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Arnaut Tripodo

Antonio, nel bellissimo SCRITTO 67, mi ha di poco preceduto in un del tutto accidentale intento di pubblicare una traduzione di Tripodo, e in qualche modo di parlare della traduzione

per me, credo sia proprio adatta la parola che inventai molti anni fa a proposito di chi trasporta parole da una lingua all’altra: tradittore

intendiamoci: non nel senso di “mettere in bocca” all’autore sensi e significati che non intendeva. nel senso di “mettere nella penna” una chiave per l’altra lingua. intatti sensi e significati, mutati, spesso, i suoni e le forme

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“Liriche” di Marcabru

Quando rifletto su opere di livello molto alto e che, malgrado questo, rischiano di rimanere semisconosciute o di essere ignorate, mi si affaccia alla mente un’opera del Maestro Claudio Parmiggiani che si chiama TERRA e che consiste in una sfera d’argilla sotterrata in un luogo (ormai non identificabile) del Chiostro del Palazzo Saint Pierre a Lione: l’opera esiste, sta sepolta nel suolo, esiste nella memoria di chi l’ha vista e di chi ne tramanda il ricordo, esiste nelle fotografie che furono scattate in occasione dell’occultamento e in tal modo esistendo sfugge alla logica commerciale e mediatica che governa le arti a noi contemporanee, è testimonianza del pensiero creatore, ha l’essenza stessa del lievito che, occulto, agisce e alimenta, ma si sottrae alla volgarità di un sistema che ne farebbe un mero prodotto per il mercato. Continua a leggere “Liriche” di Marcabru