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Rauco in noi un linguaggio


Jean-Charles Vegliante
Rauco in noi un linguaggio

Interno Poesia, 2021

Traduzione e cura di
Mia Lecomte


Papiers entassés là, stratifications
de mots dans les tranches d’ombre, repentirs
d’où émerge parfois une source vive
un temps couverte, oubliée, qui tout à coup
émeut la poussière du bureau où l’on
relit sans reconnaître mais leur emprise
était une demeure depuis toujours.
Vous prenez alors un cahier neuf ligné
ou à carreaux, laissant par timidité
la première page blanche et recopiant
comme autrefois “au propre” les quelques bouts
de quelque chose qui deviendra peut-être
si l’on peut dire ça – un poème – ou bien
vont rester là perdus, bientôt orphelins.

. . .

Cumuli di carte là, stratificazioni
di parole nei tagli d’ombra, pentimenti
da cui a volte emerge una fonte viva
un tempo coperta, dimenticata, che a un tratto
commuove la polvere dello scrittoio dove si
rilegge senza riconoscere ma la loro tenuta
era dimora da sempre.
Prendi allora un quaderno nuovo a righe
o a quadretti, lasciando per pudore
bianca la prima pagina e ricopiando
come un tempo “in bella” alcuni estremi
di qualcosa che diventerà forse
se si può dire – una poesia – oppure
resteranno là perduti, presto orfani.

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Même étant arrivés nous sommes toujours loin

Dire tutto alle case
Interno poesia, 2021
Traduzione e cura di Mia Lecomte


Nel giugno scorso è uscito, edito da Interno Poesia, “Dire tutto alle case”, raccolta antologica dell’alto mestiere poetico di Thierry Metz. Traduzione e cura di Mia Lecomte, di cui qui pubblico la bella prefazione al volume e le traduzioni di 11 poesie di Metz.


In 76 clochards célestes ou presque (1) Thomas Vinau assembla una galleria di mini-ritratti di scrittori, poeti, artisti, musicisti décalés – Charles Bukowski, Billy Holiday, Blaise Cendrars, Albert Cossery, Nicolas Bouvier, Francis Bacon… – esistenze “estranee” e marginali, spesso di malattia e sofferenza, dotati del potere taumaturgico di guarire il mondo con i loro distillati di bellezza. Avventurieri “del minuscolo” (2), “feriti fedeli alle proprie ferite” (3), “inconsolati che consolano” (4) della cui famiglia fa parte anche Thierry Metz: “La sofferenza ha escluso Thierry Metz dalla vita. Non era uno debole. Prima di tutto era poeta. No, manovale. No, poeta. No, manovale. Prima di tutto era poeta e manovale. Scriveva con il piccone. Una volta evaporato il sudore, l’inchiostro diceva la pietra. E la mano. E il respiro. L’inchiostro diceva il niente. La bottiglia e la fatica. Il tempo che scava i lombi. Il collega. Il capo. Il muro. In altre parole, l’inchiostro diceva il tutto. Tutto di una vita piena. Il suo piccolo cielo. L’acqua e il cemento. Ad altezza d’uomo. E poi la tragedia ha fatto il suo lavoro. Una tragedia famigliare, come si suole dire. La peggiore”. (5)

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