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Il diritto di tradurre

Nei Paesi Bassi la Casa editrice Meulenhoff affida alla poetessa e scrittrice Marieke Lucas Rijneveld (che accetta entusiasta) la traduzione di The Hill We Climb di Amanda Gorman; alcune voci di dissenso, tra cui, particolarmente marcata, quella dell’attivista Janice Deul, contestano la scelta perché “il lavoro e la vita di Gorman sono profondamente segnati dalla sua esperienza e dalla sua identità di donna di colore”; affidare la traduzione dei suoi versi a Marieke Lucas Rijneveld (di pelle bianca) sarebbe “un’occasione sprecata” e, quindi, quella traduzione dovrebbe essere eseguita da una persona di colore. In conseguenza delle accese polemiche Rijneveld rinuncia alla traduzione.
In Francia il traduttore e poeta André Markowicz, in un intervento dell’11 marzo su Le Monde, sostiene che le argomentazioni addotte contro l’eventualità di una traduzione da parte di Rijneveld è «l’assoluto contrario della traduzione, che è, innanzitutto, condivisione ed empatia, accoglienza dell’altro, di quello che è diverso da sé: quello che chiamo “riconoscimento”. Continua a leggere Il diritto di tradurre

Tacere

Pierre Tal Coat, Se rejoignant (incisione, acquatinta, 1980).

Se taire.
Faire silence pendant des heures. Non pour se taire mais pour qu’il y ait à nouveau une rencontre de mots, un apaisement du langage, la présence d’au moins quelqu’un en l’absence de tous. Il n’y a souvent que peu à dire. Car même si l’on connaît la maison, on ne sait pas où est allé l’habitant.

Tacere.
Fare silenzio per ore. Non per tacere, ma affinché nuovamente accada un incontro di parole, una pacificazione del linguaggio, la presenza di almeno qualcuno in assenza di tutti. Spesso non c’è che poco da dire. Perché anche se si conosce la casa non si sa dove sia andato l’abitante (traduzione mia, A. D.)

Thierry Metz, L’homme qui penche, Éditions Unes, Nice 2017.