Archivi tag: repertorio delle voci

Marzia Spinelli: stanza madre

Marzia Spinelli Manuel Cohen
Marzia Spinelli

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N.9 (XXXVI)

Marzia Spinelli: stanza madre.

Tu sei la sola al mondo
che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre,
prima d’ogni altro amore.

(Pier Paolo Pasolini,
Supplica alla madre)

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Fosca Massucco: la mira dell’occhio

Fosca Massucco Manuel Cohen
Fosca Massucco

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE N.8 (XXXV)

Fosca Massucco:
la mira dell’occhio

L’esordio in volume di Fosca Massucco (Cuneo 1972), avviene in età matura, dopo un discreto apprendistato certificato da alcune pubblicazioni e premi (‘Anna Osti’ e ‘Città di Colonna La Tridacna’). A questi fattori estrinseci, oltre che ad un paziente lavoro sulla scrittura, è da attribuire il pregevole risultato de’ L’occhio e il mirino: un’opera prima che ci presenta una voce sicura nel passo, personale nelle movenze: parafrasando l’enunciato programmatico del testo e portandolo alle sue estreme conseguenze, si potrebbe riconoscere che il bersaglio o obiettivo sia stato raggiunto dall’occhio e con il mirino. Ma sarà utile per il lettore riportare un passo dalla prefazione di Dante Maffia: «Si avverte subito che la Massucco ha alle spalle molte esperienze che però ha diluite ricavandone impressioni, giudizi, sensazioni, percezioni che adesso la aiutano a saper guardare il mondo e a saperne leggere le coordinate. In ognuno di questi componimenti si avverte una saggezza che sembra provenire da terre lontane, dall’oriente, ed è per questo che la scansione dei versi ha risonanze di sinfonie. Ecco, musica e arti figurative entrano ed escono dal laboratorio della Massucco e fanno da contraltare con i suoi pensieri. È come se lei avesse fatto incetta di sensazioni e ora volesse riordinarle attraverso lo sguardo mirando al centro. E bisogna dire che ci riesce e riesce a creare anche una circolarità espressiva senza vere e proprie cesure. Continua a leggere Fosca Massucco: la mira dell’occhio

Dario Pasero: Il qui e l’altrove della lingua

Dario Pasero

Manuel Cohen
Dario Pasero

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N. 7 (XXXIV)

Dario Pasero:
Il qui e l’altrove della lingua.
La scrittura della residenza
e dell’erranza.

Certificato da buone uscite in riviste specializzate e in antologie di settore, fondatore a sua volta di periodici: «La Slòira», «L’Escalina», con in attivo studi di letteratura piemontese e prose dialettali, Dario Pasero, che ha licenziato pochissimi titoli di poesia, è tra gli autori di versi più interessanti della scena contemporanea. Continua a leggere Dario Pasero: Il qui e l’altrove della lingua

La lumaca che striscia sulle corde del tempo

Corde de tempo

Manuel Cohen
Anna Elisa De Gregorio

REPERTORIO DELLE VOCI
SECONDA SERIE,
N. 6 (XXXIII)

La lumaca che striscia sulle corde del tempo.
L’esordio in dialetto
di Anna Elisa De Gregorio

Un distico, sapienziale e sillogistico, tratto da La Rosa di Franco Scataglini, omaggia il poeta, uno tra i massimi lirici e neo-dialettali del Novecento, di cui ricorre quest’anno il ventennale dalla morte, ed è posto in exergo al terzo libro di versi, ed il primo in dialetto, di Anna Elisa De Gregorio: «Niente al tempo resiste: / invero, niente esiste.» Dopo due ottime raccolte in lingua, Le rondini di Manet (Polistampa 2010) e Dopo tanto esilio (Raffaelli 2012), Corde de tempo, decimo volume di una interessante collana di poesia, Donne Arte Ricerca e Sperimentazione, curata da Marina Giovannelli, e dedicata alle vincitrici del Premio Biennale Elsa Buiese (assegnato, tra le altre, a Maria Grazia Lenisa nel 2001, a Loredana Magazzeni nel 2005, a Rossana Roberti nel 2007, ad Antonella Pizzo nel 2009, e a Nelvia Di Monte nel 2011) registra il particolare approdo al dialetto. Nata a Siena da genitori campani, nel 1959 l’autrice si trasferisce nella couche di Scataglini, Ancona, città in cui vive e opera. Continua a leggere La lumaca che striscia sulle corde del tempo

