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La politica inizia nell’intimità: su “Essere con” di Forrest Gander

medusa-head _ganderBe with / Essere con (Benway series 14, Tielleci Editrice, Colorno 2020, traduzione di Alessandro De Francesco) di Forrest Gander è un libro d’amore nel quale la scrittura in poesia si fa capace di dire in modo inedito il dolore e il lutto, il ricordo e la passione.

Be with giunge dopo altri eccellenti libri in poesia, romanzi e saggi: Forrest Gander dimostra sempre di possedere uno sguardo sul mondo e sulle cose della scrittura ampio e, nello stesso tempo, profondo, costantemente innamorato del mondo e qui mi preme sottolineare che questa parola (mondo / world / κόσμος) significa, nei libri di Forrest Gander, ogni singola creatura, non importa se grande o piccola, se macroscopica o microscopica e addirittura invisibile, ogni singolo luogo del pianeta, ogni singolo essere umano – per questo ho voluto richiamare anche il termine greco nel suo significato di “tutto ordinato”, ché la scrittura ganderiana accoglie in sé ed esprime quest’incessante richiamarsi delle parti, questo corrispondersi dei fenomeni, delle esistenze, dei mutamenti: non è affatto un caso che una sorta di aforisma (the political begins in intimacy / La politica inizia nell’intimità – e il sottotitolo del libro in poesia più recente di Gander, Twice alive – New Directions, New York 2021 – suona An ecology of intimacies…) faccia da preludio all’intero libro stabilendo l’indissolubile legame tra ciò che è, appunto, intimo e ciò che appartiene alla sfera della polis, cioè di tutti.

da qui  (Via Lepsius)

Sul concetto di “ecopoesia” secondo Forrest Gander

redstartSe la lingua influisce sul modo in cui pensiamo di essere nel mondo, allora la poesia può far accadere qualcosa. Vorrei suggerire che riesce a farlo. Certamente, penso che abbia influenzato la modalità in cui vivo personalmente il mondo. Ma, in tutta probabilità, non influisce sulla percezione in maniera diretta, come potrebbero desiderare i poeti. Sbarazzarsi dell’“io”, eliminando del tutto i pronomi, decostruendo la sintassi normativa, ecc. Queste tecniche – tutte vecchie più di un secolo – influenzano il lettore. Ma gli effetti sono complessi e sottili e potrebbero non corrispondere affatto alle intenzioni di uno scrittore. Forse, invece di modellare le ecologie, si potrebbe osservare che le poesie si assumono la responsabilità di determinati modi di pensare e scrivere, come sottolinea Charles Altieri, «invitando il pubblico a cogliere quali altre potenzialità esse dimostrino nell’adattarsi al modo in cui chiedono di essere lette».

E se le strutture della percezione non fossero “soggettive” (cioè aggiunte dagli esseri umani ai dati grezzi) o “oggettive” (cioè fornite dalle cose in sé), ma fossero articolate a metà tra relazione e interazione, tale che la parola possa sollevarsi in un medium che non è proiettato, ma che è in atto come un ambiente? Potremmo vederci allora come partecipanti di un linguaggio non strumentale? Ci sarebbe modo di saperlo?

Traduzione di Alberto Fraccacreta da Redstart: An Ecological Poetics, a cura di Forrest Gander e John Kinsella, Iowa University Press 2012.

Scrivere con gli occhi: sulle “erasures” di Mary Ruefle

Scrive Beatrice Seligardi a proposito delle erasures di Mary Ruefle: «Aggiungere il proprio tempo a quello che già esiste, evocato come traccia che appare o scompare attraverso sovraimpressione e cancellatura, su superfici di cui si recupera e si sottolinea la temporalità materiale proprio nel momento in cui la si manipola: è attraverso questi procedimenti che si compone un gruppo di opere che possiamo accostare per affinità ai libri d’artista di Woodman. A Little White Shadow (2006) è un libro della poetessa americana Mary Ruefle,  Continua a leggere Scrivere con gli occhi: sulle “erasures” di Mary Ruefle

Tiresia, sguardi, veli, visioni, cancelli, porte, balbettii, sondaggi

Il 27 febbraio 2020 Federico Federici ha pubblicato, nel suo spazio Weisses Werk, una propria creazione di scrittura asemica e di poesia visiva intitolata Tiresias’ Gate: qui di seguito proverò non a spiegare o a illustrare l’opera, ma, invece, a commentarla, anche perché i migliori risultati di scrittura asemica non possono (e non devono) essere avvicinati continuando ad affidarsi pigramente ad abitudini di “lettura” derivate dall’approccio critico impiegato per la scrittura lineare e che facilmente si rivelerebbero fallaci e insufficienti: già di per sé la scrittura asemica e la poesia visiva vogliono andare oltre una certa tradizione e superare certe abitudini di lettura e d’interpretazione, certi atteggiamenti consolidati. Continua a leggere Tiresia, sguardi, veli, visioni, cancelli, porte, balbettii, sondaggi

Su “Tecniche di liberazione” di Mariangela Guatteri

Tecniche di liberazione di Mariangela Guatteri (Benway Series, 2017) non è libro pensato per una lettura diciamo così tradizionale, ma, nell’ambito di una reale scrittura di ricerca (voglio dire non millantata, non pretesa, non di maniera – perché esiste anche una scrittura sedicente di ricerca, ma manierata e conformata su risultati ormai datati), questo lavoro vuole superare in modo risoluto la convenzionalità del contenuto e della stessa forma-libro.

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