Archivi tag: marco rovelli

LibertAria – Marco Rovelli

[MARCO ROVELLI]

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il tuo nome è segnato a dito sul vetro
forse è questo Dio, e al mio soffio si schiude
è un volto che ride, o un rigo di luce

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Bianche, piuttosto, potranno essere le vite – di Marco ROVELLI

No Trespassing

Guardo la foto di un operaio della ThyssenKrupp dopo la strage. Abbraccia un compagno in lacrime, lo sostiene, e con l’altro braccio allontana, arrabbiato, un fotografo. Reclama rispetto. Non solo per quel traboccare di dolore che tenta di contenere. Reclama un rispetto mancato, un’identità negata.

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Urla la morte bianca – di Marco ROVELLI

carlo galleni
(Carlo Galleni, Cavatori)

Urla la morte bianca che quattro soldi vale.
Mastica il paradiso, in miniera si scende,
in cava si sale.

(Da: Marco Rovelli, Lavorare uccide, Milano, BUR, Futuropassato, 2008, pg. 135-142)

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Cirque de la solitude – di Marco ROVELLI

Federico Bebber, Luna

CIRQUE DE LA SOLITUDE
una storia vera ed una fiaba

Tutti gli uomini profondi sono unanimi nel ritenere – ne prendono coscienza Lutero, Agostino, Paolo –
che la nostra moralità e i fatti di essa non coincidono con la nostra volontà consapevole.

Jacob Taubes

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Rose abbagliate da passi di fango – Marco ROVELLI

Marco Rovelli, Corpo esposto, postfazione di Mariella Bettarini, Massa, Memoranda Edizioni, 2004.

In margine
(davanti alla Flagellazione
del Caravaggio
)

Il corpo ripiegato, abbandonato alla piega, esposto alla morte, ma prima ancora all’infamia dell’assedio dell’altro. Corpo che in questa esposizione espone la sua bellezza. La bellezza di chi non ha nulla da perdere, perché ha già perduto tutto, ed è solo un corpo, un corpo senz’altro, nudo nella sua esposizione, nel gesto dell’esporsi, nell’aperto della passione, del patimento. Corpo che patisce l’altro, ne patisce il legame. In questa esposizione del finito alla sua finitezza traluce il divino dell’uomo. Continua a leggere Rose abbagliate da passi di fango – Marco ROVELLI

Moni OVADIA su Lager Italiani di Marco ROVELLI

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L’iperbole è una delle forme retoriche preferite del linguaggio sopravvissuto alla morte apparente delle ideologie. La terminologia che definisce le modalità del totalitarismo nazista e dell’universo concentrazionario, pratica estrema e senso ultimo di quel regime, oggi viene mutuata con ridondanza da coloro che vogliono attirare l’attenzione e l’indignazione dell’opinione pubblica verso le forme della violenza, della guerra, del razzismo o della repressione contro popoli, minoranze, ceti sociali marginali. Continua a leggere Moni OVADIA su Lager Italiani di Marco ROVELLI