Archivi tag: Renato Caccioppoli

Jean-Noël Schifano: Le coq de Renato Caccioppoli

Jean-Noël Schifano pubblica con Gallimard nel 2018 un “récit” (racconto) di fulminante e struggente bellezza, di fine e complessa scrittura, di convinto impegno etico e politico: si tratta di un volume di 102 pagine al cui centro (anche in senso quasi letterale, fisico, da pagina 56 a pagina 71) c’è il famoso episodio dalla vita del matematico napoletano in cui Renato Caccioppoli si fece vedere nel centro di Napoli con un gallo al guinzaglio quale forma di protesta e di dileggio nei confronti della legge fascista che vietava agli uomini di mostrarsi con un animale di piccola taglia al guinzaglio, cosa che, secondo i dettami del partito, ne comprometteva la virilità.

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Breve saggio sugli androni

L’androne è il luogo di transizione tra la strada (pubblica) e gli ambienti (privati) di un edificio; può esservi presente o meno un portone ed eventualmente una cancellata: l’androne è luogo complesso che possiede la virtù pratica di ospitare talvolta la portineria, sempre di offrire un riparo dal sole eccessivo o dalle intemperie (quando, ovviamente, non ci si trovi di fronte a un portone chiuso). Continua a leggere Breve saggio sugli androni

Memoria dell’oggi: Ermanno Rea, Renato Caccioppoli

(La sede de “l’Unità” era al quarto piano del maggior palazzo dell’Angiporto Galleria), covo di innocui trasgressivi (…), centro di attrazione dove la sera convergevano, a ondate, scontenti, curiosi, naufraghi bisognosi di una zattera cui aggrapparsi, giovani e meno giovani “promesse”, qualche bella donna, qualche campione del catalogo degli “intelligenti”.
La cui stella più brillante si chiamava senz’ombra di dubbio Renato Caccioppoli, l’estroso professore di analisi matematica, anticonformista fino allo struggimento. Anzi fino allo scandalo.
Le serate finivano per lo più all’osteria. Talvolta finivano a casa di Caccioppoli dove lui e Francesca si mettevano a suonare a quattro mani: pezzi per lo più dannatamente romantici, pezzi che non finivano mai, oppure finivano per congiungersi quasi senza soluzione di continuità ad altri pezzi, obbligando incalliti chiacchieroni ad un silenzio forzato, talvolta insopportabile, tanto che il gruppo si sfoltiva progressivamente, per successive defezioni in punta di piedi (pag. 15 dell’edizione ET Einaudi, 2002).

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