Per vincere è necessario riaprire l’orizzonte della liberazione; ci vuole qualcosa che metta in discussione lo Stato (non dunque la semplice sostituzione di uno Stato con un altro, com’è di fatto sempre accaduto, anche nel Novecento con le rivoluzioni proletarie)”.
Qual è, allora, la prospettiva politica? Continua a leggere Essere il nemico

“La parola dell’occhio” di Marco Furia

A. Derain, Il ponte di Westminster, 1906

Gabriele Gabbia

«Il ricordo è soltanto uno dei lineamenti del nostro esistere, sicché continuiamo a essere anche ciò che, in senso stretto, non rammentiamo.
Ciò che ci ha modificato persiste in noi in forma d’impronta che si aggiunge a infinite altre e di cui, talvolta, nemmeno ci accorgiamo: l’avere avuto un intenso contatto con un’opera d’arte, per esempio, lascia un segno di cui potremmo anche essere, nell’immediatezza di un gesto, di una parola, non consapevoli. Continua a leggere “La parola dell’occhio” di Marco Furia

Ciò che sopravvive all’apocalisse

Enzo Campi

Ciò che sopravvive all’apocalisse
è il relitto che anticipa l’avvento morendosi

Se pure scandita per lessemi
impronunciabili rinviene chiara
al lobo la sentenza che il coro
dissemina, da giorni, nell’intero
intorno: ciò che sopravvive
all’apocalisse è il relitto
che anticipa l’avvento morendosi

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La libertà della lingua

Marco Furia

 

 

La libertà della lingua

Qualunque cosa“, breve e intensa raccolta di Aldo Ferraris, si apre con una dichiarazione:

Il perché della mia scrittura deriva da un bisogno, null’altro che da un bisogno, come per ogni cosa. Il bisogno è quello della conoscenza e del perfezionare uno strumento che mi possa far giungere ad essa“.

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L’intensità del tempo

Marco Furia

Un costruttivo sentimento del tempo pervade “Controfigura”, primo romanzo scritto da Luigi Fontanella, costruttivo nel senso che l’intensa descrizione di avvenimenti, persone, immagini, non presenta aspetti di mero rievocare, ma sembra rivolta ad intenti di ricomposizione, attraverso il ricordo, della (fugace?) attualità della vita.
Il tempo è argomento primario: il suo scorrere viene avvertito quale non contenibile entro i rigidi confini delle comuni regole, bensì come complesso coagulo d’esistenza che si scioglie e torna a rapprendersi lungo itinerari percorribili infinite volte. Continua a leggere L’intensità del tempo

Due opere di Bruno Conte – di Marco Furia

Estreme collezioni

Con “Stremisti collezionisti”, Bruno Conte presenta una galleria d’insolite esistenze interamente asservite alla tirannica passione di possedere certi oggetti.
I personaggi (dal collezionista di mappamondi costretto a muoversi “in modo sinuoso, cioè a S” nella sua abitazione, allo strano tipo “convinto dell’avanzamento del freddo, fino a che una grande nevicata invernale persisterà oltre l’estate”, al surreale individuo disposto a cedere un proprio dente molare per un cammeo), i personaggi, dicevo, vengono definiti in maniera nitida, precisa, per via di tratti ordinati, per nulla inquieti o nervosi. Continua a leggere Due opere di Bruno Conte – di Marco Furia

Marco Furia nella lettura di Rosa Pierno

[ROSA PIERNO]

Rosa Pierno – Nota critica su Pentagrammi di Marco Furia.

pentagrammi

Per qual motivo ci sembra di sapere con precisione ciò di cui Marco Furia sta parlando nel suo “Pentagrammi” (Edizioni L’Arca Felice, tavole di Bruno Conte, nota introduttiva di Mario Fresa, Salerno, 2009)? “Qual ribelle silenzio / pur sonori / leggeri tratti, effimera / sì lieve / musica (subitanea / armonia muta / mai acustico cenno?”. Ancorché l’abbia indicato, non è infatti oggetto che esiste se non come unicorno esiste. Che sia la sonora armonia inudibile proveniente dalle celesti sfere non può che essere pretesto per un poeta aduso a sfidare i limiti del linguaggio e mostrarci che è possibile anche descrivere ciò che non si è mai visto o udito. Continua a leggere Marco Furia nella lettura di Rosa Pierno