Archivi tag: philippe jaccottet

Scritto 56

SEMAISON: dispersion naturelle des graines d’une plante (Littré).

Continuare allora a coltivare il valore etico della dispersione: ricordarsi di essere anche pianta che disperde semi senza volere attendersi nulla in cambio – chissà dove essi cadranno, chissà se fruttificheranno.

Scrittura come disseminazione e sperpero naturale, perfetto contrario della borghese tendenza all’accumulo e al risparmio, alla finalità e al vantaggio. Continua a leggere Scritto 56

La ciotola di Jaccottet

[Per ricordare Philippe Jaccottet (Moudon, 30 giugno 1925 – Grignan, 24 febbraio 2021) ripropongo lo splendido saggio di Antonio Devicienti (Una ciotola per attraversare il presente. Jaccottet e Morandi) già pubblicato su “RebStein” il 5 luglio 2019.]

Continua a leggere La ciotola di Jaccottet

Pensare il volo (4)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Rebecca Chappell: illustrazione per “Le città invisibili” di Italo Calvino.

Amo i tetti di Parigi, quell’elevazione vastissima tra la Senna e la mente: in una fotografia Italo Calvino passeggia, scrittore-barone rampante, sopra i tetti di Parigi. Ma noi abbiamo dimenticato la lezione libertaria di Cosimo di Rondò e il balzo leggero e geniale di Cavalcanti oltre le arche di marmo.
Di Parigi ricordo la terrazza vastissima dell’Institut du Monde arabe donde benissimo si contempla l’abside di Notre Dame – ma è il tetto del Beaubourg a richiamarmi: tenersi in equilibrio sulle sue cuspidi – non penso affatto al caffè per turisti danarosi allestito all’ultimo piano dell’edificio (oscena insignificanza dei luoghi trendy) – no: penso proprio a un fantasticante andare lungo e sulle tubature a vista e tra le griglie metalliche e guardare Parigi dal vertice della mia contemporaneità, cuspidi non più gotiche, naturalmente, ma novecentesche, piegate e sagomate in gomiti e curve donde guardare la città stratificata e sulle quali coltivare una mia passione di funambolo perdigiorno (scrittura è arte di funamboli, camminare sopra invisibili fili dai quali facile è il rovinoso, goffo precipitare).

OISEAUX

Flammes sans cesse changeant d’aire
qu’à peine on voit quand elles passent

Cris en mouvement dans l’espace

Peu ont la vision assez claire
pour chanter même dans la nuit

Philippe Jaccottet da Airs (1961 – 1964)

È ben vero che il volo possa essere grida e richiami in moto nello spazio (lo spazio è altezza, larghezza e profondità, ma anche suono e visione) e altrettanto vero è che occorre una visione chiara e ferma per attraversare la notte quando sopraggiunge.

Scritto 34

Pasquale Fracasso: Zzarrisciata, 2018

La porta sprangata della poesia di Mandel’štam: На замок закрыты ворота – Paul Celan traduce Riegel, vor das Tor gelegt e Jaccottet Le verrou est tiré sur le portail; Remo Faccani rende La porta del cortile è ben sprangata e Antonella Anedda: La catena è tirata sul portale – è la porta sbarrata che impedisce di varcare la soglia del poema quando il poema va a confrontarsi con la morte per violenza.
Умывался ночью на двореmi lavavo all’aperto ch’era notte traduce Remo Faccani il primo verso della lirica del 1921 e Celan: Nachts, vorm Haus, da wusch ich mich e Jaccottet: Je me suis lavé, de nuit, dans la cour. In effetti двор rende, in russo, i vocaboli corte / cortile, l’espressione на дворе significa sia nel cortile che all’aperto: c’è, allora, un cortile del mondo, il luogo dell’aperto dove andare a lavarsi, nella notte della storia, come per prepararsi a un battesimo o, addirittura, per battezzarsi (poeti?) da soli nella solitudine e nel buio. Oppure l’abluzione rituale è necessaria prima di ogni atto di scrittura che voglia andare incontro al morire di un essere umano: laica pietas senza teologia e senza escatologia, totalmente, duramente terrestre. Continua a leggere Scritto 34

Una ciotola per attraversare l’oggi (Jaccottet e Morandi)

Scrive Antonella Anedda in quel capolavoro che è La vita dei dettagli (Donzelli, Roma, 2009) riferendosi al Battesimo di Cristo di Piero della Francesca alla National Gallery di Londra e dopo aver riportato un testo di Jaccottet in merito al dipinto: Il testo è uno dei rari scritti ekfrastici di Jaccottet, un anticipo d’infedeltà al voto di “non scrivere nulla sull’arte” infranto nella La ciotola del pellegrino dedicato a Giorgio Morandi. In realtà Jaccottet (…) non corre mai il rischio di un eccesso di commento. Il potere della bellezza, il pericolo estatico delle immagini sono neutralizzati trattando la pittura come musica. In modo diretto. Il colore non allude a un tono musicale, ma fa corpo con quel tono. Lo sguardo si traduce in ascolto: “écouter” è il verbo che Jaccottet sceglie quando parla della traduzione “come ascolto della voce dell’altro”. La geometria di Piero della Francesca, i suoi volumi, la scienza prospettica diventano preludi di Bach. Davanti a Morandi la scelta è ancora più radicale: la musica è quella del silenzio, lo sguardo coincide con il raccoglimento. Il dettaglio di una ciotola, quello di una bottiglia o di una rosa spalancano l’infinito. La “vita silente” delle nature morte si trasforma nel “focolare di tutte le parole” che si spengono lasciando solo la memoria del loro bagliore (pagg. 73 e 74). Continua a leggere Una ciotola per attraversare l’oggi (Jaccottet e Morandi)

Saline

1.

Il senso del viaggio è andare a cercare un luogo o una persona o un qualcosa (spesso ancora indefinito). Corretto è anche affermare che quel luogo, quella persona, quel qualcosa ti hanno cercato e chiamato. Il viaggio è, dunque, un incontro.

Continua a leggere Saline

Segni del perturbante (II) – Flavio ERMINI

gottfried-ecker.jpg
(Gottfried Ecker, o. T., 2001)

Segni del perturbante

[Tratto da Flavio Ermini, Antiterra, premessa di Marco Ercolani, Novi Ligure, “I Libri dell’Arca”, 2006, pag. 65–67; già in Anterem, XXVIII, n. 66, Giugno 2003. // Qui è possibile leggere “Il perturbante” (I)]

Mi addosso alla sua ombra
raccolgo il suo silenzio tra le mani.

                               JACCOTTET

    Ogni processo approfondito di conoscenza non porta che alla scansione di strati sempre più profondi e abissali d’incomprensibilità.
    Nei suoi sforzi cognitivi, l’uomo segue un itinerario paradossale e contraddittorio nel corso del quale l’attività della mente si manifesta nel sentire e nel pensare contro, giungendo a volgere ogni emozione e concetto nel loro contrario, fino alla sperimentazione dell’indifferenziato. I segni del perturbante ne sono una testimonianza.
Continua a leggere Segni del perturbante (II) – Flavio ERMINI