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“piegando la lingua, provando le rime” – su di un “quaderno” di Cristiano Poletti

Cristiano Poletti pubblica nelle edizioni curate da Domenico Brancale Prova d’Artista un “quaderno” contenente 14 testi e due sue immagini intitolato Risposte dei quadri appesi; mi auguro che questo splendido librino sia una sorta di anticipazione o un nucleo di un libro futuro più ampio – anche se trovo altrettanto significativo e importante il fatto che molti poeti di vaglia preferiscano continuare a pubblicare in edizioni limitate o fuori commercio, come a voler intessere e proseguire un dialogo con le persone che certamente leggeranno con partecipazione e cognizione di causa; indubbiamente (e in particolare in un settore come quello della poesia) spiccata è la differenza tra un “pubblico” ampio e uno più ristretto (e, lo sappiamo molto bene, la poesia ha già di per sé molto pochi lettori) – andare con silenziosa discrezione o per interposta persona a cercare uno per uno i propri lettori trovo sia già di per sé poesia in atto, dal momento che in tal modo la scrittura non ostenta sé stessa, non cerca né megafoni né applausi, ma, appartata e laboriosa, raggiunge chi desidera esserne raggiunto, accompagna i raccolti, preziosi momenti della giornata dedicati al pensiero e alla lettura. Continua a leggere “piegando la lingua, provando le rime” – su di un “quaderno” di Cristiano Poletti

Tracce (2)

S’infittisce la presenza della poesia e più in generale della scrittura di Paul Celan nell’opera di diversi autori italiani di questi anni; mi è gradito, per esempio, accennare ai seguenti versi:

Lenz non aveva visto più nessuno.
Qualcuno lo aveva abbandonato.

Fuori ci si spartisce il secolo
e con mute furibonde scavalcheremo
l’anno, ognuno dalla sua parte
ognuno con il suo pezzo di bene nella bocca.

“Fuori fa freddo ed è gennaio”

e tutti ci cerchiamo con le mani
come ciechi, come assassini.

Da lì non avremo più il coraggio
di uccidere nessuno.

Si fanno larghe le pozze tra la neve
come i perdoni tra le impronte

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Nell’esilio / Franck Venaille, René Daumal

Scrive Franck Venaille in C’est nous les Modernes (Flammarion, Paris 2010, pagg. 7 e 8): «Je suis de l’écriture. Dans l’écriture. C’est mon seul bien. Écrire m’a fait. Écrire m’accompagnera jusqu’à la fin. Écrire coordonne ma vie».

Le edizioni Prova d’Artista / Galerie Bordas di Venezia dirette da Domenico Brancale stampano proprio in questi giorni di Franck Venaille Tre fasi di uno stato di costrizione e di René Daumal La seta – entrambi i testi appaiono nella traduzione di Bruno di Biase.

Il passo e l’eco della scrittura mi accompagnano in queste settimane riverberando da due luoghi d’Europa eccelsi per memorie e capacità di creazione artistica (Venezia e Parigi), s’inarcano tra due rive linguistiche (due rive ci vogliono traduceva Vittorio Sereni un luogo di René Char), chiamano altre voci, altri passi, altri orizzonti.