Archivi tag: roland barthes

Schedario (V)

Paolo Beneforti

Luigi Sasso

Schedario (V)

animali Il nome, la vita, la morte

     Il nostro nome è come un’ombra che ci portiamo dentro. Qualcosa che non muta, che rimane. Questa fissità non allude a una dimensione immortale, ma al suo contrario. Il nome è la morte, il destino, diverso per ciascuno di noi, ma a cui tutti andiamo incontro.
     Il compito della letteratura è sciogliere questo nodo, fare di questa realtà oscura un discorso, una forma. Questa prospettiva mette la letteratura e il nostro tempo quotidiano in un nuovo e diverso contatto tra loro, fa sì che scrivere ci renda un servizio, ci educhi, ci mostri una strada. Continue reading Schedario (V)

Schedario (IV)

Paolo Beneforti

Luigi Sasso

Schedario (IV)

       A salti di volpe

     Esiste – o forse esisteva – una grande, sconfinata produzione di scrittura, nata senza finalità artistiche e letterarie, ma legata a eventi, situazioni, occasioni, tempi e luoghi della vita quotidiana. Si tratta di lettere, diari, quaderni di scuola, registri, agende: pagine che sembrano scandire lo scorrere del tempo, nelle quali si è depositato quanto anche di minimamente significativo si è potuto verificare nell’esperienza di tutti i giorni. Continue reading Schedario (IV)

Il nome e il desiderio. Su Roland Barthes

Luigi Sasso

Il nome e il desiderio. Su Roland Barthes

Non si riesce mai a parlare di ciò che si ama
R.B.

I due volti del nome

Il nome è la nostra etichetta sociale. E’ la parola che ci definisce e ci accompagna in ogni incontro quotidiano, il suono, la forma grafica della nostra presenza e della nostra assenza. E’ il dato intorno al quale confluiscono e si annodano i nostri altri segni personali, e particolari. Continue reading Il nome e il desiderio. Su Roland Barthes

Tre lettere a Picasso

Antonin Artaud

Roland Barthes

 

[N. d. T.] Le lettere di Artaud, conservate negli archivi del Musée Picasso di Parigi, sono apparse in «Europe», n. 873-874, 2002, pp. 39-43; le ultime due sono state poi riprese in A. Artaud, Œuvres, Paris, Gallimard, 2004, pp. 1143-1145. Le singolarità grafiche (ad esempio gli «a capo» nel corso della frase o la punteggiatura lacunosa) sono ovviamente presenti nel testo originale. La traduzione qui proposta è apparsa in «Arca», n. 10, 2004, pp. 117-120. Il saggio di Barthes, Artaud: écriture/figure, datato 21 giugno 1971, doveva servire da prefazione ad un libro su Artaud di Bernard Lamarche-Vadel, che poi quest’ultimo ha rinunciato a pubblicare; il testo è apparso in «Luna Park», n. 7, 1981 e ora si legge in R. Barthes, Œuvres complètes, III, Paris, Éditions du Seuil, 2002, pp. 877-879. [Giuseppe Zuccarino]

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Lezioni di scrittura

Giuseppe Zuccarino

Lezioni di scrittura

1. Per quanto abbia assunto, attraverso gli anni, forme assai diverse, l’interesse per il tema della scrittura può dirsi una costante del lavoro di Roland Barthes. È appena il caso di ricordare che già il suo primo libro, Le degré zéro de l’écriture (edito nel 1953 ma iniziato nel 1947), verteva proprio sulla proposta di un nuovo e originale concetto di scrittura.
Nel volume, Barthes distingueva, all’interno del linguaggio letterario, tre diversi piani: la lingua, intesa come «un corpus di prescrizioni e di abitudini comuni a tutti gli scrittori di un’epoca»; lo stile, per cui «delle immagini, un eloquio, un lessico nascono dal corpo e dal passato dello scrittore e diventano a poco a poco gli automatismi stessi della sua arte»; ed infine la scrittura, che «è il rapporto tra la creazione poetica e la società, è il linguaggio letterario trasformato dalla sua destinazione sociale, è la forma colta nella sua intenzione umana»(1). Lingua e stile non sono scelti dallo scrittore, ma gli vengono imposti dalla sua collocazione storica e dal suo modo di essere: dunque il momento della scelta e dell’assunzione di responsabilità (anche in senso morale e politico) è costituito proprio dalla scrittura. Continue reading Lezioni di scrittura

Alla ricerca del romanzo – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

Roland Barthes. Alla ricerca del romanzo.

Incontro con Italo CalvinoNel 1979, Roland Barthes pubblica su «Tel Quel» un testo dal titolo Délibération. In esso, esordisce dichiarando il proprio imbarazzo nei riguardi della pratica di tenere un diario. Spiega di avere iniziato a più riprese a redigerne uno, ma di essersi ogni volta bloccato abbastanza presto, a causa dei dubbi sul valore delle proprie annotazioni. Quella diaristica, a suo giudizio, è una forma di scrittura insidiosa, che risulta gradevole per la facilità, ma stenta a resistere alla rilettura: «L’impressione è cattiva: non regge, come un alimento fragile che va a male, si corrompe, diventa inappetibile da un giorno all’altro; percepisco con scoraggiamento l’artificio della “sincerità”, la mediocrità artistica dello “spontaneo”»(1). Continue reading Alla ricerca del romanzo – di Giuseppe Zuccarino