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Per il decennale di RebStein, 2

Flavio Almerighi

Caserma Angelucci

Caserma Angelucci, sorriso di pianura sbagliato, nessuna deriva di rima, solo sbadigli di un’umanità fortemente compromessa col Piano Solo: un po’ come all’Hotel Cascino, vetri rotti e prese d’aria ovunque dentro una città paragonabile a Ravenna, e noi a portare lo stesso basco di panno tutte le stagioni. Si può andare? Dove. Quanto mi piaceva tua sorella, le mani andavano a nozze sotto la gonna, resta un tiglio maestoso coperto di nostalgia insana con queste temperature percepite. Il corpo di guardia veniva traghettato ogni sera e rientrava ogni mattina, salvo decisioni dell’ultima ora da parte dei PPG. Bastò una volta sola per fortuna fu l’anno dopo poco prima del terremoto, era il periodo in cui i Led Zeppelin giocavano coi rasta e i rasta giocano ancora con quattro reduci sciancati.

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Per il decennale di RebStein, 1

Marina Pizzi

Bivacchi e sodalizi il mio imbrunire
Bugiardo brevetto costumanza carbonica
Sotto i sottopassi luridi e blasfemi
Senza nemmeno un mito di racconto.
Qui resta la lumaca divelta…
Povera casa schiacciata dal passo
Senza timore passeggiare contro
Le ambivalenze del destino.
Qui è stato rotto chiunque io fossi
Sotto rotaie sanguigne e frettolose
Tradenti arrivi e partenze.
Voglio morire con la morte dolcissima
Vecchi ormai di sillabari vuoti
Grammatiche nefaste le leccornie di ieri.
Nessun funerale è ammasso alla mia morte
Solo un bidone della spazzatura
Dopo il falò. I pali delle luci debbono
Stare spenti sopra le biglie di giochi tradenti.
Menziona di me la perla nerissima
L’acclusa sbornia dell’ultima cena
Quando quaggiù fanno ancora i ragazzi.
Permettimi di volare prima sfortuna
Sfarzo di mareggiate più che potenti
I trilli di fantasmi che mi attendono.

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Il decennale: Precisazioni

Ci corre l’obbligo di qualche precisazione in merito a quanto scritto qui.
I testi che vorrete inviarci, se ne avete voglia, sono contributi personali liberi, nel senso che ogni autore tratterà il tema che preferisce, nella misura, nella quantità, nei modi e nelle forme espressive che predilige, corentemente col lavoro creativo o di studio che porta avanti più o meno sistematicamente. Ecco, vorremmo qualcosa che rappresenti chi scrive più che il destinatario dell’iniziativa.
Tutti i lavori pervenuti, nessuno escluso, saranno pubblicati su queste pagine, fermo restando che essi rimangono, com’è tradizione di questo sito, di “proprietà” unica ed esclusiva degli autori, anche nel caso in cui, come ci auguriamo, a fine settembre si possa realizzare un volume collettivo per la “Biblioteca di Rebstein“.
Coloro che ci hanno già fatto pervenire i loro testi possono, se lo ritengono opportuno, inviare al nostro indirizzo eventuali ulteriori apporti: verranno inseriti nel corpo del post, qualora fosse già stato pubblicato e, in ogni caso, utilizzati per il “Quaderno” conclusivo.