Archivi tag: repertorio delle voci

Repertorio delle voci (XIX)

Manuel Cohen
Umberto Piersanti

Tornando assolutamente a
I Luoghi Persi”.

«la nostra storia è l’ultima vicenda
prima che torni l’autunno, venga l’inverno
era quel giorno l’ultimo che resta
di un’età favolosa quando vagavo
sempre tra i colli con nuove compagne
trasale il sangue nomade che teme
la tiepida dimora che l’attende
che resterà negli anni fissa e immota
e non la muta il tempo e le vicende.»

(Dentro le alte nebbie, pp. 21-22).

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Repertorio delle voci (XVIII)

Manuel Cohen
Ivan Fedeli

[…] Virus è una narrazione complessa e lineare, un grande affresco, accorato e cordiale, corale e discorde, di epicità negativa e popolare, di epica epocale di derelitti e di dannati; si potrebbe anche dirla un’opera-mondo, per l’ampiezza di spettro o prospettiva, per l’ospitalità delle tante microstorie feriali, quotidiane e marginali.
Storie dell’abiezione, per l’accoglimento di una lingua che spalma i suoi registri attraverso le nuove parole della ‘voce telecratica’, attraverso un nuovo idioma o alfabeto globale. Sin dalla titolazione dei vari paragrafi, che spesso si costituiscono nell’autonomia di vere e proprie suite, siamo immessi in uno scenario in cui cose e uomini, vite e oggetti hanno a che fare con la realtà delle merci, o con la destinazione in ‘terre desolate’ (Eliot) o ‘terreni di risulta’ (Buffoni): si pensi allora a titoli come ‘Raccolta differenziata’, dove non a caso, ad esempio, l’endecasillabo si apre, anzi si raddoppia, come raramente accade nella nostra poesia (come nel Pagliarani de La ragazza Carla) perché evidentemente non basta più, ad arginare, a sconfinare, a registrare il presente, oppure ‘Macerie’, e ‘Dopo Ellis Island’. Continua a leggere Repertorio delle voci (XVIII)

Repertorio delle voci (XVII)

Manuel Cohen
Giarmando Dimarti

Giarmando Dimarti.
L’infinitudine dei cieli
immensi e sonori.

Giarmando Dimarti, nativo di Porto San Giorgio, da molti anni presenza discreta e significativa a Grottammare, stampa la prima raccolta di versi nel 1978, Elegie dopo (La rapida editrice, Fermo) che gli valse l’anno seguente i premi ‘Città di Levanto’ e il ‘Città di Arsita’ nella cui giuria figuravano, tra gli altri, Giorgio Barberi Squarotti, Ugo Fasolo, Gaetano Salveti, Dante Marianacci, Roberto Sanesi e Ruggero Jacobbi. Continua a leggere Repertorio delle voci (XVII)

Repertorio delle voci (XVI)

Manuel Cohen
Franco Loi

Franco Loi. Categorie della dispersione in Stròlegh
e nel passato-presente degli anni Sessanta-Settanta.

“I dis: al scriveva mei na volta,
ca sum dvntà volgare.”
(“Dicono che scrivevo meglio una volta,
dicono che sono diventato volgare.”
)
(Cesare Zavattini, A l’arcnosi, Lo riconosco, 1973)

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Repertorio delle voci (XV)

Manuel Cohen
Giulia Massini

Giulia Massini.
L’inquietante e oscuro posto
che chiamiamo casa.

Dopo il buon libro d’esordio, Le voci sotto (Pendragon, 2004, Premio Frignano Opera Prima 2005), una perlustrazione nella città degli studi della nostra autrice, una Bologna notturna e universitaria dai tratti velleitari e un po’ balordi di una tribù di ‘sprecati’, tardo-adolescenziale, dinoccolata, annoiata, confusamente in cerca di un chiarimento o specificazione di sé, con un linguaggio che mimava l’argot ed il parlato, Giulia Massini, torna ora con un nuovo incisivo, sorprendente, visionario romanzo, ambientato in una irreale, allucinata, lunatica e fantomatica Feriano, in cui il lettore non mancherà di cogliere i molti tratti di allusività e verosimiglianza con la più reale città di Fabriano, in cui l’autrice è nata, e nel cui contesto di civiltà e ordine ha deciso di ambientare una cupa, sordida, violenta vicenda.

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Repertorio delle voci (XIV)

Manuel Cohen
Marino Monti

Lus

Lus ch’al n’ha fatèz
al s’apéja
int e’ bur.
L’udor dla môrta
l’é póch luntân.
La mi crôsa
la j è a là
in che mur d’ombri
za pronta
par pighem
e’ côr.

[Luci – Luci senza sembianze / si accendono / nel buio. / E’ vicino / l’odore della morte. / La mia croce / è là / in quel muro d’ombre / già pronta / per piegarmi / il cuore.]

