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Il pezzullo di db (X) – Ricordando M.

michele-ranchetti[MICHELE RANCHETTI]

“Permane
solo un’offerta quale
allora si poneva
già prima del carattere
sacrificale del vivere. Ora
è assunto dal tempo e in esso viene
riconoscendosi nel fine ogni cosa
e nell’ordine.”

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Non potrà accadermi la morte – Poesie di Michele RANCHETTI

Non da ieri il nome di Michele Ranchetti si inscrive nel ristretto novero dei protagonisti della nostra poesia: in ciò confortato, come sappiamo, da un’autorità di pensatore e di studioso di raro peso: che fa tutt’uno con la sua opera creativa e ne suggella la forte, inconfondibile impronta. Erede elettivo di quella grande tradizione mistica (che ebbe, da noi, in Clemente Rebora il suo estremo grande testimone), egli ci consegna oggi in questo spoglio e impietoso Verbale il rendiconto di una nuova tappa verso quella sua laica noche oscura dove principio e fine (agostinianamente) s’incontrano e si confondono, in un reciproco scambio di ruoli e di identità e a dispetto di ogni tentazione consolatoria. Da uomo che “ha letto tutti i libri”, eppure già nell’aldilà di ogni oltranza dell’esserci, Ranchetti esorcizza nel suo impietoso dettato ogni atteggiamento retorico (l’invocarla come il temerla) verso quella nostra finale e fatale mèta che un grande etnologo come Ernesto De Martino definiva “crisi della presenza”. E del resto: “Io come il ragno tesse / la sua tela traendola / da sé da sé ed essa / è per lui nido territorio e arma / e per altri morte / così ciò che da me / proviene è solo / altra forma del corpo / e della mente nella crescita / del puro delirio”.
Giovanni Giudici

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