Archivi tag: traduzioni

3 (inediti) di > Manòlis Anagnostàkis


Traduzione e introduzione di
Crescenzio Sangiglio

Le poesie che seguono non risultano inserite in nessuna raccolta di Anagnostakis. E sono del tutto sconosciute, praticamente sono come inedite, essendo apparse una sola volta, rispettivamente negli anni 1945, 1946 e 1947, nella rivista anti-regime Ελεύθερα Γράμματα, “Lettere Libere” poi eliminata dalla circolazione e letteralmente scomparsa e inesistente. Sono state ultimamente ritrovate dallo studioso e ricercatore Vassos Vomvas che le ha affidate allo scrivente per la traduzione italiana.)


Continua a leggere 3 (inediti) di > Manòlis Anagnostàkis

Marotta tradotto da Polymou


να γράφεις είναι μια μοίρα που τρέφεται από τον ίσκιο των ωρών
το ερωτικό αγκάθι όποιου δεν αφήνει τίποτα πίσω του
για να ‘ναι στάχτη, στοιχείο του ανέμου
είναι χαραγμένο πάντα με γράμματα φωτιάς
μες στις ίριδες των σημαδιών που σέρνει – ένα υμνολόγιο
ταπεινό, μια σύνοψη βημάτων δίχως ίχνη
ξεχειλίζει συλλαβές αθωότητας και μνημούρια άμμου
από το σιωπηλό λαγήνι που ξεδιψά τα χείλη,
όταν νοσηρές λέξεις άριας αποσπώνται απʼ τα χέρια
συνθλίβονται στην αδιόρατη άβυσσο
μίας σελίδας

*

scrivere è un destino covato dall’ombra delle ore
la spina amorosa di chi non lascia niente alle sue spalle
perché essere cenere, sostanza di vento
è inciso da sempre a lettere di fuoco
nelle pupille dei segni che trascina – un canzoniere
infimo, un breviario di passi senza orma
tracima sillabe d’innocenza e memoriali di sabbia
dalla brocca silente che disseta il labbro,
quando parole malate d’aria si staccano dalle mani
precipitano nell’impercettibile abisso
di una pagina


leggi il resto su La macchina sognante

leggi anche un’intervista di
Evangelia Polymou a Francesco Marotta


HO GIÀ ABITATO QUESTA CASA

HO GIÀ ABITATO QUESTA CASA
di Antonio Devicienti

“Un passo dagli Anelli di Saturno di W. G. Sebald, una mia improbabile “traduzione” – e, in sovrappiù, in versi…”

Via Lepsius

Silence, Monastery Zigrafu, Athos 1986

 

Un passo dagli Anelli diSaturno di W. G. Sebald, una mia improbabile “traduzione” – e, in sovrappiù, in versi…

*

(da W. G. Sebald, DIE RINGE DES SATURN, pp. 218-220 dell’edizione Fischer Taschenbuch) 

View original post 522 altre parole

Little Sparta


Ian Hamilton Finlay
Little Sparta
ianhamiltonfinlay.com

traduzioni dall’inglese
Massimiliano Damaggio


Ian Hamilton Finlay (1925 – 2006), poeta, concretista, scrittore, artista visivo e giardiniere. Nel 1966 si trasferì nella fattoria di Stonypath, South Larnakshire, Scotland, e insieme alla moglie Sue iniziò a creare ciò che sarebbe diventato un giardino di fama mondiale, “Little Sparta”, dove giardinaggio, progettazione del verde, poesia e scultura s’intrecciano e danno vita a un’opera unica nel suo genere.


Continua a leggere Little Sparta

Arnaldo Antunes


inferno

qui l’ala non esce dal bozzolo, il blu
non esce dal buio, la terra
non semina, il seme
non esce dallo scroto, lo scolo
non scorre, non sgorga
la fonte, il ponte
riporta allo stesso lato, il gallo
tace, non canta la serena, l’uccello
non cinguetta, il loglio
divora il grano, il verbo avvelena
il mito, il vento
non muove il velo, il tempo
non passa, ritarda,
la pace annoia, fermo
il mare, senza maremoto,
come una foto, la vita
senza uscita, qui,
si spegne la luna, termina
e continua.

Continua a leggere Arnaldo Antunes

José Gomes Ferreira: Anche vivere sempre stanca


José Gomes Ferreira
Porto 9/6/1900 – Lisboa 8/2/1985

Traduzioni di Massimiliano Damaggio


Viver sempre também cansa!

O sol é sempre o mesmo e o céu azul
ora é azul, nitidamente azul,
ora é cinzento, negro, quase-verde…
Mas nunca tem a cor inesperada.

O mundo não se modifica.
As árvores dão flores,
folhas, frutos e pássaros
como máquinas verdes.

As paisagens também não se transformaram.
Não cai neve vermelha,
não há flores que voem,
a lua não tem olhos
e ninguém vai pintar olhos à lua.

