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Edifici pericolanti

Madre

Non è corretto
e non è poesia
raccogliere un dolore
per scrivere parole

se te ne stai piegata in due dentro la stanza
al primo piano della casa abbandonata
mentre urli, verso il cane muto
che scappa, e cade per le scale, e si nasconde:
senza dimensioni, al buio ascolta
il latrare del tuo male
che sfonda il tetto.

Massimiliano Damaggio, Edifici pericolanti
Postfazione di Fabio Franzin
Nota di lettura di Nino Iacovella
Milano, DotCom.Press, 2017

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Il poema ininterrotto

Nino Iacovella
Francesco Tomada

“Una allucinata somiglianza, una serie progressiva di variazioni, lega le poesie del suo unico libro, che sembrano vivere una dentro l’altra, intrecciarsi e districarsi come un “registro di fragili danze”, come voci «nella traccia di vento / del nostro svanire all’approdo». Sembra che le poesie si rincorrano e si ricombinino in “fuochi di caduta”, in una “incurabile misura del guardare”, all’interno di un dolore che non trova sollievo: «alle tue spalle immagina / con quale lingua il deserto / racconta la piaga dove premeva / la lama della luce il varco / dove precipita il respiro». Ma una speranza resta: «basta un’eco una reliquia di voce / affiorata all’insaputa delle labbra / e il confine è la tua mano». La speranza è sempre, con violenza, «la pupilla / esplosa di un fiore». Lo sguardo origina dalla cecità.”

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