Archivi tag: omicidi di stato

Un omicidio di stato

Nove anni di depistaggi, di menzogne,
di omissioni, di calunnie, di intimidazioni
per proteggere i massacratori
di Stefano Cucchi.

Leggi qui e qui.

Annunci

Passione e morte di un innocente

Luigi La Gloria

(Tratto da:
Riflessi on line
Ediz. numero 11
del 20 luglio 2010)

Alle 7:20 del 4 Agosto del 2009, dopo 82 lunghe ore legato ad un letto di contenzione del reparto di psichiatria dell’ospedale civile di Vallo della Lucania (Salerno), moriva il maestro più alto del mondo: Francesco Mastrogiovanni. Per molti di voi questo nome risulterà sconosciuto sebbene la terza rete della televisione pubblica, nel corso del programma “Mi manda Rai 3” del 30 Aprile del 2010, abbia divulgato una sintesi video della sua passione e della sua incredibile morte. Quelle immagini brutali ci hanno lasciato attoniti; durante quegli interminabili minuti le nostre incredule coscienze sono arrivate a pensare che ciò a cui stavano assistendo fosse il frutto della sapiente macchinazione organizzata da qualche regista del genere horror. Disgraziatamente però si trattava di un’agghiacciante realtà. Continua a leggere Passione e morte di un innocente

Il maestro più alto del mondo

FRANCESCO MASTROGIOVANNI, ANARCHICO
COMITATO VERITA’ E GIUSTIZIA

Mura che occultate
L’infamia contro l’umanità
Mura omertose
Mura impregnate di violenza e di terrore
Di grida e di dolore
Che siate di pietra viva o di cemento
Non ascoltate nessun lamento
Sordi ad ogni implorazione
Ad ogni preghiera
Ostinate nel vostro silenzio
Guardate indifferenti
Oltre la sofferenza

Sabatino Catapano

DOSSIER MASTROGIOVANNI

L0 SPERGIURO DI IPPOCRATE

 

Chi non ha memoria non ha futuro

BREVE CRONOLOGIA DEI FATTI DEL 20 LUGLIO 2001:
PIAZZA ALIMONDA ORE 17.27

Venerdì 20 luglio

Il vicepresidente del Consiglio, on. Gianfranco Fini, con altri esponenti di Alleanza Nazionale, tra cui l’on. Ascierto, si trovano nella Caserma dei Carabinieri di San Giuliano dove si trattengono per diverse ore. Le forze dell’ordine vengono dislocate nelle zone dove passeranno i cortei e nelle vicinanze delle piazze tematiche. Sono stati rimossi i cestini della spazzatura ma molti cassonetti si trovano tuttora lungo i percorsi e nelle piazze dove si raccolgono i manifestanti. Fin dalla mattina compare il Black block: gruppi di 10, 15, al massimo 20 persone alla volta, molte delle quali dall’accento straniero, si aggirano per la città distruggendo vetrine, incendiando cassonetti, auto, motorini. Fanno incetta di sassi, spranghe e bastoni. Diversi privati cittadini, da varie zone della città, denunciano il fatto alle autorità competenti. Un gruppo si concentra in piazza Paolo da Novi, la piazza tematica dei Cobas; inizia a smantellare la pavimentazione e a caricare i cassonetti con pietre. Alcuni manifestanti tentano di fermarli. Le forze dell’ordine, che si trovano a breve distanza, no. Indietreggiano, sparando lacrimogeni. Li inseguono nelle vie adiacenti senza mai fermarli davvero. (Alcuni filmati, anche del sabato, riprenderanno strani personaggi che prima parlano con le forze dell’ordine e poi si avvicinano ad alcuni Black block. Altri filmati riprendono dei personaggi che, in motorino, prima parlano con i Black block, poi con le forze dell’ordine, e così via).

(Continua a leggere qui…)

