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Scuola di poesia

Massimo Sannelli

Le intemperanze saranno lette bene da chi ha orecchio: si tratta di cambi di intonazione, cioè di umore. Non c’è molto rigore, nemmeno nell’ortografia, e il lettore dovrà creare il suo ordine, liberamente, spezzando – si può fare – la serie dei frammenti. Dopo le parole in Rete, c’è stata una prima edizione sulla carta (Wizarts, 2010): qui è stata stravolta (tagliata e allungata), abbattendo – soprattutto – i suoi limiti interni. La scuola ha un corpo nuovo, forse più adulto ora.
     La coesione della docenza e della decenza ha portato alla nascita e alla chiusura della scuola nella Rete: per una violenta carità la scuola è apparsa, per una violenta carità ha abbandonato Internet. Per questa scuola ho perso il primo dei miei amici e il secondo dei miei maestri: il primo ha chiesto di non essere nominato nel «sottobosco», il secondo ha rinnegato il «capofila», perché non è più «oscuro». Continua a leggere Scuola di poesia

Monologo sull’ambiguo

Massimo Sannelli

[Scuola di poesia]

[Tratto da: Massimo Sannelli, Scuola di poesia, Porto Sant’Elpidio (AP), Wizarts Editore, “Licenze poetiche”, 2010]

MONOLOGO SULL’AMBIGUO

L’ambiguità nasce quando «due elementi contrari costanti […] si scontrano dentro un’opera» (Tre riflessioni sul cinema, 1974) e dentro una vita. Gli elementi «costanti» fanno in modo che l’ambiguità sia un fenomeno duraturo o permanente, «dentro un’opera» o dentro una vita: tutto l’insieme, e per tutto il tempo, ne è investito.

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Rose e gigli – di Massimo SANNELLI

umberto boccioni
(Umberto Boccioni, Nudo di spalle (Effetto di sole), 1909)

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Lettore, ora ti raccomando di leggere *Nudo di madre* di Aldo Busi. In primo luogo, perché Busi è innominabile, tra gli intellettuali, anche giovani. Tu troverai un intero capitolo *contro la poesia*, che per Busi è la serva e l’epigona di cose troppo umane: un’antiopera e un antigenere che non contesta e non descrive, e si trasforma in un gioco sociale, inutile e ridicolo. [ricorda: se Busi ride di te, come ha riso del vecchio Montale «gelatinoso», è perché *se lo può permettere*: e tu non puoi dirgli niente, perché Busi non ha nascosto nulla di sé, né del suo sesso né della sua cultura; e non puoi rispondergli che tu conosci meglio la vita e che la ami, mentre lui è «suicidale»; di vite, Busi ne ha già vissute tre, quante le lingue che parla – eppure ride, in italiano].
Per Busi, la poesia così infinitamente ripetuta è vacua: tutti sono poeti, in ragione della volontà di *esporre il sentimento* caldo e il cuore rosso – cosa che Shakespeare e Rimbaud [che Busi difende] considerano abominevole. La teoria di Busi è in lingua di Scrittore, dunque in una forma assoluta e sacrale da tradurre per gli uomini. Ora, Lettore, ti prego: leggi *Nudo di madre*, criticamente; però leggilo. Dopo, sopporta i sorrisi dei colleghi e del Gotha «gelatinoso», che io ti esorto a *non* frequentare. Infine: chiediti se sia ancora il caso di scrivere *in versi* la tua poesia [e non, ad esempio, in prosa o con altri media: potresti sorprenderti di te stesso]

[…] Continua a leggere:
Scuola di poesia, 4 (Rose e gigli)

E ancora:
Scuola di poesia, 3 (Festa dei sensi)
Scuola di poesia, 2 (Conosci te stesso)
Scuola di poesia, 1 (Al lettore)