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Andanze (brevi studi per Pierre Tal Coat /1)

Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

Che cos’è un’andanza?
Lo spazio dello sguardo condiviso, l’esigenza politica che si faccia comunità di pensieri e d’intenti e che bisogna accendere un fuoco, cuocervi il pane, vegliare l’operosità dei giorni.

L’andanza è
l’acqua da condividere, la soglia d’alberi benigni, ancora andare perché l’andanza è nello sguardo comune.

L’andanza vorrebbe talvolta meditante solitudine, ma anche il chiamarsi delle voci dalla veranda della casa e dalle rotte erratiche della biblioteca.

E andando, sempre andando si fa casa, così come si fa giorno per rotazione naturale della terra attorno al suo perno di luce e l’esigenza culturale di stare insieme, scrivere, disegnare, aprire lo sguardo, gli sguardi.

Studio sul “Gioco del diabolo” (1955)

(Massimo Campigli: nel ritmo e nell’allusione – devo a una recente conversazione con il carissimo Pasquale Fracasso l’idea di studiare un dipinto di Campigli; tra le numerose opere dedicate dal pittore al gioco del diabolo ne ho scelta una provandomi in una lettura ritmica che, al di là del caso specifico, vorrebbe riflettere sull’importanza determinante e significante del ritmo e dell’allusione).
Tralascerò ogni riferimento biografico, psicoanalitico o simbolico e studierò questo dipinto di Massimo Campigli (Il gioco del diabolo, 1955, olio su tela 37,5 x 53,5 cm) da una prospettiva puramente ritmica, come si trattasse di un fraseggio in poesia o di un testo in prosa poetica; farò così perché mi colpisce la coincidenza, che mi sembra di scorgere qui, tra stasi e moto, perché la fissità delle figure è capace di ritmo e lo spazio si crea per la sola presenza delle figure, così come il testo scritto è un movimento alluso dalla stasi delle parole stampate (il testo è anche uno spartito musicale) e il suo spazio è l’armonioso disporsi dei segni.

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