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Gli immortali

Stefanie Golisch

 

 

 

Their heads are green, and their hands are blue
And they went to sea in a sieve.

Edward Lear, The Jumblies

La mia meta è da nessuna parte,
pesante di carne e storia cammino
nel cerchio come posso, non ho
destino, sono la voglia della vita di
essere viva, si dice che immortali
siamo e non ci dispiace affatto
sentirci così importanti

Io sono la letteratura

Stefanie Golisch

Io sono la letteratura

Non amo la letteratura, sono la letteratura, aveva risposto Kafka alla sua fidanzata Felice Bauer, donna pratica che aveva cercato invano di comprendere la natura misteriosa di questo uomo che lei amava, ma non poteva conoscere.
Parliamo di una situazione kafkiana quando ci troviamo in circostanze paradossali, quando ci sfugge il senso di un incontro, un avvenimento, quando non siamo più in grado di orientarci secondo le solide regole che strutturano la nostra vita quotidiana. Entrare nel mondo di Kafka significa lasciare alle spalle tutto quello che crediamo di essere e che il mondo sia. Il messaggio di Kafka è il dubbio: E se tutto quello che vediamo, viviamo, crediamo fosse solo una illusione? Continua a leggere Io sono la letteratura

Cominciava così…

[Cominciava così, con la traduzione in tedesco, ad opera di Stefanie Golisch (Vom Haus der ausgesetzten Zeit), della prima parte del poemetto di Francesco MarottaDalla dimora del tempo sospeso. Lettera al figlio“. Ripubblichiamo il testo integrale, leggibile ora anche in “Hairesis“, Edizioni Terra d’Ulivi, 2016.]

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Meine ganze Kraft ist meine Einsamkeit

Cristina Campo
Stefanie Golisch

Devota come ramo
curvato da molte nevi
allegra come falò
per colline d’oblio,

su acutissime làmine
in bianca maglia d’ortiche,
ti insegnerò, mia anima,
questo passo d’addio…

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Luoghi incerti

Stefanie Golisch

«Prima o poi ognuno s’inventa la storia che in seguito ritiene sia la sua vita», scrive Max Frisch in Homo faber. Si vuole o non si vuole quindi scoprire la verità della propria vita? E quale verità? Quella comoda e pacificante o quella ambigua, in grado di sconvolgere tutte le presunte certezze? Tra il desiderio di chiarezza e riconciliazione e la necessità oggettiva di indagare sui “luoghi incerti” della propria esistenza in modo più spietato, Stefanie Golisch utilizza la storia della propria famiglia, la storia di una Germania rimossa, la vita dell’io narrante tra due culture, quella tedesca e quella italiana, per aprire un bilancio. Senza vincoli cronologici, un io alla sbarra si pone di fronte al giudizio del lettore. Da una parte il desiderio di una coerenza retrospettiva, dall’altra il caos indistinto nelle viscere del vissuto, nella sola convinzione che «non si può essere allo stesso tempo ciò che si è stato e ciò che si è», e che soltanto scrivendo si accenna una via d’uscita: una possibile verità o una versione della realtà come risultato di un continuo velarsi e svelarsi.

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Still, Seele lebens

Stefanie Golisch
Camillo Sbarbaro

 

Still, Seele lebens – und leidensmüd’
– schickst dich ins eine
wie ins andere –
Hör’ ich in mich hinein, kommt eine deiner Stimmen zu mir.
Nicht Trauer ob der elenden
Jugend, noch Zorn oder Aufbegehren
und nicht einmal Überdruss.

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Isole di luce

Hilde Domin

 

 

Hilde Domin nasce a Colonia il 27 luglio 1909, in una famiglia ebrea dell’alta borghesia. Dopo aver completato gli studi liceali, frequenta le università di Heidelberg e Bonn e infine di Berlino, cambiando il suo indirizzo di studi da giurisprudenza a economia politica, dopo di che sociologia ed infine filosofia.
Nel 1932, quando le idee nazionalsocialiste cominciano a diffondersi in Germania, si trasferisce in Italia insieme ad un compagno universitario, lo studente di archeologia Erwin Walter Palm, e continua gli studi sia a Roma che a Firenze, dove si laurea nel 1936. Nello stesso anno sposa Palm, ormai da lungo tempo divenuto il suo compagno. Continua a leggere Isole di luce

Non andare spegnendoti


Geh nicht als
Erlöschender.
Wir sind Brennendes,
Steigendes,
oder wir sind nicht gewesen.

(Hilde Domin)

Non andare
spegnendoti.
Siamo fiamme
che salgono
o non siamo stati.

(Hilde Domin/Tr. Stefanie Golisch)

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Gedichte (II) – Lorenzo Calogero nella traduzione di Stefanie Golisch

[STEFANIE GOLISCH]

Im Zeichen extremer Spannungen vollzieht sich das Leben des italienischen Dichters und Arztes Lorenzo Calogero ( 1910-1961). Als es ihm im März 1961 in einem dritten Versuch gelingt, seinem Leben ein Ende zu setzen, haben sich seine Kräfte längst erschöpft. Zu groß sind die körperlichen und seelischen Belastungen geworden, um ihnen länger stand zu halten. Calogero hat sich in seinem Lebenskampf, der um zwei große Themen, die Liebe und die Poesie, kreist, verausgabt und hat am Ende verloren.

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