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Sparire nella scrittura

Giuseppe Zuccarino

L’opera di un filosofo comporta una parte rilevante concessa all’oralità. Basti pensare alle lezioni (di norma egli è anche professore), alle conferenze, ai dibattiti. Oltre a ciò, nell’epoca dei mass-media vi sono le interviste, destinate alla stampa oppure a un’emittente radiofonica o televisiva. Michel Foucault, anche per via del suo impegno politico e del fatto che alcune sue opere hanno preso in esame, in prospettiva storica ma con ricadute sull’attualità, temi di interesse collettivo (come ad esempio la follia e l’apparato psichiatrico, la prigione e i sistemi di potere, la sessualità e la costituzione del sé), è stato assai spesso sollecitato a pronunciarsi. E in effetti le interviste occupano una parte rilevante delle migliaia di pagine riunite nei quattro volumi dei Dits et écrits foucaultiani, apparsi postumi nel 1995. Tuttavia, a differenza di altri filosofi, Foucault si è sempre astenuto dal pubblicare in Francia un libro di interviste. Ora, però, scopriamo che almeno in un caso l’idea era stata da lui presa in considerazione. Nel 1968, infatti, aveva accettato che venissero registrate varie sedute di un suo dialogo con un critico letterario, che avrebbero dovuto condurre alla realizzazione di un volume edito da Belfond. Per una qualche ragione, il progetto non si è concretizzato e i nastri registrati sono andati persi, ma la parte iniziale del dialogo era stata trascritta all’epoca e viene adesso pubblicata col titolo Le beau danger. Entretien avec Claude Bonnefoy (Paris, Éditions de l’École des Hautes Études en Sciences Sociales, 2011). Continua a leggere Sparire nella scrittura