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Poesia necessaria – Voci del Novecento (I)

Prende il via oggi su Poetarum Silva, con un post dedicato alla figura e all’opera di Piero Bigongiari, una nuova rubrica, curata da Enzo Campi, dal titolo “Poesia Necessaria – Voci del Novecento“. L’intento è chiaramente divulgativo. Gli articoli, costruiti intorno a una selezione ragionata di testi esemplari e corredati da significativi interventi critici capaci di illustrare le linee essenziali di sviluppo della poetica degli autori presentati, compariranno alternativamente su “Poetarum Silva” e sulla “Dimora del tempo sospeso“.

Vi invito alla lettura e vi do appuntamento alla settimana prossima, su queste pagine, con un numero dedicato ad un altro “grande” ingiustamente dimenticato: Roberto Sanesi.

Quando la poesia si avvicina forte

Iole Toini

Quando il cielo si avvicina forte
da far male, tutto il mio peso si muove
in una quiete che fa guerra alla bocca, al seno.
Quel candore spaventoso mi porta nel corpo
del fiore, giù, fino a urlare di non avere
i piedi ficcati nel prato, lo sguardo
nel cavo del tronco, di non essere
terra da concimare, letame, seme.
L’orto mi pascola con le sue braccia gloriose;
alberi, case di fieno mi vengono incontro, stringono
le ossa fino a farmi sentire un groppo nella gola.

Invidio quel restare in attesa che ha il prato,
il trasalimento delle piante, la luce
che sprofonda nel verde mentre avviene.

L’erba di sicuro non è cosa più piccola del paradiso.

 

(Una selezione di inediti di Iole Toini su Poetarum Silva.
Continua a leggere qui…)

Poetarum Silva

Poetarum Silva

 

 

“Nella scrittura ci si pratica (o ci si dovrebbe praticare) sempre al limite, si è (in)naturalmente portati a frequentare i margini, al solo scopo di osservare le cose dall’esterno e per meglio scegliere il punto più adatto per la penetrazione verso l’interno. Questa penetrazione, spesso praticata con dolo (ma questa sorta di effrazione viaggia in simbiosi col dono), è ciò che permette l’avvicinamento al cuore delle cose.”

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Qual è il vero dono?

Poetarum Silva
Blanc de ta nuque

Qual è il vero dono?

Il corpo di parole a cui il poeta disegna labbra e occhi, modulando
i suoi segni sul ritmo di tracce familiari o inavvertite, sul profilo incerto che
gli specchi rimandano a fatica,

 

oppure
la devozione di chi leggendo
in quella carne si immerge,
recupera dai fondali i suoni
che danno voce a quelle labbra,
le radici che danno immagini
a quegli occhi – la sostanza
che immette sangue,
respiro e movimento
in quella creatura d’aria
?

 

La risposta è qui, qui e qui

Ringrazio di cuore Natàlia, Enzo e Stefano.

 

Esilio nella Selva dei Poeti

(da Esilio di voce, 2009)

prova a trattenere il crepuscolo
prima che l’estremo sbiadire
dei colori scivoli via dal tuo volto
ascolta la squilla sul filo delle pietre
il varco sonoro dove sabbia e radici
restituiscono il duro lavoro del giorno
qui non un gesto che dica il prossimo
squarcio il morso del fuoco
che indurisce cristalli nel palmo
neanche il buio che preme e squama
le impronte degli occhi solo il ritmo
fraterno delle cose immaginate
in piena luce materia vivente
visibile appena il tempo di passare

(Continua a leggere qui…)

***

Luce Fabbri – D’amore e di pensiero

fotoluce

Apocalissi

Viene il giorno dell’ira.
Viene l’inferno, ingoia gl’innocenti.
L’apprendista stregone,
dopo aver scatenati tutti i venti,
preme ridendo l’ultimo bottone.
Le montagne di scoria
si sciolgono in fusione.
E’ finita la storia.
Gli oceani puzzolenti
affogano il bisonte d’Altamira.

(Continua a leggere qui l’omaggio di Natàlia Castaldi a Luce Fabbri…)