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Breve saggio sul camminare

(L’idea di questo scritto deriva da uno splendido e vibrante intervento di Jonny Costantino pubblicato sul Primo amore il 5 maggio 2018: L’Austria di Bernhard specchio dell’Italia di oggi).

: ma, più che un saggio, scriverò un elogio del camminare, anzi un doppio elogio di un doppio modo di camminare: l’andare a piedi (ma, anche, integrando il camminare, quando necessario, con un tragitto in autobus o in treno, in automobile o in bicicletta) e lo scrivere (sempre rigorosamente a mano).  Continua a leggere Breve saggio sul camminare

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“Preferisco sparire” di Marco Ercolani

Robert Walser Antonio Devicienti
Marco Ercolani

Se il testo è anche uno spazio da esplorare, allora potrebbero essere necessarie delle chiavi per potervi accedere: in questo caso almeno due. L’una è il piacere puro e semplice, l’abbandonarsi, intendo dire, al piacere di leggere e di meravigliarsi; l’altra potrebbe essere già rintracciabile in una precedente opera di Marco Ercolani, La terra mi è di peso / scritture apocrife

(https://rebstein.files.wordpress.com/2009/09/marco-ercolani-la-terra-mi-e-di-peso1.pdf):

Apòkriphòs, cioè segreto. Posseduto dal demone dell’analogia, lo scrittore apocrifo tenta di trovare il segreto di sé nell’anima di un altro. È simultaneamente vampiro e vampirizzato, voyeur dell’atto creativo altrui e insieme testimone estremo di quanto l’altro poteva dire ma non ha detto ed era impensabile ma necessario che dicesse.  E sùbito dopo: Scrivere testi la cui scrittura è impossibile e affermarne l’esistenza con un atto di fantasia postuma. L’apocrifo non è allora una banale ricreazione stilistica quanto uno specchio paradossale, proiettato in tempi altri – uno specchio che riflette vertigini presenti, inattuali e assolute.

[Leggi l’intero saggio su “Quaderni delle Officine]

Un’eterna domenica

Robert Walser

Luigi Sasso

Un’eterna domenica
Fisionomie del perdigiorno in Robert Walser

     La narrativa di Robert Walser, soprattutto quella costituita dalle brevi prose, presenta non di rado la figura di un personaggio – un perdigiorno, un fannullone – che attraversa il racconto, e si allontana da noi con la stessa leggerezza con la quale si era avvicinato. Spesso quelle poche pagine non ci raccontano altro: un giovane studente in cerca di una stanza in affitto, una passeggiata nel bosco, la fantasticheria come unico luogo abitabile. Ma la figura del perdigiorno mostra più di un aspetto, più facce ed espressioni, e sarà necessario tentare una paziente ricognizione. Continua a leggere Un’eterna domenica