Archivi tag: maurice blanchot

Blanchot su René Char

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Sconfinamenti

PHILOSOPHY KITCHEN

Samuel Beckett Georges Bataille Pierre Klossowski, 1 Maurice Blanchot, 1

Giuseppe Zuccarino
Quattro Sconfinamenti

Blanchot e i filosofi di Thomas
Sulla teoria dell’opera pittorica in Klossowski
Fisiologia fantastica. Bataille e Descartes
Fare l’immagine. Deleuze su Beckett

Quaderni delle Officine (LXII)

Quaderni delle Officine
LXII. Settembre 2015

quaderno part_ b_n

Giuseppe Zuccarino

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Variazioni sulla morte impossibile (2015)
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Il suicidio incerto. Blanchot su Dostoevskij

Fyodor Mikhailovich Dostoyevsky, 1876 Giuseppe Zuccarino

Il suicidio incerto.
Blanchot (e altri)
sul Kirillov di Dostoevskij

Una delle figure più singolari e affascinanti del romanzo I demoni ha per nome Aleksèj Nilyč Kirillov[1]. Seguendo una tecnica che gli è abituale, Dostoevskij ci svela solo gradualmente i tratti di carattere e le opinioni del suo personaggio. Kirillov è un ingegnere di circa ventisette anni, da poco rientrato in patria dopo un lungo soggiorno all’estero. Si tratta di un giovane serio e meditativo, che cerca di elaborare teorie proprie, giungendo a strane conclusioni. Nel contempo, però, ama la vita, si dimostra buono ed è sempre disponibile ad aiutare gli altri. Ciò può sembrare in contraddizione con il contenuto del suo pensiero, che ruota intorno all’idea del suicidio. A suo giudizio, se le persone non si uccidono è soltanto per paura del dolore connesso all’atto di togliersi la vita e per timore dell’aldilà, dunque di Dio. Non appena si riuscisse ad acquisire un maggiore dominio di sé e ad abbandonare le idee religiose, nascerebbe un nuovo tipo di uomo: libero, gioioso, trasformato persino fisicamente, un vero e proprio uomo-dio. Finora ciò non è avvenuto proprio a causa dei pregiudizi che inducono le persone a temere la morte. Persino i suicidi, che pure l’hanno affrontata, sono sempre stati spinti da motivazioni individuali e sbagliate, non hanno saputo farlo all’unico scopo realmente valido: quello di vincere la paura e di dimostrare l’indipendenza umana. Continua a leggere Il suicidio incerto. Blanchot su Dostoevskij

Fuoco nero, fuoco bianco

Albero_della_Vita_di_Davide_Tonato

Giuseppe Zuccarino

Fuoco nero, fuoco bianco

     Che esista uno stretto rapporto fra alcuni aspetti del pensiero di Jacques Derrida e la tradizione ebraica è un fatto ormai assodato, e su questa problematica esistono vari studi d’assieme[1]. Si tratta di analisi che andrebbero prolungate, ma in quest’occasione ci interessa affrontare un compito più modesto, ossia proporre un minimo esercizio di lettura in rapporto ad alcuni passi del saggio derridiano La dissémination[2]. Ricordiamo che il testo costituisce un’ampia disamina, assai poco tradizionale, di un’opera letteraria a sua volta innovativa, ossia Nombres di Sollers[3]. Continua a leggere Fuoco nero, fuoco bianco

Su alcuni motivi in “Le dernier mot” di Blanchot

Le dernier mot

Giuseppe Zuccarino

Su alcuni motivi in
Le dernier mot di Blanchot

Sogno o incubo

Nell’opera di Maurice Blanchot, il racconto Le dernier mot occupa un posto del tutto particolare. Si tratta infatti del più antico dei suoi scritti narrativi, visto che, secondo quanto riferisce l’autore, risale al 1935[1]. È stato lo stesso Blanchot ad accennare alla storia editoriale di Le dernier mot: «Non era un testo destinato alla pubblicazione, e tuttavia è stato pubblicato dodici anni più tardi nella collana “L’âge d’or” diretta da Henri Parisot. Ma si dà il caso che, ultimo opuscolo di una serie che aveva solo i mezzi per scomparire, non fu neanche messo in vendita»[2]. Per completare queste informazioni, si può aggiungere che il testo è apparso dapprima sulla rivista «Fontaine» e come volumetto autonomo (1947); in seguito è diventato, unitamente al racconto L’idylle, parte del dittico narrativo Le ressassement éternel (1951) e della nuova versione di esso corredata da un’importante postfazione blanchotiana, Après coup (1983)[3]. Continua a leggere Su alcuni motivi in “Le dernier mot” di Blanchot

La follia del giorno

Maurice Blanchot

Maurice Blanchot
Carmine Mangone

I suoi amici dicevano che fosse alto, biondo, esile, dolce…

A tutt’oggi si conoscono pochissime foto di Maurice Blanchot. La prima, fu pubblicata sul mensile «Lire» nel 1985. Era stata scattata da un paparazzo nel parcheggio di un supermercato. All’epoca, il pensatore francese era già quasi ottuagenario, essendo nato a Quain il 22 settembre 1907.

