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Note di ascolto (V) – ¡España!

habanera

Antonio Scavone

Note di ascolto (V) – ¡España!
(de Falla – Rimskij-Korsakov – Bizet)

     Il linguaggio della musica ha sempre travalicato i confini geografici della terra d’origine dei compositori. Pur ispirandosi a storie o leggende del milieu territoriale cui apparteneva, la musica ha anticipato una “globalizzazione” (rilettura o innovazione di atmosfere e stili) tra le attribuzioni precipue di un popolo (contesto e tipologia culturale) e la condivisione di un patrimonio tendenzialmente compatibile. Molto più della parola letta o udita, la musica ha sempre affermato e imposto un’intelligibilità “naturale” (cosa c’è di più universale di un “suono”?), anche quando quella parola si esprimeva nell’armonia del canto (opera lirica, in primis). Ci sono stati musicisti per così dire “nazionali” (il cèco Smetana, il finlandese Sibelius) e altri di un respiro sovranazionale, che hanno ricreato un’atmosfera d’ambiente con una fedeltà idealmente sostenibile. Continua a leggere Note di ascolto (V) – ¡España!

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Note di ascolto (IV) – Vibrazioni esotiche

Crosby, Stills, Nash and_Young, 1970

Antonio Scavone

Note di ascolto IV – Vibrazioni esotiche (Brian Wilson e i “Beach Boys” – Crosby, Stills, Nash & Young)

     Negli anni ’60 li chiamavamo “complessi” ed erano formazioni strumentali che ricalcavano l’assetto dei “Fab Four”: batteria, basso elettrico, due chitarre elettriche, di cui una era lead, guida o solista. Si formarono innumerevoli complessi ma molti dei loro componenti trasmigravano da un gruppo all’altro, fondandone di nuovi, sconfessando gli originali. La denominazione “complesso” andò in disuso – troppo semplicistica e in fondo anonima – ma da noi era difficile accettare quella di “band”, che configurava un assetto dalla vocazione pluri-strumentale e con un repertorio molto più articolato e identitario. Continua a leggere Note di ascolto (IV) – Vibrazioni esotiche

Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco

Chorus of hebrew slaves

Antonio Scavone

Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco
(Va’ pensiero sull’ali dorate)

     È il coro più famoso, più popolare e più eseguito dell’opera lirica: è il celeberrimo Va’ pensiero sull’ali dorate dal “Nabucco” che Giuseppe Verdi compose sul libretto di Temistocle Solera e che fu rappresentato per la prima volta alla Scala di Milano nel 1842.
     La storia del “Nabucco” è quella dell’assedio del re assiro Nabucco (Nabucodonosor) alla città di Gerusalemme, infliggendo morte, distruzione e schiavitù agli assediati, gli ebrei Leviti. Ma è anche la storia delle due figlie di Nabucco: l’una, Fenena, erede naturale al trono e fedele; l’altra, Abigaille, figlia presunta e ambiziosa. Continua a leggere Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco

Note di ascolto (II) – Thelonious Monk

Thelonious Monk

Antonio Scavone

Note di ascolto (II) – Thelonious Monk
(Misterioso)

     Eccentrico, anticonformista, singolare, guru di se stesso, innovatore enigmatico, esecutore inimitabile, pianista eclettico: tutto questo era Thelonious Monk (1917-82).
     Nella galassia jazz tra il 1940 e il 1970, Monk è stato inavvicinabile, eremitico, imprevedibile e soprattutto laconico: la tecnica pianistica è stata eccellente e spesso indecifrabile, dal virtuosismo esemplare alle divagazioni disarmoniche, dall’avanguardia inafferrabile al narcisismo monologante. Non lo aiutavano il suo atteggiamento (distaccato e solitario), il suo repertorio di volta in volta rigenerato, addirittura il suo abbigliamento da sciamano o da “diplomatico” in livrea. Irreprensibile sempre, inavvicinabile, insondabile ma il suo jazz, come ha sempre dichiarato, è sempre stato all’insegna della libertà. Continua a leggere Note di ascolto (II) – Thelonious Monk

Note di ascolto (I) – Maurice Ravel, Bolero

Maurice Ravel au piano, 1912

Antonio Scavone

       Una breve premessa trascurabile

     Il linguaggio della musica non ha bisogno di essere tradotto, viene inteso (ascoltato e compreso) da tutti ma anche la musica è una lingua uguale a quelle parlate, con una grammatica, una sintassi, figure retoriche e capacità lessicali e combinatorie.
     La musica si percepisce come un suono che influenza e interagisce con le emozioni, il piacere, l’immaginazione. E come per una lingua parlata, la sua struttura e le sue regole vengono introiettate empiricamente con i sensi (l’istinto) per essere poi decodificate e nuovamente codificate a livello cerebrale e culturale.  Continua a leggere Note di ascolto (I) – Maurice Ravel, Bolero