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Risorgenza, resistenza, vigilanza

Imbastendo una salda correlazione tra un termine-concetto derivato da Aby Warburg – résurgence -, un termine-concetto derivato dalla storia e dalla Guerra di Liberazione – résistance – e un termine-concetto di derivazione filosofica – vigilance – Yves Bergeret racconta qui della vita intellettuale e politica di uno dei luoghi da lui più amati – Die e la Valle della Drôme – e della scoperta, durante i suoi frequenti vagabondaggi, di stampe, di libri, di edizioni rare che si celano nelle biblioteche private o presso bouquinistes e antiquari della regione e che il poeta si porta a casa, studia, espone al proprio sguardo nella luce bellissima della sua maison affinché poi quello sguardo divenga lo sguardo dei lettori.
E sempre, sempre c’è un legame fortissimo con l’impegno in favore del dialogo tra persone provenienti da terre e culture differenti e di un necessario engagement che fa della parola e della scrittura uno strumento chiamato a non sottrarsi al suo dovere di presenza non solo in sede estetica, ma anche storica e politica.
L’engagement di Bergeret possiede una profondità storica (si vedano in questo caso la sua attenzione per i disegni di Tiziano o Michelangelo o per le partiture beethoveniane) che porta opere apparentemente lontane a dialogare sia fisicamente che idealmente tra di loro, una valenza politica che ne fa un atto incessante di vigilanza antifascista e di testimonianza memoriale, di attività antirazzista e, in sede estetica, di opposizione a qualunque forma di narcisismo e di vago, piagnucoloso o sentimentalistico spiritualismo.
Lo stesso atto fisico di Yves, quell’instancabile suo muoversi da borgo a borgo del Diois, quel suo cercare le persone per parlare con loro, quel suo vedere ciò che molti non vedrebbero (nel caso presente un libro, un catalogo, un disegno), quel suo parlarne e scriverne, lo stesso atto di prendere un’immagine e appenderla a un muro della casa (ma la casa di Yves è anche la concretizzazione visibile della sua mente, del suo pensiero, del suo sentire) sono sempre poesia in atto, una forma di entusiasmo e di slancio che sono la poesia mentre vive.

Mario Dal Pra – La guerra partigiana in Italia

[Mario Dal Pra]

«Non v’era altro sbocco, altra conclusione: o abbandonare la resistenza e abbandonare alle forze alleate il compito della liberazione del territorio nazionale ponendosi in attesa, oppure contribuire alla lotta antitedesca e antifascista organizzando la resistenza armata in forma irregolare, vale a dire col carattere di guerra civile e clandestina. Questo sbocco fu inevitabile per le forze antifasciste già selezionate durante la lotta nascosta contro il fascismo prima e dopo il 25 luglio. Ma allo stesso risultato pervennero anche altre forze, non coincidenti con quelle antifasciste, per altri motivi e con diversi sentimenti. Nel confluire degli sforzi, pur variamente configurati interiormente, sul medesimo terreno di lotta nacque la guerra partigiana in Italia». (Mario Dal Pra)

[Mario Dal Pra, La guerra partigiana in Italia, edizione a cura di Dario Borso, Firenze, Giunti Editore (collana “Saggi Giunti“), 2009]

[Qui e qui l’anticipazione di due capitoli tratti dall’opera, pubblicati su questo blog rispettivamente il 1 maggio e il 27 settembre 2008 per gentile concessione del curatore e dell’editore.]

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Milano, medaglia d’oro della Resistenza

La Segreteria Nazionale dell’ANPI denuncia come provocatorio, vergognoso e inaccettabile il raduno internazionale nazifascista promosso da “Forza Nuova” a Milano per il 5 aprile.

Esso costituisce una intollerabile offesa alla Città di Milano, Medaglia d’Oro della Resistenza e capitale della Guerra di Liberazione che sarà celebrata ancora una volta il 25 aprile, e che pose fine alla dittatura fascista ed alla occupazione straniera nazista, aprendo al Paese la stagione della libertà e della democrazia.

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Io sono Primo Visentin, e sono molti…

Mentre le divise e le armi sfilano sotto l’occhio sazio e compiaciuto di chi, in rappresentanza delle istituzioni, pensa, e dichiara pubblicamente, che una bandiera vale più di una vita umana, qualcuno coltiva ancora l’arte della memoria e della poesia: materiali resistenti per costruire la dimora del domani. (fm)

Io sono Primo Visentin, e sono molti,
nome di battaglia Masaccio, e sono molti,
comandante della brigata Martiri del Grappa,
morto il 29 aprile 1945 nella finale insurrezione,
medaglia d’oro per la resistenza, come molti
compagni di lotta ucciso in combattimento,
figlio di contadini conosco la fame,
maestro di ribelli e di bambini la poesia, e so,
che la fame uccide
e la poesia deve insegnare
come uccidere la fame.

(Danni Antonello)

[Qui altre poesie dell’autore]

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Altri 25 aprile – di Andrea ZANZOTTO

Andrea Zanzotto
Altri 25 aprile

Tristissimi 25 aprile
morti in piedi, sull’attenti
al cimitero
qualche osso perso per la strada
nel sole sfacciato freddo
– o è lo stesso, tutto raggi gamma
noi sordi al 70%
sentiamo gente che parla
come da un altro mondo. Continua a leggere Altri 25 aprile – di Andrea ZANZOTTO