Tudo é igual, mecânico exacto.

Ainda por cima os homens são os homens.
Soluçam, bebem, riem e digerem
sem imaginação.

E há bairros miseráveis sempre os mesmos,
discursos de Mussolini,
guerras, orgulhos em transe,
automóveis de corrida…

E obrigam-me a viver até à Morte!

Pois não era mais humano
morrer por um bocadinho,
de vez em quando,
e recomeçar depois,
achando tudo mais novo?

Ah! se eu pudesse suicidar-me por seis meses,
morrer em cima de um divã
com a cabeça sobre uma almofada,
confiante e sereno por saber
que tu velavas, meu amor do Norte.

Quando viessem perguntar por mim
havias de dizer com teu sorriso
onde arde um coração em melodia:
«Matou-se esta manhã.
Agora não o vou ressuscitar
por uma bagatela.»

E virias depois, suavemente,
velar por mim, subtil e cuidadosa,
pé ante pé, não fosses acordar
a Morte ainda menina no meu colo…

 

Anche vivere sempre stanca!

Il sole è sempre lo stesso e il cielo azzurro
ora è azzurro, nitidamente azzurro,
ora è cenere, nero, quasi verde…
Ma non è mai del colore inaspettato.

Il mondo non si modifica.
Gli alberi danno fiori,
foglie, frutti e uccelli
come macchine verdi.

Anche i paesaggi non si trasformano.
Non cade neve rossa,
non fiori che volino,
la luna non ha occhi
e nessuno disegna occhi alla luna.

Tutto è uguale, meccanico ed esatto.

Per giunta gli uomini sono gli uomini.
Singhiozzano, bevono ridono e digeriscono
senza immaginazione.

E ci sono quartieri miserabili sempre gli stessi,
discorsi di Mussolini,
guerre, orgogli a oltranza,
automobili di corsa…

E mi obbligano a vivere fino alla Morte!

Ma non era più umano
morire per un pochino,
di quando in quando,
e ricominciare poi
trovando tutto più nuovo?

Ah! Se potessi suicidarmi per sei mesi,
morire sopra un divano,
la testa sul cuscino,
fiducioso e sereno perché so
che tu, amore mio del nord, vegli su di me.

Se venissero a chiedere di me
diresti con il tuo sorriso
dove arde un cuore in melodia:
“S’è ucciso stamattina.
Adesso per una sciocchezza
non è che lo resuscito”.

E poi verresti, soavemente
a vegliarmi, sottile e premurosa,
in punta di piedi, per non svegliare
la Morte ancora bimba nel mio grembo.

José Gomes Ferreira. Gli uccelli quando muoiono cadono nel cielo.


José Gomes Ferreira
Porto 9/6/1900 – Lisboa 8/2/1985

Traduzioni di Massimiliano Damaggio


Entrei no café com um rio na algibeira
e pu-lo no chão,
a vê-lo correr
da imaginação...

A seguir, tirei do bolso do colete
nuvens e estrelas
e estendi um tapete
de flores
a concebê-las.

Depois, encostado à mesa,
tirei da boca um pássaro a cantar
e enfeitei com ele a Natureza
das árvores em torno
a cheirarem ao luar
que eu imagino.

E agora aqui estou a ouvir
A melodia sem contorno
Deste acaso de existir
– onde só procuro a Beleza
para me iludir
dum destino.


          Sono entrato nel caffè con un fiume nel borsello
          e l'ho messo a terra
          per vederlo correre
          di fantasia...

          Poi ho tirato fuori dalla tasca del gilet
          nubi e stelle
          e ho steso un tappeto
          di fiori
          per concepirle.

          Dopo, appoggiato al tavolino
          ho estratto dalla bocca un uccello che cantava
          e con lui ci ho adornato la Natura
          degli alberi intorno
          per farli profumare del chiardiluna
          che m'immagino.

          E ora sto qui ad ascoltare
          la melodia senza rilievo
          di questo esistere per caso
          - dove solo cerco la Bellezza
          per illudermi
          di un destino.
Continua a leggere José Gomes Ferreira. Gli uccelli quando muoiono cadono nel cielo.

Rauco in noi un linguaggio


Jean-Charles Vegliante
Rauco in noi un linguaggio

Interno Poesia, 2021

Traduzione e cura di
Mia Lecomte


Papiers entassés là, stratifications
de mots dans les tranches d’ombre, repentirs
d’où émerge parfois une source vive
un temps couverte, oubliée, qui tout à coup
émeut la poussière du bureau où l’on
relit sans reconnaître mais leur emprise
était une demeure depuis toujours.
Vous prenez alors un cahier neuf ligné
ou à carreaux, laissant par timidité
la première page blanche et recopiant
comme autrefois “au propre” les quelques bouts
de quelque chose qui deviendra peut-être
si l’on peut dire ça – un poème – ou bien
vont rester là perdus, bientôt orphelins.

. . .

