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Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat/7)

Le réel c’est toujours ce qu’on n’attendait pas … le «Ah!» des choses à même le cri de l’homme s’il est poète, à même son geste s’il est peintre. Car si la réalité est imprévisible, son irruption n’a de sens que dans l’espace d’un acte humain.

Henri Maldiney in Regard Parole Espace (Éditions L’Âge d’Homme, Lausanne 1973 et 1974, p. 23)

[…]

C’était dans l’atelier de Tal-Coat. Le soir tombait. Mais de l’une à l’autre des toiles disposées, la lumière enfouie se pressait à la surface. Dehors? Dedans? La profondeur montait des profondeurs. Et ça et là une toile grise, irradiant, dans l’aigu, des opalescences de silex, rayonnait d’étendue (p. 117).

Come potrò dire meglio e più compiutamente del filosofo e dell’amico, del sodale che ha condiviso letture, escursioni, riflessioni?

Tacere, invece – e ascoltare. Certamente guardare.

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat/6)

Pierre Tal Coat: Sans titre, acquerello, 1982.

I finestroni dell’atelier che lasciano filtrare il variare della luce cadenzano il tempo ciclico della visione.

La luce, iride di colori, non illumina le cose, è le cose – i colori per dire la luce non imiteranno, non descriveranno, non illustreranno: bruceranno nella loro verità di luce, s’annulleranno per dire meglio e più amorosa mente.

Roberto Grossatesta avrebbe riconosciuto questi luoghi del pensiero e della visione, anche se questa luce in quest’atelier dell’arte e del pensiero è supremamente terrestre.

E le fiamme di candela o di lume a olio di Georges de la Tour?

E la luce del Faro d’Islanda di Claudio Parmiggiani?

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /5)

Pierre Tal Coat: Chemin vif, litografia 1978.

 

LITOGRAFIE: i solchi (o tracce) sulle lastre accoglieranno il colore, la carta sarà continente permeabile e accogliente: impronte sull’acqua, trasparenti e trascoloranti, s’illumineranno le forme della visione, il pensiero vedrà, allora, sé stesso.
(Il tempo verbale dell’arte è sempre al futuro).
Campi arati, uccelli in volo traverso riflessi di luce, pietra affiorante:

lo sguardo non imita, non copia, ma
vede
ma percorre
i sentieri del dipingere, erba smossa dal vento atlantico, pietre levigate dalle piogge, foreste.

Grumi di colore, stratificazioni di colore, superfici trascoloranti.

Il pensiero ha la natura medesima delle scabrosità della corteccia del castagno, le porosità dei muschi sulle rocce, gli addensamenti del salino sui tronchi spiaggiati.

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /4)

Pierre Tal Coat: Bleu surgi (olio su tela, 1974).

Rien ne désaltère mon pas scrive in conclusione di Dans la chaleur vacante André du Bouchet – Paul Celan traduce: Nichts stillt den Durst meines Schrittes.
E si tratta della medesima sete che muoveva i passi del pittore.
Celan conosceva il paesaggio bretone, vi aveva visto i menhir e ne aveva scritto:  Continua a leggere Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /4)

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /3)

Pierre Tal Coat: Et vient la nuit (acquaforte e acquatinta, 1980).

La lezione di Cézanne è implacabile disciplina, rigore d’attenzione e cura.
I giorni di Château Noir echeggiano, lezione di luce e di assetati passi.

Sei dunque, pensée en marche, ovunque il pittore vada, tu lo attendi e, al contempo, lo accompagni.

: pensiero andante, wandernder Gedanke, pensée en marche :

Sta nel bianco tra le campiture di colore, in quei solchi dove tutti i colori sono compresenti e generano il bianco, è in quei corridoi di silenzio e di sospensione, di attesa e di aria inspirata, lì.

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /2)

Pierre Tal Coat: Vol d’oiseaux I (litografia, 1959).

 

Il silenzio dei licheni è grido acuminato che trafigge
le pagine della notte.
Siete stati nell’atelier del pittore, ne sapeste udire la voce
ma talvolta non i silenzi – ne portate negli occhi i colori
ma non sempre le intermessure tra pennellata e pennellata.

