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Un esistenziale accumulo (su “Svenimenti a distanza” di Mario Fresa)

Marco Furia

Nota di lettura a:
Mario Fresa
Svenimenti a distanza
il melangolo, Genova, 2017

 

A qualcosa che emerge accumulandosi si riferisce, con evidenza, la raffinata raccolta di Mario Fresa “Svenimenti a distanza”.
Non a caso, già all’inizio si legge:
“ […] Ha paragonato
la sua casa a una vecchia drogheria”.
Le drogherie sono botteghe in cui vengono venduti i più disparati prodotti: botteghe ricche di fascino, dall’atmosfera aromatica e misteriosa.
Si chiede l’autore a pagina 26:
“Perché osserviamo gli oggetti?”
Domanda enigmatica che allude a una condizione di durevole contingenza.
Perché siamo espressivi?
Perché siamo esseri umani viventi: questa non risposta mi pare la risposta migliore.
Non generica né imprecisa (come potrebbe a prima vista sembrare), bensì sinceramente aperta. Continua a leggere Un esistenziale accumulo (su “Svenimenti a distanza” di Mario Fresa)

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Post-Kult, 3

Londra, settembre 1940, Biblioteca di Holland Park

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Frammenti di una poetica infelicità

Marco Ercolani
Marco Amendolara

“I piedi non indovinavano
la terra, e la tua mente
ti illuminava a intermittenza,
come un mirabile neon consumato.
Rovinando, formulavi
una domanda vana.
Rimorso o minaccia, lo sguardo
colpiva per annullare
papaveri, centocchi, serpilli.
Nessuna dolcezza,
e deserti i dintorni della persona.”

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Alla confluenza dell’attesa

Lorenzo Gattoni

«Scrivere è zittire un’assenza. La nostra vita è costituita dall’assenza, nella duplice forma dell’abbandono e dell’attesa. L’una, quindi, rivolta al passato; l’altra al futuro. Ecco perché la poesia può porsi con esattezza sul crinale di questo equilibrio, capace di tenere assieme gli ingredienti della temporalità e di come essa precipita nell’esperienza. La poesia è questa ricerca di equilibrio, costitutivamente precario, per mantenere il quale sono necessari istanza etica, disciplina del pensiero e volontà conoscitiva, anche di sé. La poesia è quindi ascolto, perché zittire un’assenza significa dare voce al silenzio, al vuoto. Alla nostra perdita.» (Lorenzo Gattoni)

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In fuga dal volto

Vincenzo Di Oronzo
Mario Fresa

“E’ una poesia che annuncia e fa risplendere le forme alte dell’archetipo e le infinite direzioni dell’inesplicabile verità che esse mostrano, con l’impiego di una lingua mobile e inquieta, inserita in un fluire magico e trasversale, in cui molto è lasciato, paradossalmente, al non detto, all’appena sussurrato.”

“in fuga dal volto,
il maratoneta si svuota nell’aria”

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Un’estrema danza di parole

Giannino Di Lieto, Velluti rossi all'opera

Mario Fresa

Giannino di Lieto
e la sua estrema danza di parole

     Il fuoco interminabile che può trasmettere – con tutta la sua cieca potenza – un’autentica voce poetica deve sempre rifuggire da qualsivoglia risposta. Ciò significa, allora, che un vero poeta non può essere amato, né capito: le sue domande vibrano nell’attimo di un precipizio che mai nessuno osa riprendere e interrogare.

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Fermo immagine / poesia (III)

Nella deriva alluvionale dove sciamano ondate gigantesche di testi inutili e relitti di libri destinati a non lasciare nessuna traccia del loro passaggio, di tanto in tanto affiorano opere capaci ancora di fermare il respiro e di trattenerlo tra le pagine. Un attimo o per sempre, non ha importanza. Perché se i versi parlano davvero e muovono le pupille a farsi uno con i segni e le immagini, ogni attimo è per sempre. La poesia, in fondo, non chiede nient’altro – per esistere.

Noi non facciamo altro che spiarti
in questo incrocio qualsiasi voluto sulla terra,
tu sei la regina al centro della scena
rottami sparsi con cura tutto intorno.
Poterli raccontare tutti gli uomini
e donne e bambini fissati al tuo cospetto,
al casco strappato come corazza di cartone,
alla tua posa così scomposta
da non essere più umana.

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Camera di condizionamento operante – di Giacomo Cerrai

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C’è il senso di una costante e dolorosa propensione all’accoglimento dell’improvviso mutarsi e sfiorire degli eventi, in questa raccolta di Giacomo Cerrai, così pregna di interrogazioni sospese e di ombre sinuosamente ingannevoli. L’avvertimento di un vicino scivolamento verso un crepuscolo, verso l’aprirsi di una strada che indica l’interdizione e la confutazione di ogni speranza possibile conduce il poeta a tracciare un discorso dilaniato da una dolente ansietà che imprime alla lingua un ritmo sempre mosso e nervoso, dove la rilevazione di un male onnipresente sa pure trovare la forza di scorgere una paradossale dolcezza anche nella stessa disperazione (ad esempio allorquando s’intravedono lacrime che “allargano cerchi senz’eco / su quella stessa superficie, / come mine di profondità / pietose”). Una poesia tersa e pensosa, attraversata da un respiro che si esprime con il riflesso di vibrazioni intensamente drammatiche, già consapevoli dell’esperienza di una perdita irreparabile, il cui spettro si mostra dietro ogni passaggio, come un’interna e incancellabile ossessione. (Mario Fresa, dalla Nota introduttiva)

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In memoria di Marco AMENDOLARA (1968-2008)

Marco Amendolara

I piedi non indovinavano
la terra, e la tua mente
ti illuminava a intermittenza,
come un mirabile neon consumato.
Rovinando, formulavi
una domanda vana.
Rimorso o minaccia, lo sguardo
colpiva per annullare
papaveri, centocchi, serpilli.
Nessuna dolcezza,
e deserti i dintorni della persona.

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Il seme di una pioggia luminosa – Mario FRESA

Mario Fresa, Alluminio, prefazione di Mario Santagostini, Faloppio (CO), LietoColle Libri, 2008.

I

Così noi siamo rimasti al fiume,
sulla strada confinata di carezze, nella lotta
della gioia:
nel mutamento dell’adagio si è caduti
in quell’immenso fiato e nella vaga,
trascinata bianchezza
di quegli anni.
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Questa radice non urla nei sensi – Massimo SANNELLI

giotto

(Da: Massimo Sannelli, Monologo, con un’opera originale di Mario Fresa, ed. lim. e num., Salerno, Edizioni L’Arca Felice, 2008)

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Il fruscio dell’Essere – Tiziano SALARI

kandinsky
(Wassily Kandinsky, Composition X, 1939)

Testi tratti da: Tiziano Salari, Il fruscio dell’Essere, con un saggio di Mario Fresa, Salerno, Cooperativa Sociale Nuova Frontiera, “Il Vulcano e la Rosa”, 2007.

Il fruscio dell’essere

1

dentro è tutto regolare
nel senso delle finestre e delle porte
quando abbassi le maniglie
le resistenze dell’aria svaniscono
racchiuso in una bottiglia il passato
scrivi: “il saccheggio bianco del mattino”,
uno sventagliare di piume
attraverso le brecce dei monti Continua a leggere Il fruscio dell’Essere – Tiziano SALARI