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Yves Lecomte, La vita delle formiche cantata dalle cicale

Traduzione italiana a cura dell’autore


EXECUTION

L’homme était debout devant lui-même
et son corps se tendait vers les fusils pointés,
dans un dernier élan pour protéger son âme.

ESECUZIONE

L’uomo restava in piedi innanzi a se stesso
il corpo proteso verso i fucili puntati
nello slancio estremo di proteggersi l’anima.

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Oksana Stomina, Ma non ditelo a nessuno

Sette poesie dell’autrice ucraina tradotte da Valeria Tsekhmaystrenko e Guido Cupani. Mi scrive Guido a proposito della traduzione:
Valeria ha tradotto letteralmente i testi e mi ha dato indicazioni sulla metrica e sulle rime; io ho adattato queste informazioni in versi italiani, cercando di riprodurre assieme contenuto e forma. Le rime sono per lo più alternate o baciate, e spesso imperfette (così anche in italiano). Il verso ha in genere cinque accenti, con piedi di lunghezza variabile; in italiano ho usato pentametro ed esametro (con una certa libertà) e in un caso (Reportage) un settenario doppio, che mi sembra adatto all’argomento “infantile” del testo.


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Water melody 6 / Bevendo il vino 16-20

Queste ultime cinque poesie concludono il ciclo di “Bevendo il vino” del poeta Tao Yuanming. Occasione quindi per raccogliere tutti i testi tradotti da Antonio Cosimo De Biasio e pubblicarli nel “Quaderno di traduzione LXXVIII” che uscirà domani. Grazie 白松 per questi regali bellissimi. Per la poesia di questi maestri.

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Moulinath Goswami. Cimiteri/Cemeteries

Traduzione dall’inglese e fotografia di Mia Lecomte


1 – Stagione d’autunno

Cupe costole di bianco
nascondono la malinconia
sotto le lacrime sfiorite degli alberi –
lacrime che sussurrano ballate d’autunno alle lame d’erba.

Decenni di noia, un secolo di sonno…

La scala
resa sorda da torrenti d’echeggiante silenzio
invecchia di notte in giorno
sotto il peso dei passi che tornano gravi
nel dolore a visitare la memoria

Gli alberi gemono
i rami divelti cantano al vento

È verde, un verde sereno
così verde e freddo… un arido Shyok

Come le assi fragili di un ponte
senza tempo le scale del destino
conducono il presente al passato che non muore

Cupe costole di bianco
contano i passi, la caduta delle foglie, la caduta…

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Trattative (∆ιαπραγματευσεις): Spyros L. Vrettos e la memoria del suono

Ringraziamo di cuore Chiara Catapano per questo contributo che ha voluto donare alla Dimora. E’ uno scritto di altissima qualità; per la scrittura in sé, per l’autore di cui tratta e per le traduzioni. Poter pubblicare cose di questo livello, colme di tanta “semplice” partecipazione per questa cosa che chiamiamo poesia, è un’emozione.

Il libro “Trattative / Διαπραγματεύσεις“, di Spyros Vrettòs, tradotto e curato da Chiara Catapano, pubblicato da Puntoacapo, ha da poco ricevuto il “premio della critica” al premio San Domenichino.

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Yorgos Seferis, Tordo

Con una parola singolarmente espressiva e scritta in lettere maiuscole, ΨΥΧΑΜΟΙΒΟΣ, che si riferisce alla guerra e la sua schiascciante prevalenza, finisce la seconda parte del “Tordo”, un complesso di quattro strofe da otto versi ciascuna, in forma di canzone (non è forse il grammofono che riempie il luogo di insulsi rumori/musica/parole?), dove Odisseo schematizza la storia del suo lungo viaggio, interminabile storia di perdite e di consunzioni (compagni, navi, la propria casa, la propria anima, il proprio corpo, la propria vita), fasi successive di una eterna tragedia che si conclude con la gelida, orribile frase “…in modo schiacciante sovrasta. La guerra…”, mentre la radio annuncia febbrile: “con virulenza gli eventi si evolvono” e “non rimane più tempo”.


La radio

– “Vele nell’alito del vento
la mente null’altro della giornata ha trattenuto.
Profumo di pino e silenzio
facilmente allevieranno la ferita
che hanno provocato il marinaio
la cutrettola il ghiozzo e il pigliamosche.
Donna che rimanesti insensibile
ascolta la sepoltura dei venti.

