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Pasquale Fracasso: Zzarrisciata, 2018.

La Hütte (la capanna) nel cuore della Turingia dove a matita Goethe lascia dei versi (forse questi): über allen Gipfeln / ist Ruh – su tutte le cime (dei monti) c’è pace – in allen Wipfeln / spürest Du / kaum einen Hauch – in tutte le cime (degli alberi) avverti appena un alito: assonanza forte tra Gipfeln e Wipfeln, cime di verticalità che si corrispondono e si rincorrono, trascinando lo sguardo (o, in questo caso, l’orecchio dello sguardo) verso l’alto – il tedesco Ruh ha la u lunga ed è appena un’emissione di fiato (pace, riposo, silenzio), inciampa nel Du, più breve, ma capace di aggiungersi a quella variazione apofonica tra u e ü e, infatti, kaum / einen / Hauch sopravvengono concatenandosi in un’ulteriore sequenza di velari e fricative (k – h- -ch) e di dittongazioni (au – ai – au).
Die Vögelein schweigen im Walde (e adesso è a il suono dominante) – gli uccellini tacciono nel bosco. / Devi solo attendere: presto / riposerai anche tu: Warte nur! Balde / Ruhest du auch ed ecco che si ripetono le insistenze del vocalismo in u, variato ora dal suo prolungarsi in -r, ora dal puro allungamento vocalico (-uh), ora di nuovo apocopato nella u di du, ora, ancora, dalla sua dittongazione, dove auch (anche) richiama Hauch (alito).

Come pagina la parete di legno di una capanna, come itinerario una Wanderung in cerca di quiete.
Ma la Hütte del filosofo di Sein und Zeit, nel cuore della Foresta Nera, avrebbe suscitato quasi 180 anni dopo la Wanderung goethiana l’inquietudine tragica del poeta venuto da Czernowitz ad ascoltare una parola di pentimento o di riparazione – che non venne: Paul Celan vergò poche righe nel libro degli ospiti e ospiti vi erano stati anche gerarchi delle SS e della Gestapo ed egli sentì tutto il ribrezzo e tutto l’orrore per quella concomitanza. A Todtnauberg la morte in cima a un monte s’ebbe un epilogo e un annuncio (Pont Mirabeau, la Senna, aprile 1970).

Capanne (Hütten), case di legno isolate nel bosco o nella brughiera: a Bargfeld, nella solitudine più feconda, Arno Schmidt scava nell’anima più profonda e fonda della lingua tedesca e sa e trova che sta nelle radici della lingua la parabola di violenza (ma anche di luce) della storia di un popolo e di un continente.

Char e Heidegger

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Giuseppe Zuccarino
Una strana amicizia. Char e Heidegger

     Dal 27 agosto al 4 settembre 1955 si tiene a Cerisy-la-Salle un convegno, organizzato da Jean Beaufret, dal titolo Qu’est-ce que la philosophie? Autour de Martin Heidegger, con la presenza del filosofo tedesco. Ricordiamo che Beaufret è all’epoca il principale diffusore del pensiero heideggeriano in Francia, nonché il destinatario della Lettera sull’«umanismo». Preparandosi al viaggio, Heidegger esprime un desiderio: «Sarei molto lieto di fare conoscenza con Georges Braque e René Char». C’è da chiedersi come egli sia entrato in contatto con l’opera del poeta francese. A fare da tramite è stato probabilmente Roger Munier, amico e traduttore del filosofo. Infatti due anni prima egli aveva indirizzato a Char una lettera in cui chiedeva: «Accetterebbe che io scriva di lei a Heidegger? Mi sembra che, se la conoscesse, riconoscerebbe in lei uno di quei “pensatori essenziali” le cui intuizioni raggiungono le proprie. Heidegger allea sempre “die Denkenden und die Dichtenden”, i “pensatori e i poeti”, in una medesima stima. Penso che sarebbe felice e onorato di ricevere i suoi libri».

(Leggi l’intero saggio su Philosophy Kitchen)

Marzia Spinelli: stanza madre

Marzia Spinelli Manuel Cohen
Marzia Spinelli

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N.9 (XXXVI)

Marzia Spinelli: stanza madre.

Tu sei la sola al mondo
che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre,
prima d’ogni altro amore.

(Pier Paolo Pasolini,
Supplica alla madre)

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Il grido e il silenzio

Laura Darsié, Il grido e il silenzio, 2013

Laura Darsié

Un tormentoso corpo a corpo con il linguaggio svela il destino dell’in-contro “epocale” fra Paul Celan e Martin Heidegger. Una conversazione estenuante ai confini dell’Essere, conduce alla terra del cuore dove, per il poeta bucovino non c’è parola che lenisca le ferite della storia. Fra l’evento del loro in-contro e la speranza di una parola impossibile, si fa strada il pensiero poetante, ultimo superstite di un colloquio denso di equivoci, di parole trattenute, di ammissioni ricusate: la parola poetica rincorre il pensiero in un atto di estremo attaccamento alla vita – la poesia è per Celan una stretta di mano che forse, il filosofo del Baden non è in grado di restituire. Un’intensa e appassionata disamina dove poesia e filosofia si intrecciano innervate dall’ascolto psicanalitico per incamminarsi nella dimora del perturbante amoroso. Nel segreto dell’in-contro, l’ospitalità dell’estraneo cede alla follia di includere, per amore, l’altro sotto il giogo antico della memoria e della nominazione, non lasciando neppure la libertà di volger via lo sguardo, e di arretrare di fronte a un possesso che tutto vuole per librarsi estenuato, nella scrittura di un colpo d’ascia fiorita

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René Char, lettore di Arthur Rimbaud

Adriano Marchetti

Des différents écrits que René Char a consacrés à Rimbaud, nous avons retenu le texte connu sous le titre de Réponses interrogatives à une question de Martin Heidegger. Il est probable que l’attention et l’intérêt manifestés par Heidegger pour Rimbaud ont été suscités par la correspondance et les conversations entretenues avec René Char, qu’il avait rencontré pour la première fois à Paris, chez Jean Beaufret, durant l’été 1955. Cette rencontre fut le début d’une longue amitié, d’un dialogue profond entre un poète et un penseur. Il est certain que le philosophe allemand connaissait très bien l’introduction à Rimbaud écrite par Char en 1956, comme le montre un de ses textes, très bref mais très dense, datant de 1972 et intitulé Rimbaud vivant. […] Continua a leggere René Char, lettore di Arthur Rimbaud