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Spazi del passaggio (per Rosa Barba)

A maggio del 2021 sarà inaugurato a Deryneia sull’isola di Cipro Inside the Outset: Evoking a Space of Passage di Rosa Barba: è dal 2014 che l’artista lavora a questo progetto in due parti, costituito da un film che documenta il progetto stesso e la sua realizzazione e dall’installazione di un cinema a cielo aperto. Il luogo dell’installazione si trova nella zona-cuscinetto di Cipro sorvegliata dalle Nazioni Unite: Rosa Barba ha concepito una serie armoniosa di gradoni ottenuti con gli stessi materiali reperiti in loco e posati in modo da disporsi da entrambi i lati del grande schermo – la realizzazione visibile di questo “spazio del passaggio” sono, infatti, i gradoni a livello del terreno e il grande schermo sul quale il film (e in futuro molti altri film) sarà proiettato da entrambi i lati. Le persone verranno dunque a sedersi da una parte e dall’altra dello schermo, saranno nella maggioranza dei casi di lingua turca e di lingua greca, abitanti dell’isola lacerata.
La doppia cavea non avrà bisogno di manutenzione, ma sarà soggetta al deteriorarsi naturale causato dal tempo e dagli elementi atmosferici. Continua a leggere Spazi del passaggio (per Rosa Barba)

Pensare il volo (7)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Enigmatic Whisper

Quando Rosa Barba riprende le sculture sospese nell’atelier di Alexander Calder e, montando il film, associa le immagini delle opere in moto al suono di quel medesimo loro incessante muoversi, ne fa, insomma, la colonna sonora del proprio lavoro, congiunge in un unico atto filmico il proprio incantamento per l’arte calderiana, l’idea di arte in Calder – liberazione traverso il movimento e la leggerezza: le strutture e le forme sospese sono mosse soltanto dal moto, altrimenti invisibile, dell’aria -, la presenza costante del suono, il variare della luce lungo l’arco del giorno.

Leggo Pascal Quignard: Olivier Messiaen, nel cuore del XX secolo, ha scritto: «Gli uccelli sono i più grandi musicisti del pianeta». Andava ripetendo che «uccellini e uccelline» sono i «maestri degli uomini». Che rappresentano i «testimoni naturali della musicalità assoluta durante l’evoluzione nel corso del tempo». […] La casa dove vivo in una stradina di Parigi è vicina a quella dove viveva Messiaen. Là vive ancora suo figlio. Ci separa un giardino ridiventato selvaggio. È un perduto da aggiungere alla Perduta, che è la natura stessa. Condividiamo lo stesso usignolo, gli stessi merli scuri, le stesse grida laceranti dei gatti, la notte, come bambini che piangonoBute (Analogon edizioni, Asti 2014, traduzione di Angela Peduto, pagine 34 e 35).
Suono ed empito al volo sono dunque concomitanti, si alimentano a vicenda, si liberano a vicenda. E a Parigi si può abitare un tempo specialissimo nel quale continuare a essere contemporanei di Olivier Messiaen.

Scritto 33

Richard Serra: Drawing in Five Parts (2005).

Anche il disegno è filiazione della luce.
Sulle lastre fotografiche provenienti dai telescopi puntati sulla piccola Nube di Magellano Henrietta Swan Leavitt traccia segni, linee, cerchi, ne estrae calcoli e sequenze di cifre: stavolta è un proiettore con la pellicola a vista a rendere visibili sulla parete quegli studi pazienti e quotidiani, quei disegni figliati dalla posizione delle stelle e dalla mano della scienziata che traccia linee, archi, triangoli: relazioni: nell’opera di Rosa Barba Drawn by the pulse quei fotogrammi si alternano alle riprese fotografiche attuali – sempre provenienti dall’osservatorio dell’Università Harvard – della medesima porzione di cielo, è un film muto in 35 mm la cui colonna sonora è il rumore del proiettore che fa scorrere la bobina e la pellicola, il cui pensiero portante è quel disegnare con la luce, seguendo le variazioni della luce, lo svelarsi dello spazio-tempo alla mente, mentre l’inchiostro o la grafite tracciano segni che corrispondono esatti alla sete di conoscere, alla curiosità di chi si sa, minuscolo essere, collocato in qualche luogo dell’universo.

La luna, il plenilunio che erra nella notte, senza turbarla, senza abolirla, senza la profanazione diurna, la luna e le stelle sono per i nostri piccoli occhi mortali, i sintomi del tutto. Ma che sarebbe il tutto, l’universo senza i nostri, piccoli, effimeri occhi viventi e mortali? Non possiamo conoscere il tutto, ma soltanto i suoi sintomi. Andrea Emo, Aforismi per vivere, Milano, Mimesis Edizioni, 2019, pag. 112 (dal quaderno 364 del 1974).

Scritto 32

Richard Serra: Drawing in Five Parts (2005).

C’è un grande foglio di feltro bianco: in esso Rosa Barba letteralmente ritaglia e asporta le lettere che compongono il testo di una pagina della pubblicazione che l’astronoma Henrietta Swan Leavitt dedicò ai propri studi intorno alle Cefeidi visibili nella Piccola Nube di Magellano; il foglio viene appeso a una qualche distanza dalla parete e un riflettore lo investe con la sua luce – il testo, di fatto invisibile sulla sola superficie del foglio, appare, luminoso e perspicuo, nell’ombra proiettata sulla parete.
Rosa Barba allude in tal modo alla vicenda professionale ed esistenziale di Henrietta Swan Leavitt, per anni impiegata come calcolatore umano all’osservatorio astronomico dell’Università Harvard di Cambridge e all’ombra degli astronomi ricercatori (maschi), ma capace di effettuare calcoli e studi che la portano a scoprire il metodo per misurare la distanza delle stelle dalla terra.
In sede di realizzazione artistica la luce artificiale del riflettore è l’attenzione della mente che, investendo l’opera scientifica di Henrietta Swan Leavitt, ne proietta il poderoso significato oltre il testo stesso (invisibile o cieco se non c’è qualcuno che lo legga) illuminando l’ombra che può essere sia quella della non-conoscenza, sia quella (necessaria e dialettica) affinché la luce del pensiero possa agire, ché non è concepibile luce senza ombra, né testo visibile senza il suo risvolto oscuro. E veramente il testo è un ritagliare e un asportare le parole che lo costituiscono affinché lo sguardo che legge attraversi le membrature del foglio raggiungendo lo spazio dove il testo viene proiettato: dietro (o meglio: oltre) il foglio si estende la regione dove il testo possa veramente rendersi visibile.