I voli degli uccelli, ornitomanzia senza metafisica e senza teologia,
penetravano le pagine del giorno.
La sua mente è stata quelle pagine disegnate o colorate o incise,
il ritmo della sua mente è stato quei voli folgoranti, vertiginosi,
………………………………………………………………………………velocissimi:

i campi arati un marrone solcato di nero (è nera la Terra, come sapevano gli umani dei primordi).

Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /1)

Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

Che cos’è un’andanza?
Lo spazio dello sguardo condiviso, l’esigenza politica che si faccia comunità di pensieri e d’intenti e che bisogna accendere un fuoco, cuocervi il pane, vegliare l’operosità dei giorni.

L’andanza è
l’acqua da condividere, la soglia d’alberi benigni, ancora andare perché l’andanza è nello sguardo comune.

L’andanza vorrebbe talvolta meditante solitudine, ma anche il chiamarsi delle voci dalla veranda della casa e dalle rotte erratiche della biblioteca.

E andando, sempre andando si fa casa, così come si fa giorno per rotazione naturale della terra attorno al suo perno di luce e l’esigenza culturale di stare insieme, scrivere, disegnare, aprire lo sguardo, gli sguardi.

Scritto 45

Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

Esiste questa giuntura tra il corpo, che esperisce tramite i sensi uno spazio di determinate dimensioni, ma comunque finite e definite dalla circonferenza dello sguardo che le vede e la mente, capace d’immaginare l’illimitato e l’infinito.
Chiamo soglia questa giuntura: di qua il cosmo che i sensi colgono, di là i molteplici universi che la mente è capace di raffigurare a sé stessa.
Non sempre la soglia dev’essere varcata o può essere varcata. Talvolta deve rimanere lì dove la sua natura di confine permette una ben più ampia esperienza dell’esistere.
La soglia vibratile tra corpo e mente è una di queste: la si porta sempre con sé, invalicabile eppure feconda: la soglia si muove con noi, siamo noi la soglia.

Pensare il volo (8)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Pierre Tal Coat: Envol, 1974.

Ma la gravità richiama alla terra, trattiene, forse talvolta impedisce, certamente sta in rapporto dialettico con il desiderio di volo, con un’idea di leggerezza.
Quando a metà degli anni Settanta Pierre Tal Coat vede planare e poi di nuovo levarsi in volo sul Lago Lemano due gabbiani ne dipinge quell’atto, certamente, ma ponendosi innanzi a due problemi da risolvere: come dipingere quel volo che è movimento, ma, anche, come dipingere il paesaggio che, materiato di luce, è a sua volta in perpetuo moto – il rischio è quello di dipingere l’uno immobilizzando l’altro.
Il movimento è, invece, doppio e concomitante, doppio e libero, doppio e danzante.
È così che sul foglio di carta si mostra il movimento della mano, del braccio e del pennello dell’artista che fa tutt’uno con quel volo e con quel paesaggio divenuto pura luce (aria, acqua, vegetazione: soltanto luce in moto), il volo dei gabbiani diventa il volo stesso del tratto pittorico in atto, in moto, in danzante elevazione: volo del dipingere che mostra sé stesso.
Envol: prendere il volo: staccarsi dalla superficie lacustre con l’energia di uno slancio del pensiero che salendo incrocia vortici d’aria e di luce: cabrare pur rimanendo fedeli all’acqua e alla terra: doppio moto, doppia ascesa che cercherà una nuova, rapidissima discesa e, di nuovo, il levarsi verso l’alto.

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Memoria dell’oggi: Pierre Tal Coat / André du Bouchet

Pierre Tal Coat: Du côté de la Drôme, 1979 huile sur panneau 25.5 x 30 cm.

 

J’écris toujours pour me rendre digne du poème qui n’est pas encore écrit. / Sans espoir

André du BouchetUne lampe dans la lumière aride / Carnets 1949-1955, Editions Le bruit du temps, 2011, pag. 194