Archivi tag: Michel de Montaigne

Breve saggio sulle torri (e sulla letteratura)

Fra le molte torri che svettano nel paesaggio della letteratura (ma dovrei più appropriatamente dire della scrittura) quella nella quale più volentieri m’intrattengo è la torre di Monsieur de Montaigne.

In un’incisione del 1498 (Das Meerwunder) Albrecht Dürer raffigura una fanciulla che viene rapita da un mostro marino; dell’opera mi hanno sempre affascinato le torri e le fortificazioni sullo sfondo: la postura della fanciulla (una ninfa?), l’atto violento del mostro marino, l’insenatura e il paesaggio hanno, per me, il proprio punctum in una delle torri (in tutte contemporaneamente, o in una in particolare, non importa) dalle cui feritoie senza dubbio alcuno uno scrittore poliglotta guarda, inorridito, la scena lontana.
Il rapimento della ninfa, che priva quelle acque della loro grazia, è l’accadere (orrido e violento) che strappa lo scrittore al suo mondo d’erudizione mettendolo di fronte alla distanza che intercorre tra lui e la fanciulla che non potrà essere salvata. Continua a leggere Breve saggio sulle torri (e sulla letteratura)

Breve saggio su Monsieur de Montaigne

Come dedicare, senza arrossire di vergogna, un breve saggio proprio al padre del saggio moderno? Tacendo, evidentemente e continuando a studiare.
Ma, d’altro canto, il frutto dello studio dovrebb’essere anche esplicitato e, come minimo, reso palese il debito di riconoscenza nei confronti di un Maestro.
In realtà desideravo scrivere perché meditavo intorno alla torre di Monsieur de Montaigne, incarnazione visibile del silenzio e della solitudine coltivati e fecondi di pensiero. E altri luoghi del silenzio mi si affacciavano alla mente: la casa di Francesco Petrarca ad Arquà, la riva del Sorga a L’Île sur la Sorgue, il paese di Char, la villa di Capo d’Orlando di Lucio Piccolo di Calanovella…

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Breve saggio sugli oggetti inapparenti

È colma la nostra giornata di oggetti e, alla lettera, non vediamo molti di essi, anche mentre li stiamo usando. Li usiamo, appunto, senza prestare loro attenzione, se non nel caso si rompano o manchino.

La bottiglia di vetro: al di là dell’enorme produzione industriale di questo contenitore, si dovrebbe talvolta riflettere sulla sua umile bellezza che, oltre a contenere l’acqua o il vino (o altra bevanda) si mostra, modesta e fedele, spesso sotto slanciata forma e capace di rifrangere la luce secondo gamme variabili, per cui sono la bottiglia e il bicchiere a convogliare la luce (elettrica o naturale) dell’ambiente, stabilendo strette relazioni tra vetro, liquido contenuto, luminosità circostante.

 
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Breve saggio sugli orti botanici

Spesso questi “brevi saggi” nascono dalla fascinazione derivante da luoghi, oppure da letture o ancora da incontri ed esperienze personali. Questa volta si aggiunge l’idea che saggio e orto botanico possano essere la diversa manifestazione del medesimo concetto di base: un luogo conchiuso (ma non precluso) all’interno del quale si coltiva l’osservazione calma e commossa di un germogliare, di un dischiudersi al ciclo delle stagioni e di un percorso non necessariamente prestabilito, ma comunque ordinato e coerente e sempre foriero di scoperte o di sorprese.

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