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Post-Kult, 1

Londra, settembre 1940, Biblioteca di Holland Park

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Before the flood, 2

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Wallace Stevens

      L’uomo di neve

      Bisogna avere una mente d’inverno
      per osservare il gelo e i rami
      dei pini incrostati di neve;

      e avere patito tanto freddo
      per guardare i ginepri ricoperti di ghiaccio,
      gli abeti ruvidi nel distante riflesso

      del sole di gennaio; e non pensare
      alla miseria che risuona nel vento,
      tra le rade foglie,

      il medesimo suono della terra
      attraversata dal medesimo vento
      che soffia nello stesso spazio spoglio

      per chi in ascolto, ascolta nella neve,
      e lui stesso un nulla, guarda
      il Nulla che non c’è e il nulla che c’è.

(Traduzione di Nadia Fusini)

(continua a leggere qui)

Mattino domenicale

Wallace Stevens

Do not speak to us
of the greatness of poetry,
Of the torches wisping
in the underground

Non dirci che sublime è la poesia,
Né che danzano fiaccole sotterra,

Né che posano volte sopra un raggio.
Ombre nel nostro sole non esistono,

Il giorno è desiderio, e notte è sonno.
Non esistono ombre in alcun luogo.

Il critico più severo ed ostile di Wallace Stevens, Yvor Winters, che ha espresso un’opinione quasi totalmente sfavorevole dell’opera di quell’autore (con la parziale eccezione di Harmonium), è stato pur costretto a riconoscere in lui “il massimo poeta della sua generazione”, ed a vedere in Mattino Domenicale “la più bella poesia americana del secolo XX”. Noi ci fermiamo a tali giudizi, e limiteremo questa nostra presentazione a qualche osservazione generica ed a qualche accenno marginale. Continua a leggere Mattino domenicale

Lebensweisheitspielerei

Wallace Stevens

Lebensweisheitspielerei

(Traduzione e nota di
Gianluca D’Andrea)

Segue la traduzione di “The Snow Man”: in qualche modo conclude la temperie della percezione del vuoto di realtà e dell’identificazione inglobante tra io e mondo presente in quel testo (e nella raccolta Harmonium in generale) e ri-apre alla distinzione che crea relazione in una fase esistenziale (The Rock è la raccolta senile) che pare aggrapparsi agli estremi bagliori del contatto.
Per le motivazioni del traduttore non c’è molto da aggiungere a quanto espresso nel cappello introduttivo di “The Snow Man” al quale rimando (Quaderno di traduzioniPoesia, in Testo a fronte, N° 41 – II semestre 2009, pp. 172, 173); semmai, in accordo ulteriore con le scelte stilistiche di Stevens, mi preme precisare che la pregnanza retorica degli esordi è sostituita da un dettato più asciutto e discorsivo seguendo il quale mi sono orientato.

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Wallace STEVENS nella lettura di Nadia FUSINI (II)

L’alfabeto che uccide – Wallace Stevens

(La prima parte della Nota di traduzione di Nadia Fusini si può leggere qui)

[…]

    Esattamente al culmine di questa volontà annichilente il linguaggio e l’immaginazione, Stevens trionfa della poesia nella poesia, e scrive «la profonda poesia» di chi, povero all’estremo, fissa, con il poco che ha, «l’icona» che è «l’uomo».
    Abbandonata ogni altra idea di poesia «ierofante», Stevens procede piuttosto verso un linguaggio che muove per apofasi: e si fa sommamente «astratto», nel senso particolare che Stevens dà a questa parola: nel senso cioè in cui ogni apofasi è astratta, perché lì il dire è insidiato (e misurato) da una sottrazione (apo, ab). La parola umana per Stevens è segnata in radice da quella preposizione sottrattiva: che toglie la base su cui il discorso umano potrebbe (vorrebbe) trovar fondamento. Continua a leggere Wallace STEVENS nella lettura di Nadia FUSINI (II)

Wallace STEVENS nella lettura di Nadia FUSINI (I)

wallace-stevens.jpg

L’alfabeto che uccide – Wallace Stevens

Nota di traduzione

    Scegliere delle poesie dal vasto corpus di un poeta «grande» come Stevens non può che giustificarsi come l’insano gesto di una folle passione. La passione si ferma, sappiamo, su dei «tratti»: niente di più fazioso, e cieco, di uno sguardo d’amore e di passione che in un tratto, in quel tratto, ritrova la totalità dell’essere amato – nel mentre che ne celebra forse il tradimento supremo. Continua a leggere Wallace STEVENS nella lettura di Nadia FUSINI (I)

Wallace STEVENS tradotto da Nadia FUSINI

A primitive like an orb
(Un primitivo come un globo)

I

The essential poem at the centre of things,
The arias that spiritual fiddling make,
Have gorged the cast-iron of our lives with good
And the cast-iron of our works. But it is, dear sirs,
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