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Scritto 46

Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

«L’uomo è centauro, groviglio di carne e di mente, di alito divino e di polvere» Primo Levi in Argon (Il sistema periodico – Einaudi, Torino 1975).

Intorno al 1967 Primo Levi realizza, in filo di rame, una figurina che rappresenta un centauro; lo scrittore non è nuovo a lavori consistenti in piccole sculture in filo di rame cui dà vita per tenerle con sé o per regalarle agli amici e ammirevole è quel rendersi visibile della figura immaginata in nodi e in curvature e in addensamenti che le mani, abili facitrici, governano e stabiliscono.
Ora viene il Centauro di Primo Levi ad accamparsi sull’orizzonte di questo scritto che nel suo farsi possiede anch’esso nodi e curvature e distensioni, ma dei caratteri alfabetici, fili d’inchiostro (o di pixel) non meno difficili da lavorare dei fili di rame che, aerei e calvinianamente leggeri, danno a vedere il pensiero mentre pensa sé stesso. Continua a leggere Scritto 46

Ogni tempo ha il suo fascismo

“Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.”

(Primo Levi
Un passato che credevamo non dovesse tornare più,
Corriere della sera, 8 maggio 1974)

Questione di tempo

Auschwitz-Birkenau, un'immagine di Massimiliano Spedicato

Luigi Sasso

Questione di tempo

E’ una di quelle frasi che quando le incontri interrompi la lettura, ti devi fermare, e rifletterci su. L’ha pronunciata Grete Weil, e dice: «Più il tempo passa, più Auschwitz si avvicina».
La prima tentazione è quella di leggere questa frase come un’oscura profezia, come se le parole indicassero l’incombere di una minaccia, o volessero dare un avvertimento. E non c’è dubbio che in anni anche recenti non sono mancati segnali in questa direzione, il rischio di una nuova Auschwitz è stato più volte evocato. Ma forse esiste almeno un’altra possibile interpretazione. Forse questa frase vuol dirci che Auschwitz è una realtà con cui dobbiamo ancora fare i conti, che la memoria non deve essere un esercizio stanco e retorico, né un luogo per speculazioni. Che il passato non è qualcosa che ci lasciamo alle spalle, ma qualcosa che ogni volta, di nuovo, è capace di metterci in discussione. Continua a leggere Questione di tempo