Non mi uccise la morte

Luca Moretti
Toni Bruno
Cristiano Armati

Nel “paese dell’amore“, la tortura e l’omicidio di stato stanno diventando la norma – una regola non scritta ma ampiamente e ferocemente praticata nel silenzio dei molti e nella quasi totale impunità del “braccio armato” e degli esecutori materiali di turno. Gli allarmi di Amnesty International e di altre organizzazioni umanitarie sulla salute e il rispetto dei diritti individuali in Italia, trovano ogni giorno di più tragica conferma. Il libro di Luca Moretti e Toni Bruno (Non mi uccise la morte, Castelvecchi Editore, 2010, ora liberamente scaricabile dalla rete), partendo dalla ricostruzione delle vicende relative all’assassinio di Stefano Cucchi, getta luce su un intero panorama sempre più pervasivamente caratterizzato dalla prassi del sopruso istituzionale a danno dei soggetti individuati come deboli, come portatori di disagio e di presunte devianze. Ricordate? Per il prode e solerte Ministro della Giustizia, il dott. Angelino Alfano, Stefano Cucchi è morto per una “caduta accidentale dalle scale”; mentre per l’integerrimo, cattolicissimo Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, dott. Carlo Giovanardi, “è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo”. Non un barlume di umana pietà in queste parole, né, successivamente, a verità acclarata, un ben che minimo accenno di scuse ai familiari e all’opinione pubblica: un silenzio assordante che la dice lunga sul sentire morale dei dirigenti del partito dell’amore. Continua a leggere Non mi uccise la morte

Qualcuno tornerà…

“Qualcuno tornerà
per sentire la tua voce,
per dirti che la vita è un gioco
in mezzo ai prati,
che il tempo non ha fine
se vivi per qualcuno.
Qualcuno tornerà
per amarti tutti i giorni.”

(Piero Ciampi,1961)

 

SABATO 16 GENNAIO 2010
Manifestazione con i familiari delle vittime dello Stato
Concentramento ore 10.00
in Piazza della Repubblica a Livorno

MORTI DI STATO ovvero ASSASSINATI dallo STATO
NELLE CARCERI ITALIANE SI MUORE PERCHE’ SI VIENE UCCISI

Continua a leggere Qualcuno tornerà…

Omicidi di stato: Ethel e Julius Rosenberg

Julius_and_Ethel_Rosenberg_NYWTS

(Pubblicato in Italia il libro di Robert Meeropol, Quando il governo decise di assassinare mio padre e mia madre, Zambon Editore)

Robert Meeropol è il figlio minore di Ethel e Julius Rosenberg, condannati a morte nel 1953 dal governo degli Stati Uniti per aver “cospirato al fine di rubare il segreto della bomba atomica”. Salvato dall’orfanotrofio assieme al fratello grazie alla rete di solidarietà dei militanti del Partito comunista americano, Robert compie il proprio percorso umano e politico: dalla militanza nell’SDS negli anni ‘60 della ribellione studentesca, all’impegno per la riapertura del “caso Rosenberg” negli anni’70, fino alla decisione di dedicarsi a tempo pieno, in memoria dei genitori, alla creazione di una fondazione a sostegno delle vittime della repressione.

(Continua a leggere qui…)

Aldo Bianzino era mio fratello…

Aldo Bianzino
L’ennesimo intollerabile caso di omicidio silenzioso in carcere.

Lettera di Claudio Bianzino al presidente della repubblica

Signor presidente, nonostante la grande stima che ho nei suoi confronti, mi perdonerà se, seguendo l’esempio dei miei genitori, volutamente non uso le lettere maiuscole nel rivolgermi a lei ed alle istituzioni in genere, nel tentativo di riavvicinarvi un po’, almeno simbolicamente, alla popolazione italiana.

[…]

Continua a leggere qui.
Qui una ricostruzione del caso.
Qui, ancora, come sempre, altri links di approfondimento.

Giustizia per Federico ALDROVANDI

All’alba del 25 settembre 2005 il diciottenne Federico Aldrovandi muore ammanettato a faccia in giù, in una pozza di sangue durante un controllo di polizia. Federico era solo, disarmato e incensurato. La Questura di Ferrara all’indomani dei fatti fornisce diverse versioni, ambigue e contraddittorie. Federico viene descritto come un tossicodipendente, un autolesionista, un violento. Nessuna delle tre definizioni corrisponde al vero. Dopo alcuni mesi di estenuante attesa, la madre di Federico decide di aprire un blog per trovare le risposte che la Questura non aveva ancora dato. Da quando la vicenda diventa nota, attraverso i giornali ed Internet, in Italia e all’estero, le versioni contrastanti crollano una dopo l’altra. In Parlamento l’ex ministro Giovanardi ammette che due manganelli sono andati rotti durante la colluttazione. Vengono rese pubbliche le foto di Federico dopo la morte che dimostrano inequivocabilmente la violenza da lui subita. Parte finalmente una vera e propria inchiesta e i quattro agenti coinvolti vengono iscritti nel registro degli indagati. Le peggiori ipotesi di pestaggio suscitate dalle fotografie sembrano trovare conferma nei racconti dettagliati di testimoni oculari.

Continua a leggere Giustizia per Federico ALDROVANDI