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Horcynus Orca in tedesco

Isabella Horn

Dal 19 febbraio 2015, a quarant’anni dalla sua pubblicazione in lingua originale (Milano, Mondadori, 1975), campeggia nelle librerie tedesche, stampato dall’editore Fischer, il monumentale romanzo di Stefano D’Arrigo Horcynus Orca, romanzo tra i maggiori della letteratura novecentesca.

Quasi dimenticato in un’Italia che legge poco e, se e quando legge, preferisce letture facili e veloci, il libro di D’Arrigo – fonte di poesia per una ristretta cerchia di lettori ‘forti’ – è stato a lungo considerato scoraggiante se non addirittura disperante per chiunque avesse voluto tentare l’impresa di ‘traghettare’ l’opera verso le sponde di un’altra lingua. Con le sue innumerevoli innovazioni, locuzioni gergo-dialettali, creazioni, rivisitazioni e reinvenzioni lessicali, suggestioni onomatopeiche, periodi ondeggianti e spesso baroccamente dilatati, Horcynus Orca presentava ostacoli insormontabili: appariva, insomma, un’opera intraducibile.

Ma ora, grazie alla competenza e all’impegno tenace di Moshe Kahn (che a questo lavoro immane ha dedicato molti anni), l’epopea darrighiana è approdata in Germania. Approdo quanto mai felice e acclamato, stando alle prime reazioni sia della critica, sia del pubblico tedesco: dove, per fortuna, non manca una cospicua fascia di lettori esigenti, non appiattiti sui fin troppo diffusi bestseller di turno. Per loro, il romanzo di D’Arrigo ha significato la gioiosa scoperta di una meraviglia diventata finalmente accessibile. E, se l’accoglienza calorosa, anzi entusiastica di Horcynus in terra germanofona – nemo propheta in patria – rende, sia pure parzialmente, una tardiva giustizia all’unicità di questo capolavoro, il merito va senz’altro a chi ha avuto il coraggio, la costanza e l’amore di tradurlo…: sfidando tutti gli ostacoli dello Scill’e Cariddi letterario.

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Rifrazioni del sublime

Giuseppe Panella
[Retroguardia]

“Il Sublime è la linea d’ombra della teoria estetica – come quella che attende ciascun marinaio all’Equatore, essa attende pazientemente che le teorie del Bello incappino in qualche punto debole, in una falla, in una dimentica beanza di sé.”

 

Rifrazioni del sublime.
Dall’orrore al grottesco.

«Sublime. Termine designante un tipo di esperienza estetica – fatta oggetto di ampia discussione – che è distinta da quella di bello. Nell’estetica contemporanea ogni riferimento al sublime è da tempo caduto in disuso. Già Benedetto Croce negava a questo concetto una genuina valenza estetica, ravvisando in esso un esclusivo riferimento morale; ma neppure in questa sede la filosofia del nostro secolo ha ritenuto opportuno riservare al sublime sviluppi concettuali nuovi o fecondi». (Enciclopedia Garzanti di Filosofia)

«Rifrazione. Deviazione dei raggi luminosi, rispetto alla direzione originaria, che si verifica sulla superficie di separazione di due mezzi otticamente diversi quando i raggi passano dal primo al secondo mezzo».
(Enciclopedia Europea Garzanti)

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Il tempo immobile e tremendo di Mario Benedetti – di Giuseppe Panella

[RETROGUARDIA]

giovan battista mazzucco

La gloria dell’uomo, allora, consiste nel resistere al tempo che vorrebbe “fiaccarne” le risorse esistenziali e comprendere che c’è qualcosa di più oltre la semplice e compiutamente raffigurabile espressione dell’esistenza che egli porta a compimento nel corso della sua via verso il futuro prossimo: anche l’eternità è fatta di giorni, di ore, di minuti e si ritrova dovunque, in qualsiasi luogo.

 

Il tempo immobile e tremendo di Mario Benedetti.

«Or, perché umana gloria ha tante corna,
non è mirabil cosa s’a fiaccarle
alquanto oltra l’usanza si soggiorna;
ma quantunque si pensi il vulgo o parle,
se ‘l viver vostro non fusse sì breve,
tosto vederesti in fumo ritornarle. –
Udito questo, perché al ver si deve
non contrastar ma dar perfetta fede,
vidi ogni nostra gloria al sol di neve;
e vidi il Tempo rimenar tal prede
de’ nostri nomi, ch’io gli ebbi per nulla,
benché la gente ciò non sa né crede:
cieca, che sempre al vento si trastulla»

(Francesco Petrarca, Triumphum Temporis)

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Poesie sono anche doni…

Copertina_MAROTTA

La luna se retuerce en la pared,
se agrieta entre los vapores
azulinos del agua que resbala
a fatiga sobre la piel;
mi casa es un umbral
desde donde miro el mar
que se hace flama,
y la resaca diseña el desorden
de una eternidad interrumpida
en la palabra grito.

 

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[Tutta la mia gratitudine a José Daniel Henao Grisales, Roberto Rossi Testa e Francesco Sasso.]

***

Elogio della lentezza. Paul Valéry e la forma della poesia – di Giuseppe Panella

[RETROGUARDIA]

richter_valery

ELOGIO DELLA LENTEZZA. Paul Valéry e la forma della poesia.

«La calma nell’azione. Come una cascata diventa nella caduta più lenta e sospesa, così il grande uomo d’azione suole agire con più calma di quanto il suo impetuoso desiderio facesse prevedere prima dell’azione.»

(Fredrich Nietzsche,
Umano, troppo umano, I)

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Dino Campana. La poetica dell’orfismo tra pittura e sogno – di Giuseppe Panella

[RETROGUARDIA]

orfeo
(Univ. di Perugia, Dip. di Chimica, Mosaico romano
raffigurante Orfeo
– II sec.)

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La nostalgia è sempre quella di un tempo – di Giuseppe Panella

[RETROGUARDIA]

(Immagine: Turi Volanti, Memorie, 1987)

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Giuseppe Panella – LA NOSTALGIA E’ SEMPRE QUELLA DI UN TEMPO.
La poesia, i poeti e il Mediterraneo di oggi.

«E poi al mattino dimentichiamo. Non sappiamo neanche più riconoscere le finestre che brillavano nella notte. Tornata la luce del giorno, esse sono tutte uguali. E di giorno, sulla Piazza, tutto è allegro, sempre. Se piove, diciamo: “Che tempo!”; se fa bello, diciamo: “Che tempo!”. Mi sono fatta tornare a casa. Ero pericolosamente vicina a cadere nella cronaca. Non sarebbe mai finito. Non c’era ragione per non continuare fino alla mia morte… Con una certa ipocrisia ho giocato sulle parole “memoria” e “nostalgia”. Non posso giurare di essere stata di una sincerità totale quando affermavo di non provare nostalgia. Ho forse la nostalgia della memoria non condivisa…»

(Simone Signoret, La nostalgia non è più quella di un tempo, trad. it. di Vera Dridso, Torino, Einaudi, II ediz., 1980, p. 390)

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Umana gloria/Humana gloria – di Mario Benedetti

[RETROGUARDIA]

umana_gloria
Nelle finestre i giorni.
Si animano pochi visi,
venuti senza chiedere mai
perché ne ho bisogno.
Dove comincio anch’io.
Dove finisco
è una lunga luna,
il grande nero delle montagne.

mariobenedetti

 

En las ventanas, los días.
Se animan pocos rostros,
llegados sin pedirlos nunca
porque se les necesita.
Donde comienzo también yo.
Donde termino
hay una larga luna, el enorme
negro de las montañas.

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