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Repertorio delle voci (XIII)

Manuel Cohen
Fabio Franzin

Chi legge per la prima volta questi versi è un lettore privilegiato. Si ritrova davanti, senza che nessuno gli abbia aperto o distorto lo sguardo, un’evidenza nuda, incontrovertibile, priva di argomenti. Come davanti al diario di Simone Weil sulla condizione operaia, ma alla rovescia, in una salda e coerente inquadratura soggettiva: lo stato di mobilità di ottanta e più lavoratori dell’industria del mobile, oggi, nel Nordest in crisi. Qui Franzin apre lo scenario, e racconta in sestine, in dialetto, con la stessa lingua, lo stesso passo del suo Fabrica, forse il miglior libro di poesia italiana dell’ultimo decennio. Lì si sentiva l’epica delle mani: l’elogio della loro arte di esistere e di mettere insieme i pezzi della lavorazione e il sostentamento delle vite, con l’affanno, il massacro delle tenerezze, delle aspirazioni, delle femminilità. Fabrica era il lungo canto ritmato, senza strepito, di quelle mani che ora sono state fermate, deprivate della loro capacità di afferrare il mondo e di capirlo. La realtà si è fatta obliqua, piena di salti e di curvature: l’ordine delle certezze è saltato, ed è cambiata la percezione del tempo, del paesaggio, dei rapporti familiari. Queste mani orfane dovranno imparare un modo nuovo di percepire, di accostarsi alle cose. (Stefano Colangelo)

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Repertorio delle voci (XII)

Manuel Cohen
Dina Basso

’nto dialettu
i puntini puntini
nun ci stanu:
nunn’è lingua ppi cu
nun sapa cca ffari.

Nel dialetto
i puntini di sospensione
non ci stanno:
non è lingua per chi
non sa cosa fare.

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Repertorio delle voci (XI, 2)

Gianni Fucci

Gianni Fucci
di Manuel Cohen

Competente linguista e studioso della poesia romagnola, autore di un Dizionario dei poeti dialettali romagnoli del Novecento (2006), Gianni Fucci, decano della poesia neodialettale, nato in Francia nel 1928 da padre toscano e madre romagnola, vive dall’infanzia a Santarcangelo. Varcata la soglia dei cinquant’anni, come spesso è accaduto nel Novecento, a Scataglini, Loi, Baldassari, Pedretti e Baldini, Fucci arriva all’opera prima relativamente tardi con La mórta e e’ cazadour, La morte e il cacciatore (1981), sebbene tracce di suoi testi risalgano ai primi anni ‘settanta, gli anni della nuova grande messe dialettale. Continua a leggere Repertorio delle voci (XI, 2)

Repertorio delle voci (XI, 1)

Manuel Cohen

parchè la poeséa la pò arivé
– za préima dla paróla, – me pensìr
cumè lózzla ch’la vén a inluminé
l’energéa dla lèngua, – se santìr
dvè ch’u s rivela e’ mònd, – e’ su mudé
in ór, ór féin, e’ strimuléi lizìr
dl’amna che la vistéss la tu paróla
me fugh sòtta la zèndra dla tu róla…

perché la poesia può arrivare
– già prima della parola, – al pensiero
come favilla che viene a illuminare
l’energia della lingua, – sul sentiero
dove si rivela il mondo, – il suo mutare
in oro fino il fremito leggero
dell’anima che veste la parola
al nascosto fuoco della tua aròla…

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Repertorio delle voci (X)

Manuel Cohen

LE PAROLE DISABITATE
Antologia del 4° Premio
MezzagoArte 2010

Le Voci della Luna
Sasso Marconi, 2010

    

Giunto alla quarta edizione, il premio trova nella pubblicazione dell’antologia il suo momento centrale, e, per il lettore, la sua verità di verifica. Compongono la giuria: Fabrizio Bianchi (Presidente), Luigi Cannillo, Dome Bulfaro, Ivan Fedeli, Giorgio Foti e Iole Toini: ovvero, editori, critici, autori: a vario grado e a vario titolo i più qualificati – e i meno accademicamente paludati – a cogliere i nuovi segnali.

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Repertorio delle voci (IX)

Manuel Cohen
Annalisa Teodorani

“Le radici popolari e rurali, ràdghi, parola chiave dell’autrice, danno motivo della natura di questa poesia: sobria e raccolta, dove la discrezione più che l’allusività, ha la tonalità di una lancinante mitezza, quando ad esempio affronta l’amore, e dove la grazia è dolente, e il dolore è composto, affidato a immagini concrete, efficaci nella loro ispida nudità: un fas ad spóin (un fascio di spine), o dove anche la contentezza è a metà, cuntantèza a mità.”

