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Il vogatore

Silvia Comoglio, Il Vogatore

            *

            tu della Notte punto di do

            di questo  argano di acuta  eco di respiro
            compi   il lato di presenza, il breve solo aperto
            ordine di istante, eterno  dentro il suo rovescio
            d’improvviso detto  dal tetto alla cantina : soglia —
            a-orlo-di-spessore!  dove  i fiori articolare
            alti, di sorpresa, nel Sempre che si deve
            alzare di ritorno, ancora  a sussurrare il nostro —
            solo tempo  scisso  per figura

            *

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Separazione dalla luce (I) – di Mario FRESA

la passione non ci carezza ma ci colora di una
disobbediente cura, di verbi sconosciuti alle parole.

Sono la pietra che ha mani bianche e traina il mondo. Io la terra del mare saggiamente so contare: ridisegnando, in un istante, la forma dei destini. Finire nei frantumi significava, infatti: accendersi, perfezionare il dono dell’intesa. Saprò fingere il tuo sguardo, allora. Il fiume sarà pronto a perdonare. Ma qui tu chiamerai tranelli: tu chiamerai le immense moltitudini degli occhi. Ma senza vincere, senza volere: senza tanto disturbo per quella luce che separa le dita dagli odori, il suono antico dall’attesa: il toro dalla sua vera, divina vocazione.

(La preghiera del Minotauro)

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Lingua acqua – di Paola ZALLIO

[Da: Paola Zallio, Lingua Acqua – Poesia intorno a un’idea, nota critica di Giuliano Gramigna, acquerello di Giulia Napoleone, Verona, Anterem Edizioni, “La ricerca letteraria/Collezione del premio Lorenzo Montano”, 2002]

Ho guardato la Lingua con occhi di madre: che non
possiede cosa più Bella.

Nuvola

     Chi parla ora: parla alle nuvole.
L’aria non dà quiete: sul bianco la dignità si offre come
passaggio a vita nova: e la potenza dell’immagine benedice
le speranze, che sbocciano come fiori.
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Postludium II

(Da: Postludium, nota critica di Giuliano Gramigna, con un disegno di Giovanna Fra, Verona, Anterem Edizioni, “La Ricerca Letteraria – Collezione del Premio Lorenzo Montano”, 2003)

Nati dalle ceneri di un volo
osserviamo transiti di aurore
dalle grate vocali di giardini murati.

Portiamo in bocca
le nostre candele accese.

Nelle mani ali recise senza cielo.

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La devozione di stare – di Marina Pizzi

(Da: Marina Pizzi, La devozione di stare, nota critica di Giuliano Gramigna, Verona, Anterem Edizioni, 1994)

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Campanile di salsedine

Murato soffio s’infilza la nascita
con scisso suono che sarà di grido
quale felice tonfo il ripetente
cuore parente d’altro corpo sfatto. Continua a leggere La devozione di stare – di Marina Pizzi