Cumuli di carte là, stratificazioni
di parole nei tagli d’ombra, pentimenti
da cui a volte emerge una fonte viva
un tempo coperta, dimenticata, che a un tratto
commuove la polvere dello scrittoio dove si
rilegge senza riconoscere ma la loro tenuta
era dimora da sempre.
Prendi allora un quaderno nuovo a righe
o a quadretti, lasciando per pudore
bianca la prima pagina e ricopiando
come un tempo “in bella” alcuni estremi
di qualcosa che diventerà forse
se si può dire – una poesia – oppure
resteranno là perduti, presto orfani.

Continua a leggere Rauco in noi un linguaggio

Même étant arrivés nous sommes toujours loin

Dire tutto alle case
Interno poesia, 2021
Traduzione e cura di Mia Lecomte


Nel giugno scorso è uscito, edito da Interno Poesia, “Dire tutto alle case”, raccolta antologica dell’alto mestiere poetico di Thierry Metz. Traduzione e cura di Mia Lecomte, di cui qui pubblico la bella prefazione al volume e le traduzioni di 11 poesie di Metz.


In 76 clochards célestes ou presque (1) Thomas Vinau assembla una galleria di mini-ritratti di scrittori, poeti, artisti, musicisti décalés – Charles Bukowski, Billy Holiday, Blaise Cendrars, Albert Cossery, Nicolas Bouvier, Francis Bacon… – esistenze “estranee” e marginali, spesso di malattia e sofferenza, dotati del potere taumaturgico di guarire il mondo con i loro distillati di bellezza. Avventurieri “del minuscolo” (2), “feriti fedeli alle proprie ferite” (3), “inconsolati che consolano” (4) della cui famiglia fa parte anche Thierry Metz: “La sofferenza ha escluso Thierry Metz dalla vita. Non era uno debole. Prima di tutto era poeta. No, manovale. No, poeta. No, manovale. Prima di tutto era poeta e manovale. Scriveva con il piccone. Una volta evaporato il sudore, l’inchiostro diceva la pietra. E la mano. E il respiro. L’inchiostro diceva il niente. La bottiglia e la fatica. Il tempo che scava i lombi. Il collega. Il capo. Il muro. In altre parole, l’inchiostro diceva il tutto. Tutto di una vita piena. Il suo piccolo cielo. L’acqua e il cemento. Ad altezza d’uomo. E poi la tragedia ha fatto il suo lavoro. Una tragedia famigliare, come si suole dire. La peggiore”. (5)

Continua a leggere Même étant arrivés nous sommes toujours loin

Haroldiana 00. Breve intro.

Haroldiana
Puntate: 00 / 01 / 02 / 03


L’educazione dei cinque sensi
Metauro Edizioni, 2005


Era da molto tempo che volevo tradurre alcune poesie di Haroldo de Campos (San Paolo 1929-2003). E così, per curiosità, sono andato a sbirciare nel web italiano per vedere se qualcuno se ne fosse occupato. Ho trovato qualcosa nell’archivio di Maurizio Spatola, il fratello di Adriano. Nessuna sorpresa che gli Spatola si siano occupati dei Campos, visto che sono stati fra gli “importatori” della poesia concreta in Italia e, soprattutto, fra i loro migliori “facitori”.

Grande sorpresa invece scoprire che nel 2005, a due anni dalla morte di Haroldo, uscì per la Metauro Edizioni di Pesaro un’antologia delle poesie del brasiliano: L’educazione dei cinque sensi, curata e fortemente voluta da Lello Voce, con le traduzioni di Daniela Ferioli, nome che, per chi si occupa di Brasile, è di riferimento. E infine, libro voluto da Massimo Rizzante, che dirige la biblioteca di poesia della Metauro, e il cui proponimento (leggo dal sito) è presentare “al lettore importanti poeti del XX secolo di cui non esiste ancora, nel mercato editoriale italiano, una raccolta significativa e tende a scoprire opere e valori estetici del XX secolo in grado di mettere in discussione le prospettive poetiche italiane in materia di creazione e interpretazione”. Buon lavoro. In Italia ne mancano moltissimi all’appello.

Continua a leggere Haroldiana 00. Breve intro.

Carlo Bordini, Σκόνη

questa traduzione di Polvere fu da me pubblicata nel 2012 sul blog greco Poiein. è l’unica cosa di Carlo in lingua greca. contiene degli errori. avrei dovuto rivederla. Carlo era un maniaco perfezionista delle virgole. (il suo essere a volte “imperfetto” e “sconnesso”, come diceva, in fondo era voluto.) ho deciso di non farlo perché quell’attimo imperfetto, che è l’unica cosa che rende vivibile l’esistenza, rimanga, perduri. come atto d’amore, appunto imperfetto. ma, almeno, tentato


Quaderni di traduzioni LXIX

Carlo Bordini
Massimiliano Damaggio
Σκόνη / Polvere