Il barile d’oro s’è svuotato
il sole s’è fatto straccio
intorno al collo di una donna di mezz’età
che tossisce e non la smette più:
l’estate che trascorre la rattrista
con i gioielli d’oro sugli omeri e sul pube.
Donna che smarristi la luce,
ascolta, il cieco sta cantando.

S’è fatto buio: chiudi le finestre:
con le canne di ieri appresta pifferi,
e non aprire per quanto possano bussare:
gridano ma non hanno nulla da dire.
Prendi con te ciclamini, aghi di pino,
gigli dalla sabbia e anemoni dal mare:
donna che smarristi la ragione,
senti, sta passando il mortorio dell’acqua…

– Atene. Rapidamente si evolvono
gli eventi che l’opinione pubblica
ha accolto terrorizzata. Il signor ministro
ha dichiarato: Non c’è più tempo…
…prendi con te ciclamini, aghi di pino…
gigli dalla sabbia… aghi di pino…
donna…
– … è tremendamente soverchiante.
La guerra…”

CAMBIATORE DI ANIME.


Yorgos Seferis, “Tordo”
una nuova traduzione e un saggio di Crescenzio Sangiglio

di prossima pubblicazione in
Quaderni di traduzioni LXXVII


Copertina: Piero Pizzi Cannella, Cattedrale

Hjalmar Flax, IL ricordo del sogno

Traduzione di Emilio Coco


Un cierto despertar

Esta mañana de metales mórbidos
la brisa duerme. El humo de las fábricas
inserta el horizonte
de inmensas rosas malvas deshojadas.

Pero mi corazón está tranquilo.
La noche le rindió sus apagadas
distancias, sus luceros
iluminaron besos y miradas.

Se levantan los ruidos. Resplandece
el sol de la ciudad.
La brisa duerme aún y malvas rosas
adornan las montañas.

No alzaré las cortinas. Ella duerme
y el recuerdo del sueño dura en mí.

Un certo risveglio

Questa mattina di metalli morbidi
la brezza dorme. Il fumo delle fabbriche
intreccia l’orizzonte
con immense rose malva sfogliate.

Ma il mio cuore è tranquillo.
La notte gli ha consegnato le sue spente
distanze, le sue stelle
hanno illuminato baci e sguardi.

Si alzano i rumori. Risplende
il sole della città.
La brezza dorme ancora e rose malva
ornano le montagne.

Non alzerò le tende. Lei dorme
e il ricordo del sogno dura in me.

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Menotti del Picchia


Il volo

Goditi l’euforia del volo dell’angelo perduto in te.
Non chiedere se le nostre strade, tempo e vento,
cadono nell’abisso.
Che cosa sai tu della fine?
Se temi che il tuo mistero sia una notte,
affollala di stelle.
Conserva l’illusione che il tuo volo ti levi
sempre più in alto.
Nello stordimento dell’ascensione
se senti che domani sarai muto,
svuota come un uccello le canzoni che hai in gola.
Canta. Canta per preservare l’illusione di festa e di vittoria.

Chissà le canzoni faranno addormentare le bestie
che aspettano di divorare l’uccello.
Fin da quando sei nato non sei altro che un volo nel tempo.
Verso il cielo?
Che importa la rotta.
Vola e canta finché reggono le ali.

*

O voo

Goza a euforia do vôo do anjo perdido em ti.
Não indagues se nossas estradas, tempo e vento,
desabam no abismo.
Que sabes tu do fim?
Se temes que teu mistério seja uma noite, enche-o
de estrelas.
Conserva a ilusão de que teu vôo te leva sempre
para o mais alto.
No deslumbramento da ascensão
se pressentires que amanhã estarás mudo
esgota, como um pássaro, as canções que tens na garganta.
Canta. Canta para conservar a ilusão de festa e de vitória.

Talvez as canções adormeçam as feras
que esperam devorar o pássaro.
Desde que nasceste não és mais que um vôo no tempo.
Rumo do céu?
Que importa a rota.
Voa e canta enquanto resistirem as asas.


Menotti del Picchia (1892-1988)
tradotto da Emilio Capaccio

di prossima pubblicazione in
Quaderni di Traduzioni LXXVI

Copertina: Menotti del Picchia, Grattacieli, 1924

3 di > Christos Toumanìdis

poeti greci contemporanei tradotti da Massimiliano Damaggio


Reclusione

Di nuovo lunedì – e la porta del pomeriggio
di nuovo chiusa.
E quando vedere gli alberi, s’allontanano
sempre più. Sempre più vuoto il cortile.
Il canto nella gabbia, una ferita.

