Archivi tag: mauro germani

Nel secolo fragile

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Filippo Ravizza

[…] Una poesia che non surroga né si sostituisce alla realtà, dunque, ma che esiste in quanto parola, e che proprio nella parola trova la propria giustificazione e il proprio senso. Una poesia che si propone esplicitamente un fine, nel senso che crea e definisce, attraverso la percezione dei realia che appartengono alla parola, la conseguente costruzione di una propria realtà: e attraverso questo percorso Ravizza – non senza consapevolezza, posso immaginare – va a incontrare la teorizzazione romantica del verso che comporta conoscenza, che è conoscenza in sé…
[…] anche di questo si dovrà dire, di come cioè la lucida partitura che ci mette innanzi Nel secolo fragile costruisca anche un percorso vitale, oltreché cognitivo, nel quale la verità della parola incrocia il destino privato e individuale dell’autore, degli altri da sé che quel destino hanno attraversato con la loro presenza, e della stessa grande storia, in pieghe che offrono al lettore intensi aperçu di poesia civile attualizzati e personalizzati al punto da reciderne con assoluta nettezza ogni concessione retorica (…) E da qui ancora, da questo intersecarsi del tempo individuale con la storia – la Storia –, la moltiplicazione altrettanto vertiginosa delle geografie, con una sottolineatura dell’epos atemporale dell’appartenenza europea.
[…] Ma non sarà il disorientamento dello spazio né la sottrazione immedicabile del tempo a togliere alla poesia di Ravizza il senso salvifico che si genera dalla presenza di un interlocutore, un interlocutore che venga a restituire senso ai nomi e alle cose attraverso la forza della parola.

(Gianmarco Gaspari, dalla Prefazione)

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Si minore (il libro)

Ercolani

Marco Ercolani

Da dove provengono le visioni che ci consegnano questi nuovi versi di Marco Ercolani? Esse sembrano venirci incontro un attimo prima del loro dissolvimento, colte nel loro passaggio segreto, in quella zona di confine – prossima e familiare insieme  – in cui poesia ed esistenza si sfiorano e poi si tramutano l’una nell’altra, per dileguarsi infine nell’ombra totale.

Con la sua scrittura punteggiata dal silenzio, Ercolani ci avvicina all’Altro che è in noi, senza tuttavia sminuirlo, anzi conservandone la dimensione più propria e perturbante, l’enigma profondo che l’accompagna, in uno sguardo lucido e frontale. Ciò che ci sorprende è una visione netta e al contempo lieve, perché reca in sé la perentorietà del sogno, la sua illuminazione improvvisa ma anche la sua ineluttabile ombra.

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Terra estrema

Mauro Germani

Questi che vanno e vengono
e dicono forse la vita
forse l’enigma
dei loro corpi
oscillanti
in questa fine di cielo
e di terra,
tu che per gioco
ti cerchi
e ti senti fantasma,
vento
che ti cancella
maledetto.

La scelta di un linguaggio spoglio, tessuto di termini semplici, non è scelta minimale. La lingua scarna, lessicalmente monocorde di Germani, è il contrario di una lingua “barocca” che procede per accumulo e analogie. Il poeta vuole consapevolmente elevare il minimo di maschere fra il suo io e quello che esprime: la presenza evidente e perturbante del corpo, dell’altro da sé – il corpo visto come la propria stessa ombra. L’epigrafe celiniana ne è l’indizio evidente: “Tutto quel che è interessante avviene nell’ombra: decisamente nulla si sa dell’autentica storia degli uomini”.
(Marco Ercolani)

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Un tempo in cui morire tra le cose

Filippo Ravizza

Il turista di Filippo Ravizza non è un semplice osservatore e neppure un testimone, ma un soggetto che attraversa il territorio dell’esistenza, un “attore della luce“, che si apre agli eventi umani e ai paesaggi, colti in attimi che restano nella parola, piccole o grandi rivelazioni che rimandano al mistero dell’essere. C’è in questi versi una forza oppositiva all’indifferenza del tempo, una volontà tenace di cogliere nella visione il segno della Storia, le tracce di una civiltà comune, una Heimat del cuore e della speranza, mentre incombe la vanità del tutto e l’accerchiamento di una “verità alta e insuperabile / lo sguardo asciutto e folle / che chiamasti il niente“. Continua a leggere Un tempo in cui morire tra le cose

Come un destino – Mauro GERMANI

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(Giovanni Predieri, Libecciata from Terrazza Mascagni in Livorno)

[…] Il Mauro Germani del presente è poeta dell’evocazione: vuoi che s’intenda per evocazione quella riguardante la figura materna, oppure l’altra, chiamata in campo: quella cioè relativa alle figure delle donne, maestre dell’educazione sentimentale. In mezzo a tutto ciò, vi sono due città; le città della vita. Se in terra toscana si vivono parole di rimpianto e di nostalgia per la donna che ci ha messi al mondo (cogliendo di lei oggetti intimi e colori stagionali), in terra lombarda il già adolescente e poi giovanotto Mauro dà i propri accordi ai moti del cuore. Ne derivano, rispettivamente, una Livorno caproniana nel tema e una Milano dalle foto ingiallite di periferie quasi testoriane, al cui interno si consumano baci di tenore squisitamente gaberiano. Continua a leggere Come un destino – Mauro GERMANI

Luce del volto – di Mauro GERMANI

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(Wassily Kandinsky, Yellow, Red, Blue, 1925)

Da: Luce del volto, prefazione di Filippo Ravizza, postfazione di Mario Marchisio, Udine, Campanotto Editore, 2002.

L’attesa dell’ombra

I
Da quaggiù, da questa terra lontana, dove l’orizzonte è un pensiero che passa. La luna cade sulle nostre figure, sui sentieri tra l’erba o lungo la riva del lago. Siamo in un tempo fermo e perduto, in un grembo antico. Aspettiamo il vento sopra di noi, la vera storia e l’ultima morte…

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