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Post-Kult, 1

Londra, settembre 1940, Biblioteca di Holland Park

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“Pasaron, pues, largos días”

Antonio Scavone

Un testo magistrale, indimenticabile. Tradotto dal silenzio, da quel lugar sin límites dove la nostra identità, deposto tutto il carico che gli occhi imbarcano nella traversata degli anni, si specchia e si riflette, libera e perpetua traccia del rifiorire dei volti, nell’immagine senza tempo e senza parole delle sue radici. Una pagina che migra lenta al ritmo di un respiro a lungo trattenuto nel cuore, sulle ali di una scrittura trasparente come una fonte e commossa come un battito di ciglia sfuggito per un attimo al controllo del pensiero – una scrittura che ne segue e asseconda il volo dal paese della memoria agli annali inviolabili dell’anima. (fm)

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Luoghi comuni – di J. Rodolfo Wilcock

Leggevo qualche giorno fa, nel bellissimo blog di Giorgio Di Costanzo, un interessante scritto di Elio Pecora dal titolo “Quattro poeti fra dimenticanza e trascuratezza: Wilcock, Romagnoli, Guidacci, Ortese“.

Ne riporto l’incipit, invitandovi alla lettura dell’articolo e degli altri che, sicuramente, seguiranno.

“Poeti trascurati, o addirittura dimenticati, cancellati. Non sono pochi. Mai più ripubblicati dai loro stessi editori. Nemmeno rintracciabili nelle storie letterarie, nei repertori critici. Persi nel tempo, da cercarsi nei vecchi cataloghi. In attesa di qualcuno, amabile e volenteroso, ma soprattutto di qualche ascolto, che li rilegga, ne rintracci i meriti e le presenze.”

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