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Indefinito canone

Mirko Servetti

Contiene un’esuberanza vigilata, un lirismo conscio del peso del tempo, la poesia di Mirko Servetti. Nelle poesie qui proposte il linguaggio spazia con misura e padronanza dal racconto al sogno, dalla descrizione di stati d’animo all’analisi attenta, a volte ruvida, di situazioni e rapporti interpersonali. E’ una scrittura, quella di Servetti, che ha piena coscienza di quanto sia presente e in qualche modo ineluttabile questa “età delle parole/ mutile di luce e superflue al cuore”, e quanto sia crudo questo “inesorabile tempo presente / senza suono e senza terra”. Ma il suono, un’aspirazione ad una forma possibile di armonia, Servetti lo ricerca e lo attua comunque, con sentimento e tecnica, seppure per rappresentare, con onestà, una terra che soffoca e opprime o una donna che offre “amore di lupa che irretisce / il doppio di me riflesso ai miraggi”. Continua a leggere Indefinito canone

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Unica brama il lucido occhio di terra (II) – Mirko SERVETTI


(Edward Hopper, Night Windows, 1928)

                                                       La prima parte qui.

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Camera oscura di Paolo RUFFILLI nella lettura di Mirko SERVETTI


(Immagine fotografica di Abelardo Morell)

Paolo Ruffillioltre il soggetto, dentro la storia
(su Camera oscura)

I) mimesi di una Premessa

     Frequentando i miti, i corpi e i luoghi componenti l’ossatura metastorica quale principale motivo del magistero poetico di Paolo Ruffilli, occorre considerare la topologia entro cui si morfologizza il flusso poematico che da Piccola colazione, transitando per gli ‘scartamenti’ di Diario di Normandia, riprende il suo corso nel ‘letto’ a brevi anse di questa Camera oscura. Continua a leggere Camera oscura di Paolo RUFFILLI nella lettura di Mirko SERVETTI