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Schedario (IV)

Paolo Beneforti

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Le Divan de Monsieur Max Jacob

Amedeo Modigliani, Ritratto di Max Jacob

Max Jacob
Adriano Marchetti

Gli artisti italiani agli albori del Novecento guardano alla Francia, all’Esprit Nouveau, come all’orientazione per uscire dalle gore del provincialismo. Era già accaduto per Alessandro Manzoni nel secolo precedente, così come sta accadendo per Gabriele D’Annunzio. In forza di questa fascinazione si danno gli incontri d’oltre frontiera, nascono le amicizie, tanto desiderate e amate da Max Jacob, come quella che egli stringe con Ardengo Soffici. Questi, anche lui scrittore e pittore, nel 1900 decide di abbandonare l’ambiente ristretto di Poggio a Caiano in cui, lasciata Firenze dopo la morte del padre, era dovuto andare a vivere. Imitando alcuni amici artisti, attratti dalle poetiche recenti per gusto di modernità stilistica, raggiunge Montmartre. Illustratore di riviste, come L’Assiette au Beurre e Le Rire ha modo di conoscere gli spiriti emergenti della ‘banda’ Picasso, di frequentare il mondo che ruotava intorno alla rivista La Plume e, in seguito, di collaborare con alcuni articoli a La Revue Blanche e a L’Europe artiste. Durante un primo rimpatrio, disegna nel 1908 la testata di La Voce, la rivista settimanale che Papini e Prezzolini fondano nel dicembre dello stesso anno. Ritornato a Parigi nel 1910, scopre l’opera di Arthur Rimbaud, quasi ignoto in Italia, cui dedica, l’anno seguente, una monografia e una traduzione. Il 1° gennaio 1913, insieme a Giovanni Papini, fonda il quindicinale Lacerba, coi tipi dell’editore Attilio Vallecchi. Il titolo è sibillino, ma Marinetti lo ritiene in sintonia “con lo spirito di rivolta contro i vecchiumi dell’Italietta”. (…)

(Adriano Marchetti, dal Saggio introduttivo)

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