La domenica non basta!

La sedia accanto alla finestra.
La strada inizia e finisce nella stanza.
Calano ancora le ore.
L’eco oltre il cancello, le grida dello stadio
– un altro modo che hanno di piangere i ragazzi
per un attimo.

Fa notte presto la domenica!

Quando viene il lunedì
                              ti fai ancora più sottile.
Una lama nuda il giorno. E la paura –
non parlare non protestare.
Ti vedono dovunque.

E non un solo istante
                              che le mani facciano pace.

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Viaggio andata e ritorno nell’arcipelago della Poesia Greca

testo e traduzioni di Chiara Catapano
intervento presentato a Marina di Pisa nel luglio 2021


Per questo breve ma affascinante viaggio alla scoperta della poesia greca contemporanea, ho optato per un approccio diverso: poiché per l’uomo greco poesia e musica sono realtà complementari, mi sono detta che forse era questo il modo più bello per traghettare qui stasera un pezzetto di questo mondo, così — ahimè — ancora sconosciuto. La musica, nella tradizione poetica greca, è assai più di un accompagnamento alla lettura, è invece la sostanza ritmica dell’immagine che trova nel poeta il suo traduttore nel linguaggio magico della parola.

Perché in questo arcipelago di versi, in profondità le acque della poesia e della musica si mescolano, creando letteralmente la navigazione, “donandoci il viaggio” per parafrasare Kavafis e la sua poesia più conosciuta, Itaca.

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3 di > Katerina Agyioti

3 (poesie) di Katerina Agyioti tradotte da Massimiliano Damaggio


Noi quaranta-cinquantenni giochicchiamo

Noi quaranta-cinquantenni giochicchiamo
aspiranti amanti
sotto il sole spietato, brutti
le bollette non pagate, mezzo antidepressivo al giorno e un piede nel divorzio
coi padri che si cagano nel pigiama
facendo dalla sala alla cucina
coi figli irriconoscibili fra i cubicles
della comunità spaziale di Shanghai.
Rughe, rughe e pori aperti
dente giallo rossetto rosso
anni fa abbiamo studiato qualcosa d’importante
dacci un amore ancora, puttana d’una vita, vedi che magari si attiva il filtro beauty
adesso che ne abbiamo bisogno.

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3 di > Marios Markìdis

3 poesie di Marios Markìdis tradotte da Massimiliano Damaggio


Vecchie isole

A un certo punto si stancò anche dei palazzi
e delle fragranze di Calipso
Le sere s’inventava un mal di denti per sottrarsi
alle sue carezze
Non voleva più viaggiare
non aveva altri anni da dedicare al mare
ma l’alba lo trovò che faceva le valige

per qualche scoglio assetato
per un cane stecchito che trema e la sua ombra
per posti da quattro soldi giù al molo dove si sfondano ogni sera
i pretendenti

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3 di > Yiannis Stìgas

3 (poesie) di Yiannis Stìgas tradotte da Massimiliano Damaggio


Riccio di mare

Un’esperienza universale.

Se anche il dolore che procura
non è insopportabile
          merita
tutto il tuo rispetto.
È la più trivellata forma di violenza
– e non intendo l’autodifesa –
intendo
una dolcezza attaccabrighe.

A chi, malevolo, sostiene che
il riccio è il tentativo della natura
di riprodurre le mine di profondità
rispondiamo
     – si dà il caso che sia
il loro perpetuo
          successore.

E un’altra cosa:
Fai male a sottovalutarlo
perché si apre facilmente
          con un coltello.
Anche tu ti apri con un coltello
          – molto facilmente.

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3 (inediti) di > Manòlis Anagnostàkis


Traduzione e introduzione di
Crescenzio Sangiglio

Le poesie che seguono non risultano inserite in nessuna raccolta di Anagnostakis. E sono del tutto sconosciute, praticamente sono come inedite, essendo apparse una sola volta, rispettivamente negli anni 1945, 1946 e 1947, nella rivista anti-regime Ελεύθερα Γράμματα, “Lettere Libere” poi eliminata dalla circolazione e letteralmente scomparsa e inesistente. Sono state ultimamente ritrovate dallo studioso e ricercatore Vassos Vomvas che le ha affidate allo scrivente per la traduzione italiana.)


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