Archivi tag: note di lettura

Note di lettura (XI) – Leopoldo Attolico

Leopoldo Attolico Antonio Scavone

Il commiato del cuore

     Leopoldo Attolico è un poeta che non si fa illusioni: né su se stesso quando scrive d’amore né sulle lacerazioni “esaltanti” che l’amore procura a un uomo e una donna innamorati. È un approccio ostico quello dei poeti con l’amore: lo magnificano negandolo, lo declinano spesso in una rappresentazione tanto esagitata quanto controversa. La poesia d’amore (o sull’amore) è quel sentiero impervio e insidioso che il poeta accuratamente attraversa col dubbio e la speranza, col fantasma del disamore. Continua a leggere Note di lettura (XI) – Leopoldo Attolico

Annunci

Note di lettura (X) – Francesco Marotta

Francesco Marotta, Impronte sull'acqua Antonio Scavone

Poesia della luce

     Gli addetti ai lavori letterari (critici, poeti, scrittori) sono di solito più autentici quando si trovano in situazioni informali (incontri privati, dopo-cena amicali, dibattiti casuali): non fanno mostra di sé per eloquio o spocchia e se lo fanno è per una terapeutica auto-ironia e non indulgono a citazioni dotte perché le ritengono non pertinenti, anzi fuorvianti. Che significa questo understatement? Che senso ha questa sincerità spartana e sotto traccia? Niente di più naturale: dicono e si dicono le verità, al di là di modi di dire, di riferimenti libreschi, di capisaldi critici.
     Sappiamo tutti (letterati di genere vario) che la poesia è, per esempio, un codice non facilmente accessibile e che, in fondo, tale deve restare. Anche il verso che sembra il più semplice e colloquiale nasconde una difficoltà di interpretazione – se non un’insidia – che richiede, a sua volta, una captazione del senso non immediatamente fruibile. Dovremmo chiederci allora perché i poeti siano così difficili da intendere e perché si ostinino a costruire significati via via più ardui da intendere. La risposta la forniscono i poeti sia pur lasciandola oscura alla nostra capacità o abilità di cogliere le intenzioni e il pregio di un’opera poetica.
     Questa risposta è geneticamente costitutiva del poeta stesso, è la sua linfa e il suo destino, la sua indagine e la sua scoperta: è il perché dell’atto poetico in sé, la sua esigenza e la sua motivazione. Gli scrittori scriveranno racconti e romanzi strada facendo e ne riscopriranno stile e struttura nella stesura dei loro testi, i poeti scriveranno poesie per rispondere alla domanda primordiale e selettiva del loro poetare: scrivo poesie perché so che, facendolo, esprimerò qualcosa che di per sé è inesprimibile. Più che criptica o ermetica, la poesia diventa essenziale alla vita del poeta, anche quando viene concepita sincreticamente al di là della vita e talvolta, addirittura, pur non essendo vita. Continua a leggere Note di lettura (X) – Francesco Marotta

Note di lettura (IX) – Nathanael West

Nathanael West, A Cool Million

Antonio Scavone

Nathanael West

Il sogno di un milione

      Che succede in una contea del Vermont, precisamente a Ottsville, negli anni ’30, quelli della grande depressione economica che colpì l’America? Niente di eccezionale, se non un’indigenza diffusa, un’esistenza grama, i soliti sogni di grandezza della provincia americana.
     Lemuel Pitkin è un diciassettenne di belle speranze, vive con la madre, la vedova Sarah Pitkin, in una tipica casa col portico ma su quella casa grava un’ipoteca che Lemuel non riesce a riscattare e l’unico altro bene di cui dispongono, lui e la madre, è la vecchia mucca Sue che fornisce almeno un po’ di latte, burro e formaggio per sostenere una famigliola tanto bisognosa. I vicini sono gentili e pieni di belle parole e di citazioni auliche ma anche loro versano nelle stesse condizioni di precarietà – anche la coetanea miss Betty Prail – e bisogna inventarsi qualcosa di positivo per scongiurare quella situazione di povertà e propiziarsi un’esistenza e soprattutto un futuro più fruttuosi. Continua a leggere Note di lettura (IX) – Nathanael West

