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Nottario (II, 4)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

Non tanto il coraggio di dire quanto la necessità di non tacere, perché il silenzio verrebbe consegnato all’oppressore, al nemico che ordina, sceglie, sopprime. Allora occorre, per dire, una nuova forma di silenzio, fatta di parole armate, vigili, attente. (m.e.)

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Nottario (II, 3)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

Inventando una cosmografia di vite marginali o apocrife, tracciando la mappa di un universo fantastico e impossibile, io non impongo una geografia del meraviglioso, un’altra terra da sostituire a questa, ma mostro che l’uomo nasce sullo sfondo di visioni che vengono da un oltre dell’uomo. (m.e.)

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Aforistica/mente

Fabrizio Caramagna

“Gli aforismi di Marco Ercolani hanno sempre una vibrazione luminosa e imprevedibile, talora anche visionaria e oracolare. Sono frecce vibranti in cerca di un bersaglio perduto, trivelle che esplorano le tenebre del mondo. L’aforisma di Ercolani rischiara per un attimo il centro buio della verità, l’oscurità contraddittoria della realtà e della scrittura, per poi rinchiudersi su se stesso.”

Ho riportato un passo del saggio che Fabrizio Caramagna, gestore di Aforistica/mente (un blog molto bello e originale, unico nel suo genere nel panorama nostrano dei siti letterari), ha dedicato alla scrittura aforistica di Marco Ercolani e al suo “Nottario“. Ringrazio Fabrizio per l’attenzione e la stima (ricambiate) verso la “Dimora” e vi invito a leggere l’articolo integralmente qui.

[Cliccando sull’immagine in alto a sinistra, si accede direttamente all’e-book che contiene la prima parte dell’opera.]

Nottario (II, 2)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

Dormire è la sola esperienza di soglia che ci è rimasta – quell’invincibile rifiuto del corpo a compiere gli atti più semplici, quel desiderio appagato di essere fuori di sé, dentro un’esperienza di cui si potrà parlare ma solo a frammenti, senza sapere se corrisponderanno a qualche verità. (m.e.)

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Nottario (II, 1)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

La realtà autentica è composta da tutti quegli esseri e da tutte quelle opere che la storia ha ingiustamente omesso o cancellato e che però restano, come humus sotterraneo o fantasie rimosse, nelle scritture residue, nei sogni segreti. Chissà che uno scrittore non debba proprio riparare al lutto di queste dimenticanze ogni volta che inizia a scrivere. (m.e.)

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Nottario (I, 5)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

Sogno che i confini tornino ad esistere, che riformino il rettangolo del foglio e io riprenda a scrivere; e poi, da sotto, l’acqua ritorni a sgorgare trascinando la carta sulla cima dell’onda più forte. (m.e.)

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Nottario (I, 4)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

Ma se tu vivi soltanto per venir dimenticato
muori celibe e la tua immagine morrà con te.
Guarda nello specchio e parla al volto che vedi,
ora per te è il tempo di manifestarne un altro.

(W. Shakespeare, Sonetti)

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Nottario (I, 3)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

“La citazione, per me, non ha niente di filologico o di manieristico. È una viscerale corrispondenza con un altro essere umano. Una risonanza. Potrei dire che mi metto in ascolto del ritmo di altri cuori perché mi aiutino a sopportare con minore solitudine il battito del mio.” (Marco Ercolani)

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Nottario (I, 2)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

“…in fin dei conti, non un corpus ma un mucchio di cenere, per nulla preoccupato di conservare la sua forma, oppure appena un riparo, senza nessun rapporto con quello che ora, per amore, ho fatto per voi e che adesso vi dirò.”
(Jacques Derrida)

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Nottario (I, 1)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

“C’è qualcosa di assurdo nell’innalzare, attraverso un lavoro di anni, degli edifici di parole, preoccupandosi di costruirli con cura, come se dovessero resistere al tempo, pur sapendo benissimo che già ora solo pochi lettori prestano attenzione ad essi. E tuttavia non è lecito fare altrimenti, perché proprio in questo consiste l’etica della scrittura.”
(Giuseppe Zuccarino)

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