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Indefinito canone

Mirko Servetti

Contiene un’esuberanza vigilata, un lirismo conscio del peso del tempo, la poesia di Mirko Servetti. Nelle poesie qui proposte il linguaggio spazia con misura e padronanza dal racconto al sogno, dalla descrizione di stati d’animo all’analisi attenta, a volte ruvida, di situazioni e rapporti interpersonali. E’ una scrittura, quella di Servetti, che ha piena coscienza di quanto sia presente e in qualche modo ineluttabile questa “età delle parole/ mutile di luce e superflue al cuore”, e quanto sia crudo questo “inesorabile tempo presente / senza suono e senza terra”. Ma il suono, un’aspirazione ad una forma possibile di armonia, Servetti lo ricerca e lo attua comunque, con sentimento e tecnica, seppure per rappresentare, con onestà, una terra che soffoca e opprime o una donna che offre “amore di lupa che irretisce / il doppio di me riflesso ai miraggi”. Continua a leggere Indefinito canone

Camera oscura di Paolo RUFFILLI nella lettura di Mirko SERVETTI

Paolo Ruffillioltre il soggetto, dentro la storia
(su Camera oscura)

I) mimesi di una Premessa

     Frequentando i miti, i corpi e i luoghi componenti l’ossatura metastorica quale principale motivo del magistero poetico di Paolo Ruffilli, occorre considerare la topologia entro cui si morfologizza il flusso poematico che da Piccola colazione, transitando per gli ‘scartamenti’ di Diario di Normandia, riprende il suo corso nel ‘letto’ a brevi anse di questa Camera oscura. Continua a leggere Camera oscura di Paolo RUFFILLI nella lettura di Mirko SERVETTI

Paolo RUFFILLI nella lettura di Mirko SERVETTI

Le stanze del cielo – Paolo Ruffilli
di Mirko Servetti

Paolo Ruffilli torna, dopo l’alto esito de “La gioia e il lutto” e a sette anni da quell’evento, con “Le stanze del cielo”.

La nuova raccolta persegue e riplasma la struttura poematica che caratterizzò il libro precedente in una consonanza tematica bene evidenziata da Alfredo Giuliani in prefazione: “Quella stessa inclinazione a oggettivare i dati soggettivi… rende capace Ruffilli di calarsi nella soggettività degli altri, da poeta che è anche narratore. Quello che accade con le molteplici voci di La gioia e il lutto, accade anche con la mutevole voce recitante di Le stanze del cielo e con quella esaltata e sconfitta di La sete, il desiderio, l’altra sezione del nuovo libro che conduce il lettore in due territori a dir poco inconsueti per la poesia: lo spazio concentrazionario “esterno” della prigione e quello “interno” della tossicodipendenza, in entrambi i casi dietro all’ossessione della perdita della libertà.

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