Archivi tag: paul celan

La lingua non appartiene

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Irish

IRISH

Gib mir das Wegrecht
über die Kornstiege zu deinem Schlaf,
das Wegrecht
über den Schlafpad,
das Recht, daß ich Torf stechen kann
am Herzhang,
morgen.

Concedimi il diritto di entrare
per la scala del grano nel tuo sonno,
il diritto di camminare
sul sentiero del sonno,
il diritto di poter scavare torba
lungo il pendio del cuore,
domani.

(Tratto da: Paul Celan, Fadensonnen, 1968
Traduzione di Francesco Marotta)

Post-Kult, 1

Londra, settembre 1940, Biblioteca di Holland Park

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Kiefer, colpa e cosmogonia

Anselm Kiefer, Sulamit, 1981 Francesco Poli

Nel 1980 Anselm Kiefer e Georg Baselitz rappresentano la Germania alla Biennale nel Padiglione che anche Hitler aveva visitato nel 1938. Baselitz espone una monumentale scultura primitivista in legno (Modello per una scultura) che ha un braccio teso che sembra un saluto nazista, mentre Kiefer propone una serie di opere intitolate programmaticamente Bruciare, lignificare, affondare, insabbiare, che sono dei libri con foto, scritti e disegni (che sembrano scampati a un incendio) e dei dipinti dedicati agli Eroi spirituali della Germania, da Parsifal in poi.

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Before the flood, 1

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Paul Celan

      SALMO

      Nessuno ci impasta di nuovo da terra e fango,
      nessuno evoca la nostra polvere.
      Nessuno.

      Sia lode a te, Nessuno.
      E’ per amore tuo che noi vogliamo
      fiorire.
      Incontro
      a te.

      Un Nulla
      eravamo, siamo,
      resteremo, fiorendo:
      la rosa di Nulla,
      di Nessuno.

      Con
      lo stilo chiaro d’anima
      il filamento da cielo deserto,
      rossa la corolla
      per la parola purpurea, quella che cantammo
      sopra la spina,
      oltre.

(Traduzione di Francesco Marotta)

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riletture, 12

Una rarissima immagine di db adolescente.
Una rarissima immagine di db adolescente.

db
il pezzullo

Quaderni delle Officine (XLIV)

Quaderni delle Officine
XLIV. Maggio 2014

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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Via Lepsius. Tre studi (2014)
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Una piccola geografia dei sentimenti

Celan Sebald

Antonio Devicienti

Sebald a Stoccarda, Celan a Brema:
una piccola geografia dei sentimenti

A Stefano Gulizia, con affetto

     Nel volumetto intitolato Moments musicaux (Adelphi, Milano, 2013, traduzione di Ada Vigliani) si può leggere il denso testo di W. G. Sebald Un tentativo di restituzione (pag. 31-41), originariamente pubblicato sulla Stuttgarter Zeitung il 18 novembre 2001 e poi raccolto nel libro postumo Campo Santo. Si tratta del discorso che lo scrittore tenne il 17 novembre dello stesso anno allo Haus der Literatur di Stoccarda e nel quale, con il girovagare tra luoghi, fatti e testi più o meno lontani tra di loro che gli è peculiare, Sebald stabilisce connessioni nient’affatto arbitrarie, intessendo con la sua inarrivabile finezza trame insospettate e rivelatrici.

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Il grido e il silenzio

Laura Darsié, Il grido e il silenzio, 2013

Laura Darsié

Un tormentoso corpo a corpo con il linguaggio svela il destino dell’in-contro “epocale” fra Paul Celan e Martin Heidegger. Una conversazione estenuante ai confini dell’Essere, conduce alla terra del cuore dove, per il poeta bucovino non c’è parola che lenisca le ferite della storia. Fra l’evento del loro in-contro e la speranza di una parola impossibile, si fa strada il pensiero poetante, ultimo superstite di un colloquio denso di equivoci, di parole trattenute, di ammissioni ricusate: la parola poetica rincorre il pensiero in un atto di estremo attaccamento alla vita – la poesia è per Celan una stretta di mano che forse, il filosofo del Baden non è in grado di restituire. Un’intensa e appassionata disamina dove poesia e filosofia si intrecciano innervate dall’ascolto psicanalitico per incamminarsi nella dimora del perturbante amoroso. Nel segreto dell’in-contro, l’ospitalità dell’estraneo cede alla follia di includere, per amore, l’altro sotto il giogo antico della memoria e della nominazione, non lasciando neppure la libertà di volger via lo sguardo, e di arretrare di fronte a un possesso che tutto vuole per librarsi estenuato, nella scrittura di un colpo d’ascia fiorita

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Celan e l’esperienza dell’impossibile

Anselm Kiefer, Sulamith, 1983

Giuseppe Zuccarino

Celan e l’esperienza dell’impossibile

     È noto che Paul Celan ha avuto per lungo tempo la fama di essere un poeta difficile, quasi impenetrabile. La sua replica a coloro che gli muovevano tale accusa non era la più adatta a conciliarseli: «Al giorno d’oggi è di voga rinfacciare alla Poesia la sua “oscurità”. […] Mi consentano di riportare un detto di Pascal, un detto che lessi in Lev Šestov qualche tempo fa: Ne nous reprochez pas le manque de clarté puisque nous en faisons profession! – Questa, credo, è la – seppur non congenita – oscurità che è propria della Poesia, in vista di un incontro che muove da una distanza o estraneità che essa stessa, forse, ha inteso progettare»(1). Continua a leggere Celan e l’esperienza dell’impossibile

L’ombra e l’anello

Mario Ajazzi Mancini

L’ombra e l’anello.
Di un motivo circolare in
Zeitgehöft di Paul Celan

Unser Glas
füllt sich mit Seide,

wir stehn.(1)

(Il nostro bicchiere
si riempie di seta,

teniamo.)

Paul Celan

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A nord del futuro

CHYMISCH

Schweigen, wie Gold gekocht, in
verkohlten
Händen.

Große, graue,
wie alles Verlorene nahe
Schwestergestalt:

Alle die Namen, alle die mit-
verbrannten
Namen. Soviel
zu segnende Asche. Soviel
gewonnenes Land
über
den leichten, so leichten
Seelen-
ringen.

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