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Per il giorno della memoria

Neve di deserto

(a Mahmud Darwish)

neve di deserto
che vegli il rosso letargo
di un seme strappato all’aria
sapessi quante pietre
stanno fiorendo come ali
nelle mani di bambini di gesso
sapessi quanti giorni di grano
sono racchiusi in un cuore di sabbia
nel respiro di questa terra negata
pronta a farsi linfa di miracolo
specchio vivente di uomini
cresciuti sotto cieli di spine

(Da: Alfabeti di esilio, Torino, 1990)

In Palestina non crescono abeti…

“BLESSED ARE THE PERSECUTED
AND BLESSED ARE THE ONES WHO MOURN”

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(Murales a Ramallah, immagine fotografica tratta da Georgiamada)

Natale, un altro

C’è una pecora riversa sul fianco da una settimana
ci sono due donne in coda davanti al forno
che ha una finta luce sempre accesa
ma il pane da mangiare non cuoce mai

abbiamo avuto poca cura nel fare il presepe quest’anno
e i nostri bambini hanno voluto mettere
i loro soldatini fra le statuine
adesso assomiglia di più alla Palestina di oggi
ci sono tre uomini con i fucili e il volto coperto
e dove finisce il muschio che imita l’erba
subito inizia il deserto

(F. Tomada, da A ogni cosa il suo nome, Le Voci della Luna, 2008)

***

Voci dalla Palestina (II)

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Prosegue, sul blog di Georgia, l’interessante rassegna dedicata ad alcune voci significative della cultura e della letteratura palestinese. Ecco gli ultimi autori pubblicati, con i relativi links:

Murid al-Barguthi
Ghassan Kanafani
Dunya al-Amal Isma’il

[Qui trovate tutte le altre voci di questa preziosissima antologia.]

GRAZIE, GEORGIA.
BUON COMPLEANNO E LUNGA VITA A GEORGIAMADA!

Per non dimenticare SABRA E CHATILA

Venticinque anni fa, dal 16 al 18 settembre del 1982, più di duemila abitanti palestinesi e libanesi dei campi di Sabra e Chatila, alla periferia di Beirut, donne, vecchi e bambini, venivano massacrati dai miliziani delle forze filo-israeliane, sotto la supervisione e con il sostegno logistico dell’esercito di Tel Aviv che aveva occupato da poche ore Beirut ovest. Pochi giorni prima le forze multinazionali che avrebbero dovuto difendere i campi profughi dopo la partenza da Beirut dei fedayin palestinesi e far rispettare l’impegno israeliano a non entrare nella parte occidentale della città assediata dal giugno precedente, si erano prematuramente ritirate.

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