Marco Scalabrino e la coralità del Novecento siciliano

Marco Scalabrino

Manuel Cohen
Marco Scalabrino

 

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N.5 (XXXII)

 

Marco Scalabrino e la coralità
del Novecento siciliano

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L’umanità in cantiere di Andrea Lanfranchi

Andrea Lanfranchi

Manuel Cohen
Andrea Lanfranchi

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N. 4 (XXXI)

L’umanità in cantiere
di Andrea Lanfranchi.
Pazienza dei giorni,
scienza della luce.

cantiere in luce

cantiere in luce d’acquitrini
tavole lasciate nella melma
– tavole e cielo, e ferri da 18
sullo specchio orizzontale

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Il lievito Madre/Padre, o Doping, nella poesia di Angela Bonanno

Angela Bonanno

Manuel Cohen
Angela Bonanno

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N. 3 (XXX)

“A rose ca gallegge ndó becchiere
me guarde cu duje uocchje annammarute]
pe ddìreme ca pe edde só fenute
i tiembe de spascézze ndó giuardine”

“La rosa che galleggia nel bicchiere
mi guarda con due occhi amareggiati
per dirmi che per essa son finiti
i tempi di goduria nel giardino”.

(Assunta Finiguerra,
Tatemije, Mursia 2010)

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L’angolo ospitale di Salvatore Ritrovato

L'angolo ospitale

Manuel Cohen
Salvatore Ritrovato

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N. 1 (XXVIII)

Ci sono autori che si segnalano per la ricerca di una notevole sobrietà formale e tonale: autori che in epoca di effetti speciali evitano i riflettori delle mode e dei consumi culturali. Sono solidi, dal passo lungo, si esercitano con cura e costanza traguardando tappa su tappa, tassello su tassello, consapevoli che il percorso è a fondamento invisibile del viaggio, e che il viaggio è la meta stessa. A sedici anni dalla raccolta d’esordio (Quanta vita, 1997), e a due dal reportage in versi (Cono d’ombra, 2011), Salvatore Ritrovato (1967) esce con L’angolo ospitale, lavoro tra i più mossi e consapevoli, segnando la conquista di tappa in salita: a tutt’oggi il suo traguardo più alto. Continua a leggere L’angolo ospitale di Salvatore Ritrovato

Repertorio delle voci (XXVII)

Manuel Cohen
Marilena Renda

Nel grande cretto, tra Ethos
ed Epos, quasi un’allegoria.

    

Di Marilena Renda, leggiamo finalmente per intero l’articolato poemetto Ruggine, un testo dalla lunga gestazione, già apparso in rete nel 2009, rappresentato a teatro, e qui proposto in una stesura ulteriormente rivista in cui si è sistematicamente provveduto a uniformare il tutto, a renderlo continuum, narrazione quanto più possibile coerente e organica: è probabilmente in ragione di ciò che l’autrice ha eliminato quegli inserti nell’idioma di Erice, che ci era stato possibile leggere precedentemente.

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Repertorio delle voci (XXV)

Manuel Cohen
Marino Piazzolla

LA POESIA DI MARINO PIAZZOLLA
E IL PRIMO NOVECENTO ITALIANO.

Questioni preliminari.

Alcune questioni di fondo, intorno alla composita opera di Marino Piazzolla (San Ferdinando di Puglia 1910, Roma 1985) restano a tutt’oggi inevase. Alcune, per così dire, estrinseche, riguardano:
1) La difficoltà a reperire i testi, per molti dei quali sarebbe opportuna una nuova edizione. Continua a leggere Repertorio delle voci (XXV)

Repertorio delle voci (XXIII)

Manuel Cohen
Dina Basso

Dina Basso tra le primizie del deserto.