#1 – La Nuova Scuola Messinese: Gianluca D’Andrea – ECOSISTEMI

ecosistemi

Gianluca D’Andrea

Entrare in Ecosistemi è farsi partecipe, parte in causa, di una ricostruzione linguistico-territoriale complessa, frammentata apparentemente, eppur sempre circolare nel suo ruotare intorno alla materia originaria dell’umano, che in sé fonde necessità di memoria e preservazione dello spazio vitale, in uno slancio d’amore conservativo e di contro rivoluzionario proprio in virtù della sua volontà di preservazione del mondo, che in questo libro gioca esso stesso il primario ruolo di attore e metafora del suo connettivo inner sense: il linguaggio. Continua a leggere #1 – La Nuova Scuola Messinese: Gianluca D’Andrea – ECOSISTEMI

Note di lettura (VIII) – Alfonso Gatto

Alfonso Gatto

Antonio Scavone

gato

Il divenire di un’alba

     Ci sono spettacoli della natura silenziosi e minimi, privi di effetti strabilianti, pacati e leggeri da passare per ovvi e irrilevanti. Ci sono poi osservatori attenti e frugali che assimilano quegli spettacoli come facendo finta di impossessarsene voracemente, lasciando agli occhi il compito di ispezionarli nella loro completezza e al respiro e al pensiero di stabilire una comunicazione, un bisogno di compiutezza.
     Alfonso Gatto (1909-76) scrisse questa poesia nella raccolta La memoria felice (1937-39):

Continua a leggere Note di lettura (VIII) – Alfonso Gatto

Note di lettura (VII) – Peter Handke

Peter Handke

Antonio Scavone

Il desiderio infelice
(Peter Handke)

     Non è peregrino pensare che le madri di scrittori e poeti, parchi o prolifici che siano, abbiano chiesto qualche volta ai propri figli di scrivere di loro. È un’aspettativa naturale per quanto timida e discreta, è il segno di un’empatia biologica e per così dire pre-letteraria che non richiede folgoranti esternazioni ma che vive piuttosto nell’intimità e nel segreto, sicuramente nell’auspicio che quel figlio “letterato” possa un giorno scrivere di quell’affetto, di quel legame di sangue e di vita per una compensazione (o una ricompensa) antropologica, familiare, culturale. Continua a leggere Note di lettura (VII) – Peter Handke

Note di lettura (VI) – Iaia Caputo

Antonio Scavone

Vivere e scrivere

     Perché si scrive un romanzo? Per dimostrare un’abilità o una competenza a se stessi o ai lettori? Per esprimere un’idea o un convincimento che ha accompagnato negli anni l’esistenza? Perché non si resiste all’irrefrenabile smania di raccontare le stagioni della propria vita, ritenendole emblematiche di una generazione? Oppure si scrive un romanzo per testimoniare con la letteratura, e quindi letterariamente, un personale struggimento tragico o melodrammatico?
     A tutte queste domande non dà risposte il romanzo “Dimmi ancora una parola” di Iaia Caputo, edito da Guanda nel 2006. Non dà risposte ma le contempla tutte, quelle domande, perché la scrittrice se le pone continuamente nel racconto che allestisce sin dall’infanzia (quando inventava storie incredibili), ma le presenta come esigenze impersonali, ambizioni o voglie riferibili a tutti e a nessuno. Infatti la protagonista non dichiara il suo nome pur argomentando della storia della sua identità: la rifiuta, la allontana da sé questa identità contraddittoria e racconta gli avvenimenti in terza persona, stabilendo quasi un distacco socratico con se stessa. Qual è allora lo scopo di questo romanzo? Da quale esigenza espressiva o analitica è nata l’iniziativa letteraria di raccontarsi? Continua a leggere Note di lettura (VI) – Iaia Caputo

Note di lettura (V) – Mariam Petrosjan

Antonio Scavone

 