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Blanchot, il neutro, il disastro

Giuseppe Zuccarino
Maurice Blanchot

Nel primo dei suoi testi esplicitamente volti a commentare i libri blanchotiani, Emmanuel Levinas esordisce in questi termini: «La riflessione di Maurice Blanchot sull’arte e la letteratura ha le più alte ambizioni. L’interpretazione di Hölderlin, Mallarmé, Rilke, Kafka, René Char, che egli offre nella sua ultima opera [L’espace littéraire], va più in profondità rispetto a qualunque critica vigorosa, e l’opera si situa in effetti al di là di ogni critica e di ogni esegesi. E tuttavia egli non tende alla filosofia. Non che il suo proposito sia inferiore a una tale misura – ma Blanchot non vede nella filosofia l’ultima possibilità». Chi meglio di Levinas poteva sapere che la formazione iniziale di Blanchot era stata quella di un filosofo? I due, infatti, si erano conosciuti e avevano avviato la loro lunga amicizia nel 1926, all’Università di Strasburgo, dove entrambi si interessavano soprattutto di filosofia. Levinas ricorda che le sue conversazioni con l’amico «dipendevano anche dall’interesse che egli ha avuto molto presto per quelle cose fenomenologiche di cui mi sono occupato», e Blanchot riconosce di dovere al suo interlocutore «l’approccio a Husserl e anche ad Heidegger». Continua a leggere Blanchot, il neutro, il disastro

Il dialogo e il silenzio

Giuseppe Zuccarino
Maurice Blanchot

Blanchot: il dialogo e il silenzio

       L’amicizia a distanza

     Quando si parla dell’opera critica di Maurice Blanchot, e in particolare dei volumi da lui pubblicati nella seconda parte della vita, è quasi inevitabile chiamare in causa, assieme ad altre, anche la nozione di amicizia. E in effetti, nelle ultime grandi raccolte saggistiche, l’importanza del colloquio fra amici viene posta in forte evidenza(1). Per capire meglio che ruolo giochino in ciò – o, almeno in apparenza, contro ciò – la personalità riservata dell’autore ed anche la sua concezione austera della letteratura, converrà precisare che per lui l’amicizia non comporta necessariamente la frequentazione personale. Continua a leggere Il dialogo e il silenzio

La bestia di Lascaux

René Char
Maurice Blanchot

Ainsi m’apparaît
dans la frise
de Lascaux,
mère
fantastiquement
déguisée,
La Sagesse aux yeux
pleins de larmes.

“Le langage en qui parle l’origine, est essentiellement prophétique. Cela ne signifie pas qu’il dicte les événements futurs, cela veut dire qu’il ne prend pas appui sur quelque chose qui soit déjà, ni sur une vérité en cours, ni sur le seul langage déjà dit ou vérifié. Il annonce, parce qu’il commence. Il indique l’avenir, parce qu’il ne parle pas encore, langage du futur, en cela qu’il est lui-même comme un langage futur, qui toujours se devance, n’ayant son sens et sa légitimité qu’en avant de soi.”

Maurice Blanchot, La Bête de Lascaux

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Prières d’insérer

Maurice Blanchot

I testi di Blanchot sono quelli delle prières d’insérer (così si chiamano in Francia i foglietti volanti inclusi nelle copie dei volumi appena pubblicati, con brevi note informative ad uso della stampa) da lui redatte per alcune sue opere narrative. Ora si leggono in M. Blanchot, La Condition critique. Articles, 1945-1998, Paris, Gallimard, 2010, pp. 131-132, 189, 301-302. [Giuseppe Zuccarino]

Le Très-Haut (L’Altissimo)

     In linea di principio, un libro scritto in prima persona, come lo è questo romanzo, inserisce tra le cose che accadono realmente lo spessore di uno sguardo e l’affermazione di una presenza.
    La stranezza di questi libri potrebbe dunque provenire da ciò: scritti in prima persona, sono letti in terza. E forse anche da un’altra contraddizione: affermazione di una presenza, sono la storia di un presente. Continua a leggere Prières d’insérer

Tre lettere a Isabel Nicholas

Alberto Giacometti
Maurice Blanchot

 

 

[N. d. T.] Le lettere sono tratte da Alberto Giacometti – Isabel Nicholas, Correspondances, Lyon, Fage Éditions, 2007, pp. 57-59, 81-82, 83-85. La pittrice inglese Isabel Nicholas (1912-1992) ha risieduto spesso a Parigi, e la sua conoscenza con Giacometti risale alla metà degli anni Trenta. Essendo anche modella, Isabel ha avuto il privilegio di essere ritratta da artisti importanti come Derain, Picasso, Giacometti e Bacon (gli estimatori di quest’ultimo la conoscono come Isabel Rawsthorne, dal cognome del terzo marito). La présence, prima sezione di Traces, si legge in M. Blanchot, L’Amitié, Paris, Gallimard, 1971, pp. 246-249; la traduzione del testo blanchotiano è già apparsa in «Arca», 7, 2001, pp. 68-70.

[Giuseppe Zuccarino]

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