“Nun serva a nenti cummighiarisi,
tantu quannu scrivemu
semu sempri’ a nura”

(“Non serve a niente coprirsi,
tanto quando scriviamo
siamo sempre nudi”)

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Repertorio delle voci (XXII)

Manuel Cohen
Salvatore Pagliuca

La terra e la lingua.
Tra orti e pietre la parola
di Salvatore Pagliuca.

“…ciascuno risale per strade
di pensieri più chiari e inquieti
come una nazionale tra oliveti
da sicignano a vietri”

     Con Lengh’ r’ terr’ (Lingua di terra), Salvatore Pagliuca, archeologo, infaticabile operatore culturale, studioso di arte contemporanea e di storia locale, basti qui ricordare la prova narrativa in cui storia e fiction danno luogo a un esito inatteso: Il 1799 a Muro ovvero su di un manoscritto perduto, ritrovato e nuovamente perduto (1999), consegna al lettore una ampia scelta del suo lavoro in versi edito in volume, o presente in antologie, si pensi ai componimenti apparsi nei volumi curati da Tito Spinelli (2000; 2011) e da Luciano Zannier (1998; 2005), o in edizioni d’arte: è il caso, ad esempio, dei versi che corredano il catalogo So quanti passi. Muro lucano dal 1981 al 1997 nelle fotografie di Antonio Pagnotta (1998); nonché una nuova sezione di Inedite. Le raccolte edite nell’ultimo ventennio sono: Cocktél (1993), Orto botanico (1997), Cor’ šcantàt’ (Stupido cuore spaventato, 2008) e Pret’ ianch’ (Pietre bianche, 2010). Quattro solchi d’aratro, o quattro scavi nell’archeologia della lingua e del paesaggio, che marcano la scrittura e la vita. Continua a leggere Repertorio delle voci (XXII)

Repertorio delle voci (XXI)

Manuel Cohen
Giuseppe Rosato

Sabato 5 maggio alle ore 18, nel Teatro Fenaroli della sua città, Lanciano, verranno festeggiati gli ottant’anni di Giuseppe Rosato, il più importante poeta abruzzese vivente. L’autore è nato a Lanciano in provincia di Chieti nel 1932.
Ha pubblicato le raccolte di poesie: La cajola d’ore, Lanciano, Cooperativa Editoriale Tipografica (CET), 1956; Ecche lu fredde, Pescara, Riccitelli, 1986; Ugn’addó, Monterotondo, Grafica Campioli, 1991; L’ùtema lune, Faenza, Mobydick, 2002, pref. Franco Loi; E mó stém’accuscì, Torino, I libri del Quartino, 2003; La vergogna del mondo, San Cesario di Lecce, Pietro Manni Editore, 2003; La ‘ddòre de la neve, Novara, Interlinea Edizioni, 2006, pref. Giovanni Tesio; La distanza, Book editore, Bologna, 2010; La nève, Carabba, Lanciano, 2010; Vedere la neve, Carabba, Lanciano, 2011.
Ha diretto i periodici “Dimensioni” (con Ottaviano Giannangeli e Giammario Sgattoni) e “Questarte”.

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Repertorio delle voci (XX)

Manuel Cohen

[Si ripropone un intervento, qui riveduto e corretto, precedentemente apparso, con il titolo Una monografia su Tonino Guerra: Luigi D’Amato, ‘Il paese che è dentro di me. La poesia di T. G.’, Maggioli, Rimini, 2005, su «Il parlar franco», anno V, n. 5, novembre 2005, pp. 70-74.]

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Repertorio delle voci (XIX)

Manuel Cohen
Umberto Piersanti

Tornando assolutamente a
I Luoghi Persi”.

«la nostra storia è l’ultima vicenda
prima che torni l’autunno, venga l’inverno
era quel giorno l’ultimo che resta
di un’età favolosa quando vagavo
sempre tra i colli con nuove compagne
trasale il sangue nomade che teme
la tiepida dimora che l’attende
che resterà negli anni fissa e immota
e non la muta il tempo e le vicende.»

(Dentro le alte nebbie, pp. 21-22).

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