La casa sospesa

     Il romanzo è ponderoso, più di ottocento pagine, costruito e distinto in libri, attraversato da una foga descrittiva che fatica a stemperarsi, come se dovesse cooptare e imprigionare il lettore in un’interminabile e sontuosa cristallizzazione della percezione e della simbologia letteraria così corposamente stimolate e allestite. “La casa del tempo sospeso” è, già di per sé, un titolo evocativo e familiare e l’autrice, l’armena Mariam Petrosjan, ha impiegato dieci anni per scriverlo. Continua a leggere Note di lettura (V) – Mariam Petrosjan

Note di lettura (IV) – Bruno Schulz

Antonio Scavone

Le botteghe geniali

     Vi è mai capitato, di notte, di prendere una strada diversa da quella che fate abitualmente per tornare a casa? Può succedere, non vi accuseranno di essere il solito sbadato con la testa fra le nuvole né vi sentirete responsabile e quindi in colpa per la semplice ragione che, di notte, le strade e le nuvole sono tutte uguali, possono trarre in inganno e riservare magari delle sorprese.
     È quello che càpita al protagonista del racconto di Bruno Schulz “Le botteghe color cannella” del 1934.
     Chi narra questa storia è un adolescente animato da una curiosità volatile come un fiocco di neve che plana senza rumore su ogni cosa. È un ragazzo giudizioso, attento, pieno di vitalità e di fantasia. Ha accompagnato i genitori a teatro in una fredda serata d’inverno ma, poco prima che la recita abbia inizio, il padre – inquieto, bizzoso – comunica alla famigliola di aver dimenticato a casa il portafogli e altri documenti importanti che potrebbero servirgli anche in quel momento, in quella circostanza. Continua a leggere Note di lettura (IV) – Bruno Schulz

Note di lettura (III) – Luis Martín-Santos

Antonio Scavone

Parole da negare

     Mancano i topi nel laboratorio per la ricerca contro il cancro e il biologo Pedro deve procurarseli in una Madrid difficile e ostile, pronta a ghermire e a straparlare. È questo l’oggetto e il compito del romanzo “Tempo di silenzio” scritto nel 1962 da Luis Martín-Santos e pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 1970 nella finissima traduzione di Enrico Cicogna.
     Dà l’idea di essere un romanzo tortuoso, spregevole per gli ambienti e le persone che evoca, scritto forse con malanimo e controvoglia, come per obbedire a un’insofferenza mai sanata, a un’indignazione mai lenita, lasciata al suo destino turpe e inconcluso per una superiore volontà distruttiva. Ma le idee o le suggestioni che un romanzo suscita per una sua apparente aridità sono poi le stesse che ci consentono di trovare il bandolo del racconto e di apprezzarne il senso della narrazione e la sua fortuna letteraria. Continua a leggere Note di lettura (III) – Luis Martín-Santos

Note di lettura (II) – Marguerite Yourcenar

Antonio Scavone

Il blu di Marguerite Yourcenar

     Marguerite Yourcenar cominciò a scrivere Conte bleu verso il 1930 e lo lasciò incompiuto per anni fino a farlo diventare inedito: bisognerà aspettare il 1993 – sei anni dopo la morte della scrittrice – per vederlo stampato da Gallimard insieme ad altri due racconti e, per l’edizione italiana, nella breve raccolta della Bompiani “Racconto azzurro e altre novelle”, nella traduzione di Francesco Saba Sardi e con una prefazione di Josyane Savigneau. Continua a leggere Note di lettura (II) – Marguerite Yourcenar

Note di lettura (I) – Anna Maria Ortese

Antonio Scavone

Lune e muri

     Proviamo a chiederci quale fosse il punto di osservazione di Anna Maria Ortese quando cominciava a raccontare: era forse dentro il personaggio che stava descrivendo (al suo interno, facendone le veci) o era al di fuori di esso, in una postazione critica e dialettica per seguirne minuziosamente i pensieri, i fremiti, i silenzi? Continua a leggere Note di lettura (I) – Anna Maria Ortese