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Repertorio delle voci (VIII)

Manuel Cohen
Tolmino Baldassari

Martedì 27 aprile è scomparso Tolmino Baldassari, grande vecchio della poesia italiana, straordinario e puro lirico neodialettale romagnolo, presenza discreta e luminosa, amico e uomo indimenticabile di affabile ospitalità. Lo ricordiamo, con affetto e con dolore, con questo intervento apparso su “Il parlar franco”, anno VI, n. 6, 2006, che lui considerava un ‘fiore all’occhiello’ – sue testuali parole – di una critica che era riuscita a penetrare nella quintessenza della sua poesia. (M.C.)

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Repertorio delle voci (VI) – Manuel Cohen

ERRANZA E RESIDENZA: VITA E LETTERATURA.

“Per un romanziere deve sempre essere esistito un primo romanzo impossibile, un attimo di terrore al primo tentativo d’immagine umana; il resto della sua opera, la sua importanza, dipenderà dal modo con cui avrà riempito questa lacuna, dalla sua storia continua giorno per giorno dell’uomo. Il letterato per noi non avrà altro ufficio: come questo romanziere non rinunzierà a uno studio infinito di se stesso: non cederà a nessun calcolo ma riporterà alla coscienza ogni movimento suscitato nello spirito: crederà a una collaborazione che va oltre le proprie parole, non limiterà i colpi di sonda e non smetterà di cercare in tutti i testi possibili l’immagine di quel testo, per cui ha deciso la propria vita e la propria dignità.” (Carlo Bo, Letteratura come vita).

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Repertorio delle voci (V) – Manuel Cohen

[MANUEL COHEN]

CRISTINA BABINO, LA DONNA D’ORO.
Prefazione di Franz Krauspenhaar, disegni di Walter Angelici, Ancona, peQuod Edizioni, 2008.

Accompagnata dai disegni di Walter Angelici, l’artista sulla cui opera da anni l’anconetana Cristina Babino lavora a uno studio monografico, esce, salutato da due premi e da una annunciata traduzione negli USA, per le raffinate edizioni peQuod, La donna d’oro, originale poemetto in versi che indaga sulla vita, l’opera e le alterne fortune di Tamara de Lempicka, personalità che ha attraversato per intero il Novecento portandone gli stigmi e divenendo, di fatto, una icona dell’Art Déco e della emancipazione della donna. Si tratta di un libro di rara fattura: raramente, almeno nella poesia italiana, la scrittura in versi ha affrontato la pittura e ne ha fatto il proprio nucleo ispirativo. Continua a leggere Repertorio delle voci (V) – Manuel Cohen

Repertorio delle voci (III) – di Manuel Cohen

[MANUEL COHEN]

maria lentiScansione_06-04-2009 10.33.51Maria Lenti – Cambio di luci

Massimo Canalini, presenza storica nell’editoria di qualità, al timone di case editrici raffinate e innovative quali Il lavoro editoriale, Transeuropa, Cattedrale, ospita nella neonata Canalini e Santoni, la sesta matura prova di Maria Lenti, Cambio di luci. La sobrietà della copertina biancopatinata con al centro l’autrice ritratta a penna su cartoncino grigio da Raimondo Rossi, unitamente al titolo, si offre quale spia di senso, enunciato programmatico del testo. Continua a leggere Repertorio delle voci (III) – di Manuel Cohen

Repertorio delle voci (II) – di Manuel Cohen

[MANUEL COHEN]

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Ci sono poeti che nella maturità piena e consapevole hanno in dono la possibilità di dire tutto, e con acquisita naturalezza o semplicità dicono l’incanto e lo stupore (e, a proposito, in tempi ormai lontani fu Remo Pagnanelli a preconizzarne parlando di poetica della sospensione e della stupefazione) dicono di una non ingenua felicità che è nelle cose, che travalica le trafitture, una serenità del vivere che va oltre le ferite, che penetra persino il lettore disincantato ben più avvezzo a scritture senza riparo.

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Repertorio delle voci (I) – di Manuel Cohen

[MANUEL COHEN]

Gualtiero de Santi, Le stagioni francesi di Marino Piazzolla, Ed. Fermenti, Roma 2008, pp.180.

Stagioni francesi

Le sistemazioni e i canoni della poesia del Novecento, se da un lato promuovono a paradigma personalità certe e riconosciute della tradizione, dall’altro rischiano in maniera invero sistematica di perdere di vista e di destinare all’oblio un cospicuo numero di autori, senza la cui lettura non è francamente possibile comprendere entità e misura di un patrimonio culturale. Così, accade frequentemente che autori laterali, o comunque in posizione eccentrica, vengano trascurati e non più editati. Continua a leggere Repertorio delle voci (I) – di Manuel Cohen